9 Febbraio 2026

Il mondo brucia e i nostri media parlano delle Olimpiadi...

di Davide Malacaria
Il mondo brucia e i nostri media parlano delle Olimpiadi...
Tempo di lettura: 4 minuti

Netanyahu anticipa il suo viaggio negli Stati Uniti: non più il 29, come da invito di Trump, ma mercoledì prossimo. Di interesse quanto riporta il Timesofisrael sulla vicenda: “Il primo ministro ritiene che qualsiasi negoziato [con Teheran] debba ricomprendere delle restrizioni sui missili balistici e la fine del sostegno all’asse iraniano” [cioè di abbandonare i suoi alleati del Medio oriente ndr.], ha comunicato l’ufficio del primo ministro nella dichiarazione che annunciava l’incontro, esprimendo preoccupazione per l’andamento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran svolti finora”.

PM to meet Trump in DC this week, says Iran talks must deal with missiles, proxies

Nulla di sorprendente per quanti, come noi, erano consapevoli – ne abbiamo scritto – delle distanze tra Netanyahu e Trump, mentre per tanti, sia tra gli adulatori di Trump che tra i suoi critici, è difficile accettare che i due leader divergano, soprattutto in tema di Medio oriente.

Non una critica, ma un invito a osservare la realtà per quel che è, evitando erronee semplificazioni. Trump potrà anche risultare odioso – e certo offre materiale in tal senso – ma ad oggi è l’unico baluardo reale alla disastrosa avventura mediorientale incombente. Certo, sarebbe preferibile che alla Casa Bianca ci fosse un presidente più retto e meno ricattabile, ma la politica, diceva Andreotti, si fa con quel che c’è.

È alquanto ovvio che Netanyahu ha accorciato i tempi dell’incontro temendo che gli Stati Uniti raggiungessero un accordo, anche preliminare, con l’Iran prima della data prevista per la sua visita negli Stati Uniti. E un accordo riguardante il solo programma nucleare, che è l’unico tema dei negoziati in corso, avendo l’Iran rigettato la richiesta di trattare sul suo arsenale missilistico e sui rapporti con gli alleati regionali. Rigetto che l’amministrazione Trump ha accettato.

Ed è altrettanto ovvio che Netanyahu, e non solo lui, sia scontento di questo iniziale distensione, che potrebbe chiudere la tanto sospirata finestra di opportunità per una guerra alzo zero contro Teheran.

Com’è pienamente consapevole che chiedere all’Iran di rinunciare al suo arsenale missilistico o di rescindere i rapporti con i suoi alleati regionali serve solo a ottenere un rifiuto e quindi a scatenare l’intervento americano.

Si spera che Trump stavolta riesca a opporsi al potente alleato/padrone, evitando di soccombere al suo pressing come purtroppo è successo in altre occasioni. Attenzione massima: altre visite di Netanyahu negli States in tempi critici sono coincise con incidenti di percorso che hanno dato il “la” ad azioni belliche (ad esempio il missile che colpì la città drusa di Mjdal Shams in territorio israeliano, di cui fu incolpato falsamente Hezbollah, che ampliò la portata della guerra contro la milizia islamica libanese).

Non è il solo Israele a essere impazzito dopo aver percepito l’odore del sangue. Come evidenziano i dati di tracciamento dei voli open source, la Gran Bretagna ha inviato alla base aere di Akrotiri, a Cipro, diversi caccia F-35B.

Ufficialmente servono a rafforzare la sicurezza dell’infrastruttura militare, ma è chiaro che saranno utilizzati per altro, probabilmente per intercettare i missili iraniani diretti contro Israele nell’eventuale risposta a un attacco israelo-americano, se non addirittura per bombardare l’Iran.

Intanto, la guardia costiera indiana ha sequestrato tre petroliere che, secondo le autorità competenti, trasportavano petrolio iraniano soggetto a sanzioni. Un modo come un altro per alimentare la diffidenza di Teheran sui negoziati in corso e/o farla reagire sequestrando petrolio altrui in transito nello Stretto di Hormuz, così da far saltare le trattative.

A ogni modo, le autorità iraniane, oltre a ribadire con fermezza che non accettano diktat sul proprio arsenale balistico e che risponderanno su scala regionale a qualsiasi attacco contro il loro territorio, continuano a ripetere che i negoziati intrapresi finora con gli Stati Uniti sono seri e possono produrre un accordo equo.

Sempre riguardo il Medio oriente, riportiamo da al Jazeera: “Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato una serie di misure radicali per espandere i suoi poteri nella Cisgiordania occupata, tra cui l’agevolazione della vendita di terre palestinesi ai coloni israeliani e l’ampliamento dei poteri delle autorità israeliane nelle aree sotto il controllo palestinese”. Diversi Paesi arabi hanno denunciato la misura come un tentativo di annettere de facto della Cisgiordania.

Israel approves measures to expand its powers in occupied West Bank

Bizzarro, ma anche no, che mentre Israele prosegue nel suo espansionismo per realizzare la Grande Israele, che ha nel genocidio di Gaza il suo punto sorgivo e la sua cifra interpretativa, e il mondo è sospeso sull’abisso di una guerra mediorientale di ripercussioni globali (e per tacere dell’Ucraina), i media nostrani diano come prima notizia, e successive, quanto accade alle Olimpiadi invernali.

Non una casualità, ma un altro tristo segno della decadenza dell’informazione nostrana e, più in generale, della derelitta Italia (“Ahi serva Italia, di dolore ostello”, così il Sommo poeta che non poteva immaginare che la servitù, oggi più marcata di allora, potesse esser portata, invece, con tanto stolido irenismo).

 

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