Iran. I negoziati e il gioco di specchi di Trump
Tempo di lettura: 4 minutiSono stati fatti “significativi progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Riprenderemo [le trattative] subito dopo le consultazioni che si svolgeranno nelle rispettive capitali. I colloqui a livello tecnico si terranno la prossima settimana a Vienna”. Così il ministro degli Esteri dell’Oman Badr Albusaidi, che ieri ha mediato i colloqui indiretti di Ginevra.
Una nota discorde nella grancassa mediatica che urge il sangue degli iraniani. A dire il vero di note discordi se ne rinvengono altre, ma prima di darne conto vanno presi sul serio i segnali di allarme, in particolare la sollecitazione dell’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee – devoto a Tel Aviv – al personale dell’ambasciata: “Se volete lasciare Israele, fatelo oggi”. Sollecitazione che arriva insieme a quella di altri Paesi (ultimo il Canada che ha sollecitato i propri cittadini di “andar via subito dall’Iran”).
Inoltre, va registrato l’arrivo in Israele dei caccia Stealth americani e il prossimo arrivo della portaerei Gerald Ford, che ha dovuto fare uno scalo a Creta a causa del malfunzionamento dei bagni – si può dire che navigava nella merda.
Problema comico che però potrebbe essere prodromico ad altri, dal momento che la tempistica perché una portaerei americana navighi in sicurezza è di “sei mesi” e, se necessario, solo alcuni mesi più, come spiegava un ex contrammiraglio al Wall Street Journal.
Cenno riportato dal Global times che ricorda come la portaerei era stata schierata ai Caraibi prima di dirigersi in Medio oriente e che “i marinai della Ford sono lontani da casa da otto mesi”. Un problema nel caso di una guerra prolungata.
Con quest’ultimo cenno veniamo alle note meno dolenti: ieri, in un’intervista al Washington Post, il vicepresidente J.D. Vance ha negato “l’idea che saremo coinvolti per anni in una guerra senza fine in Medio Oriente… non c’è nessuna possibilità che ciò avvenga”.
Vance sta frenando la spinta verso il conflitto, non per nulla oggi riceverà il ministro degli Esteri dell’Oman che, da Ginevra, è volato negli Usa per cercare di dare concretezza alle concordanze emerse nei colloqui.
Altra nota discorde quella di Tucker Carlson, che nel suo podcast sulla crisi iraniana – titolato in maniera perfetta “Neocon Hysteria” – ha dichiarato che Trump non vuole la guerra e che in realtà sta cercando di “contenere” Israele.
Non una considerazione qualunque, dal momento che a Tucker Carlson si rivolse Trump quando nel 2019 i neocon lo volevano forzare a bombardare l’Iran, colpevole di aver abbattuto un drone americano. Precipuo il titolo di allora del Santa Barbara Indipendent: “Tucker Carlson salva il mondo”.
Da allora ad oggi, dal momento che Tucker Carlson resta un interlocutore privilegiato di Trump, tanto che i neocon hanno avviato una feroce campagna mediatica perché gli si neghi l’accesso alla Casa Bianca, nella quale si è recato pochi giorni fa. Insomma, qualcosina sa.
E, a proposito delle visite alla Casa Bianca, è curioso il fatto che ieri, mentre si svolgevano i cruciali negoziati con l’Iran, Trump abbia ospitato alla Casa Bianca il sindaco islamico (sciita…) di New York Zohran Mamdani, figura invisa alla lobby ebraica americana e a Israele (in questo è associato a Carlson, il quale è stato nominato “antisemita dell’anno” dall’organizzazione statunitense Stopantisemitism).
Forse un segnale al mondo arabo, che sta pressando Trump perché eviti la guerra, forse no, anche perché da tempo i due si interfacciano. Resta che la tempistica incuriosisce.
Nel frattempo, Trump continua a ribadire l’alternativa tra accordo e guerra. Di interesse, però, due cenni. Il primo riguarda l’allarme sui missili iraniani, che “presto” potrebbero colpire l’America.
Un’immane boutade: l’Iran si è autoimposto un limite di 2mila chilometri alla gittata dei suoi missili, anche perché non gli è necessario andare oltre: il territorio israeliano si trova all’interno di tale limite, da cui la deterrenza.
A smentirlo è addirittura il Timesofisrael, che spiega come l’affermazione del presidente non abbia nessun “fondamento nelle analisi dell’intelligence statunitense”; e anche se l’Iran volesse dotarsi di missili intercontinentali, non gli sarebbe possibile prima del 2035.
Inoltre, nel discorso allo Stato dell’Unione, Trump ha accusato Teheran di non aver mai pronunciato “quelle parole segrete: non avremo mai un’arma nucleare”. Anche qui una sciocchezza madornale, smentita anche dalla CNN: “L’Iran ha dichiarato chiaramente che non ha intenzione di costruire una bomba nucleare”.
Fandonie fantasmagoriche che riprendono quella dell’inviato Usa Steve Witkoff che, prima dei negoziati di Ginevra, aveva detto che l’Iran era a una settimana dalla realizzazione della bomba nucleare; sciocchezza smentita addirittura dal Jerusalem Post.
Situazione paradossale: da una parte l’amministrazione Usa enfatizza all’inverosimile, in senso letterale, l’asserita minaccia iraniana, dall’altra i media votati alla guerra smentiscono irritati.
Per spiegare tale dinamica ripetiamo quanto avevamo scritto nel riferire la boutade di Witkoff, cioè che sembra una strategia volta a coprirsi le spalle per cercare un accordo con Teheran che gli consenta sia di conservare un programma nucleare civile sia il programma missilistico (il cui smantellamento è chiesto a gran voce dai falchi).
Trump potrà cioè annunciare trionfante all’opinione pubblica americana che ha impedito per sempre l’atomica iraniana e che li ha costretti a porre fine allo sviluppo dei fantomatici missili intercontinentali. Un gioco di specchi a fin di bene.
Resta che questa è la migliore delle ipotesi, tante le incognite e le variabili, tra cui quella che Israele attacchi in solitaria, con gli Usa che sarebbero costretti a difenderlo e l’Iran ad ampliare la rappresaglia alle forze Usa. Un’ipotesi non aleatoria, che Netanyahu sta certo studiando per forzare gli eventi.
Però, non può rompere con Trump. Così sui media sono iniziate a circolare indiscrezioni secondo le quali la Casa Bianca – cioè il presidente – starebbe chiedendo a Tel Aviv di attaccare. La nebbia di guerra…
Intanto Teheran sta cercando gli ipersonici antinave cinesi. Chiuderebbero la partita: gli Usa non possono permettersi l’affondamento di una nave dell’Armada.
______________
Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.




