Gli asset russi che l'Ue vuole immolare sulla pila funeraria ucraina
Tempo di lettura: 4 minuti“La grande farsa dell’Europa tardo-imperiale è che ogni volta che Bruxelles inciampa in un altro errore storico di sua stessa creazione cerca immediatamente una mano straniera a cui dare la colpa”. Così, la riluttanza del Belgio a usare gli asset russi congelati nella società Euroclear all’inizio della guerra ucraina per aiutare Kiev è stata ricondotta a un’indebita influenza russa e i leader belgi accusati di essere, al solito, risorse di Mosca. Lo ha fatto Politico, come annota Gerry Nolan sul Ron Paul Institute, che critica il relativo articolo e commenta: “In realtà, l’unica risorsa di cui la Russia aveva bisogno era l’arroganza della stessa UE”.
Infatti, continua Nolan il “Belgio ha semplicemente fatto l’impensabile: ha detto la verità […] L’UE sta cercando di orchestrare il più grande furto di beni di un Paese sovrano della storia moderna, un’incursione diretta alle riserve della Banca centrale russa”. E, a fronte del pressing Ue, il “Belgio ha posto l’unica domanda sensata rimasta in Europa: ‘Siete tutti completamente fuori di testa?'”.
Così il primo ministro belga Bart De Wever è dipinto come “eccentrico, impulsivo e instabile, le stesse etichette utilizzate solitamente quando qualcuno si rifiuta di inchinarsi al pilota automatico imperiale. Ma il vero scandalo è che Bruxelles si aspettava che firmasse la messa in crisi dell’ordine finanziario del dopoguerra per un’altra foto con Zelensky”.
“I politici possono nascondersi dietro spettacolari cene di vertice a base di scampi, ma la realtà giuridica è brutale: saccheggiare la banca centrale di un’altra nazione non è una banale ritorsione politica. È una dichiarazione di guerra finanziaria al mondo intero. Annullerebbe l’immunità nazionale, distruggerebbe la neutralità delle riserve e segnalerebbe immediatamente al Sud del mondo che i loro asset nelle banche dell’UE sono ostaggio degli spasmi emotivi dell’Unione”.
“Un atto, un tratto di penna sconsiderato, e l’euro crolla come valuta sicura, i capitali fuggono in Asia e l’Occidente perde l’ultimo pilastro funzionale del suo potere. Il Belgio ha visto il baratro, Bruxelles lo ha valutato come un (perverso) atto di fede morale”.
Tale furto, peraltro, innescherebbe le ritorsioni di Mosca, che sono “note, legittime e devastanti: nazionalizzazione degli asset aziendali occidentali, sequestro delle infrastrutture industriali, liquidazione dei titoli obbligazionari e smantellamento delle finanze occidentali in Russia”. Ritorsioni per un valore che “rivaleggia” con gli asset in questione.
E però, “la vera minaccia non è la risposta della Russia, ma il crollo irreversibile della fiducia sui depositi occidentali. Una volta che l’UE avrà rubato le riserve di una banca centrale, nessuna nazione con un minimo di autostima potrà mai più depositare le proprie ricchezza in Europa. Il furto delle riserve russe non sarebbe ricordato come un atto isolato, ma come il giorno in cui l’Occidente ha dimostrato di non essere affidabile”.
“[…] Il Belgio non sta proteggendo la Russia, sta cercando di proteggere proprio il sistema che l’UE pretende di difendere”. E De Wever non è affatto il pazzo che ha rovinato “il grandioso piano dell’UE di gettare altri 140 miliardi di euro sulla pira funeraria ucraina”. In realtà, è tutto “più semplice: il Belgio si è rifiutato di ipotecare il proprio futuro perché l’Europa potesse continuare a mascherarsi da superpotenza geopolitica completamente distaccata dalla realtà. L’élite dell’UE voleva giocare all’impero con il rischio altrui. Il Belgio si è rifiutato di farsi garante della loro illusione”.
Quindi, Nolan fotografa l’iperattivismo dell’Unione europea sugli asset russi e le diatribe interne al riguardo con un commento icastico: questa non è un’unione, ma “un patto suicida collettivo”.
Tutto ciò avviene mentre la Russia, e il mondo intero, osserva questo spettacolo desolante: “Guarda mentre l’Europa distrugge la propria sicurezza energetica, la propria base industriale, la propria autonomia strategica, la propria credibilità diplomatica, la propria reputazione finanziaria e infine – con la proposta di rubare gli asset – le fondamenta giuridiche stesse del sistema economico occidentale. Se Mosca appare calma, è perché non ha bisogno di agire. L’Europa si sta autodistruggendo a un ritmo che la Russia non avrebbe mai potuto immaginare”.
“Il ‘no’ del Belgio non è un tradimento. È l’ultimo barlume di razionalità che balugina in Europa. L’isteria e la psicosi dell’UE, non la Russia, hanno creato la crisi. L’Europa sta cercando di violare il diritto internazionale, sabotare le proprie istituzioni finanziarie e incendiare ciò che resta del passato ordine postbellico per salvare l’illusione di una guerra già persa. Il Belgio si è semplicemente rifiutato di unirsi a questo suicidio rituale”.
L’Europa “ha manipolato se stessa, è diventata preda dell’isteria, si è consegnata al decadimento, al nichilismo giuridico, alla rovina economica. Il Belgio non ha prodotto un vantaggio alla Russia. Ha negato all’UE l’atto finale di autodistruzione… per ora”.
Anche l’idea che l’Europa possa riprendersi “semplicemente costringendo il Belgio a umiliarsi” è folle: la storia, infatti, “non sarà clemente con questo momento. Quando gli storici del futuro studieranno il crollo dell’impero finanziario occidentale, questo tentativo di sequestro dei beni russi e il solitario rifiuto del Belgio saranno ricordati come il momento in cui è caduto il velo, rivelando un’Europa che non riusciva più a distinguere tra falsi atteggiamenti morali e follia strategica”.
“Il Belgio non ha rotto con l’Europa, ha rotto con le illusioni dell’Europa. L’UE si è convinta che abbattere gli ultimi pilastri dell’ordine postbellico fosse un atto di coraggio. Il Belgio lo ha visto per quello che era, un rito funebre mascherato da moralità. E quando quest’era finirà, quando i capitali si sposteranno verso Est, quando la fiducia svanirà, quando l’euro crollerà sotto il peso della sua cieca arroganza, gli storici ripenseranno a questo momento. Non si chiederanno perché il Belgio abbia detto no. Si chiederanno perché l’Europa ha detto sì”.


