23 Ottobre 2025

Gli Usa premono su Netanyahu perché rispetti la tregua

di Davide Malacaria
Gli Usa premono su Netanyahu perché rispetti la tregua
Tempo di lettura: 4 minuti

Dopo la visita degli inviati per il Medio oriente Witkoff e Kushner e quella del vicepresidente Usa Vance, e solo mezz’ora dopo la partenza di questi, in Israele è atterrato il Capo del Dipartimento di Stato Marco Rubio, mentre il Centcom ha installato una base operativa in Israele per vigilare sul cessate il fuoco, come ha spiegato Vance, e creare una forza di stabilizzazione internazionale che dovrebbe presidiare Gaza.

Un vero e proprio pressing da parte dell’amministrazione Usa (Yedioth aeronoth), che nasce dalla consapevolezza che Israele sta cercando di far collassare la tregua, come dimostra anche l’approvazione alla Knesset di un disegno di legge per annettere la Cisgiordania, avvenuta mentre Vance era in loco.

'Frantic': US ramps up pressure on Gaza ceasefire deal amid Israeli frustration

A decidere l’approvazione della norma, che dovrà essere approvata altre due volte per diventare effettiva, il voto di un esponente del Likud, Yuli Eldstein, che Netanyahu ha subito rimosso da tutte le cariche per aver disobbedito all’ordine di scuderia di votare no.

Mossa obbligata da parte del premier perché, al di là del mostruoso destino al quale tale legge condannerebbe i palestinesi, è anche uno schiaffo in faccia a Trump che ha dichiarato la sua contrarietà all’annessione, e crea attriti, pericolosi per la tenuta della tregua, tra l’amministrazione Usa, che continuerà a sostenere l’alleato, e i Paesi arabi che devono (obtorto collo) tenere il punto sull’idea, a oggi tale, dello Stato palestinese.

In realtà, la rimozione del dissidente del Likud appare un’excusatio non petita di un’operazione che ha visto Eldstein inviato in missione suicida per conto del premier israeliano, che ha voluto dimostrare cosa volesse intendere quando, commentando le analisi sul suo asserito commissariamento da parte dell’alleato, ha dichiarato che Israele non è un “protettorato” Usa.

Vance and Netanyahu Deny That Israel Is a ‘Protectorate State’ of the US

E che Netanyahu sia intenzionato a far saltare la tregua lo dice, oltre al fatto di preservare al governo le forze di ultradestra che vi si oppongono e le manovre per sabotarla – restrizioni all’ingresso degli aiuti, uccisioni di palestinesi, denunce su asserite violazioni da parte di Hamas e altro – anche un altro indizio, in sé secondario, ma significativo: il licenziamento del Consigliere per la Sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi, che con altri alti dirigenti israeliani ha spinto per il cessate il fuoco.

A margine, si può notare che la legge sull’annessione della Cisgiordania, nella quale dall’inizio della guerra hanno imperversato i coloni spalleggiati dall’IDF (1001 gli uccisi e, secondo un report dello scorso agosto, 18mila gli arresti), è stata votata anche dai partiti di opposizione di Benny Gantz e Yair Lapid… la prospettiva della Grande Israele non appartiene solo alle perversioni messianiche.

Resta da capire se le opposizioni che si sono battute per la tregua manterranno tale posizione o se la liberazione degli ostaggi, tema centrale del loro sostegno all’intesa, cambierà tutto.

Il cessate il fuoco resta fragile al di là dell’ottimismo ostentato da Vance, che nella sua visita ha vanificato in via provvisoriamente definitiva due pretesti sui quali il premier stava facendo leva per riprendere le ostilità.

Ha chiarito, infatti, che per la restituzione dei corpi degli ostaggi defunti ci vorrà tempo e che forse non tutti potranno essere recuperati; inoltre, che il disarmo di Hamas, benché in agenda, ha una tempistica “flessibile”, superando così la trappola degli ultimatum.

In attesa e nella speranza che la tregua venga stabilizzata (cruciali queste prime settimane, ha detto Vance), è ovvio che il cosiddetto piano di pace non offre una prospettiva umana per i palestinesi.

Si delinea, infatti, un protettorato arabo-americano che li farà servi dei nuovi padroni e in balia dell’IDF, come dimostra la tregua in Libano violata continuamente dalle bombe israeliane; né li preserva dalle bande armate (leggi Isis) sostenute da Tel Aviv, che imperversano nella Striscia.

La pressione per far valere i diritti dei palestinesi, tra cui la necessità di un loro Stato, tema diventato mainstream per quanto si è consumato a Gaza, come annota Ramzy Baroud (Antiwar), si è fatta sentire, ma dopo la tregua potrebbe scemare o essere soffocata dalla propaganda di Tel Aviv, che ha messo suoi uomini un po’ dappertutto.

Grazie a questi, infatti, le Big Tech collaborano da tempo con Israele censurando le voci pro-Palestina. Collaborazione che aveva un’eccezione in Tik Tok, che però di recente è stata acquisita da Larry Ellison, il “più importante donatore privato dell’IDF” (Responsible Statecraft); eccezione condivisa con X, “l’amico” col quale Netanyahu ha detto di voler parlare in una riunione dell’Esther project, teso a creare una rete di influencer filo-israeliani.

Né è molto diverso sui media e tradizionali. E non solo in America, dove forte è tale influenza (vedi Simpletoremember- Judaismonline), ma anche in Europa, basti pensare alla medaglia d’onore consegnata ieri dal presidente Isaac Herzog a Mathias Döpfner, editore, tra le altre cose, della Bild e die Welt tedeschi.

Non si tratta di disvelare un complotto giudaico-massonico, ma una realtà consolidata, senza dimenticare che tanti ambiti ebraici internazionali non condividono quanto sta facendo israele.

Di ieri, ad esempio, la “lettera aperta, firmata da almeno 460 intellettuali, celebrità e personaggi politici ebrei e israeliani, che invita le Nazioni Unite e i capi di Stato ad affrontare ‘le condizioni di fondo dell’occupazione, dell’apartheid e della negazione dei diritti dei palestinesi’, assenti dall’accordo di cessate il fuoco” (Haaretz). Allarme che si intreccia con quello dei tanti difensori di tali diritti.

Ma questo riguarda il futuro prossimo venturo. Ora occorre far sì che il cosiddetto piano di pace tenga, altrimenti in quel futuro i diritti dei palestinesi non saranno più a tema, semplicemente perché non ci saranno più palestinesi.

Hundreds of Prominent Jews and Israelis Urge World Powers to Hold Israel Accountable 'For Gaza Atrocities'

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.