14 Marzo 2026

Iran: la guerra di logoramento e l'escalation

di Davide Malacaria
Iran: la guerra di logoramento e l'escalation
Tempo di lettura: 4 minuti

Il bombardamento dell’isola di Kharg, la decisione di inviare altri 2.500 marines e di scortare, quando sarà possibile, le petroliere nello Stretto di Hormuz, segnalano l’avvio di un’escalation della guerra iraniana. Dall’isola, infatti, passa il 90% del petrolio iraniano e, anche se l’U.S. Air force ha evitato di colpire i terminal petroliferi, resta un avvertimento pesante, che Trump ha esplicitato affermando che Teheran deve lasciare libero il transito dello Stretto di Hormuz o li distruggerà.

Dilettanti allo sbaraglio stanno precipitando il mondo nell’abisso, dal momento che Teheran non cederà. Ha già avvertito che, se saranno colpiti i terminali di Kharg, tutte le risorse petrolifere della regione collegate agli States saranno incenerite. Inoltre, se davvero gli Usa proveranno a forzare lo Stretto con la Marina, c’è da aspettarsi l’affondamento dei vascelli mandati allo sbaraglio, con conseguente impennata del numero dei morti americani, da cui un’ulteriore escalation.

Né si comprende a che servano i 2.500 marines aggiuntivi, compagine del tutto inadeguata che avrebbe senso solo se entrassero in guerra forze o Paesi della regione. Ieri il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha affermato che quest’ultimo sviluppo sarebbe incombente, ma ad oggi non si vedono segnali in tal senso.

Non si vede perché sauditi, emiratini o altri dovrebbero rischiare di ritrovarsi inceneriti dalla rappresaglia iraniana, che avrebbe un impatto più catastrofico su di essi perché il loro territorio è molto meno protetto di quello israeliano. Ma questa guerra ha una piega isterica ed è difficile escludere sviluppi ancora più folli.

Una guerra rimasta senza obiettivi, dal momento che quelli vagheggiati all’inizio sono svaporati uno a uno, e che continua solo perché così vuole Netanyahu – la cui ossessione quarantennale è destabilizzare irreversibilmente Teheran – perché Trump è ricattato e perché, essendo ormai iniziata, gli States devono conseguire una vittoria, vera o asserita che sia, che oggi non si vede all’orizzonte. Una frustrazione che spiega l’isterica escalation.

A proposito di Netanyahu, di interesse il post su X del britannico George Galloway, espulso dal partito laburista per il suo anticonformismo: “Perché Israele ieri sera ha diffuso un discorso di Netanyahu registrato con l’intelligenza artificiale? Un video in cui il primo ministro mostrava letteralmente sei dita? Dov’è? Dov’è Ben Gvir? E perché nessun organo di stampa occidentale si pone queste domande?”

Al di là della digressione, resta che gli spiragli per chiudere il conflitto si fanno sempre più ristretti. Certo, nell’inner circle di Trump ci sono contrasti tra falchi e realisti, come riferiva la Reuters, ma non sembra che il presidente sia in grado di rompere l’incantesimo che lo imprigiona.

Non una considerazione nostra, ma dell’anchorman Tucker Carlson, il quale ha scritto sui social: “Pregate che l’incantesimo si rompa e il mondo sia salvo”. Commento che può apparire fuori registro per la sua connotazione religiosa, ché certo nel conflitto in corso ci sono in ballo interessi geopolitici ed economici enormi, e apparentemente eccessivo per l’allarme su un allargamento globale del conflitto, che farebbe derubricare le attuali restrizioni energetiche planetarie a quisquilie.

Tucker Carlson Calls for Prayers Amid Backdrop of US, Israeli Operations Against Iran

In realtà non lo è affatto. Perché si tratta anche, e forse soprattutto, di una guerra di religione, alla stregua delle guerre di religione del passato, anche se con una connotazione più allucinata e distruttiva perché contempla l’Armageddon, un focus estraneo alle guerre di religione pregresse; religiosità che al suo vertice, e non solo, vede declinazioni esoteriche-sataniste che i Files di Epstein hanno disvelato al mondo. La religiosa fa di questo conflitto una guerra impazzita e meno gestibile.

“Il mondo è impazzito”, scrive appunto Alex Roberts su al Mayadeen, riecheggiando, senza saperlo, il pensiero di Giulio Andreotti all’indomani dell’assassinio di Aldo Moro, che ha aperto le porte dell’abisso che allora, nella sua lungimiranza, era tra i pochi a percepire e che ora è sotto gli occhi di tutti (“Nove appunti di Natale“).

News from Nowhere: A world gone mad

Sarebbe troppo lungo spiegare come quell’omicidio politico abbia fatto deragliare la storia recente o, meglio, l’abbia indirizzata verso l’attuale momentum, ma il richiamo offre lo spunto per accennare a come un altro omicidio politico, di minore rilevanza ma comunque significativo, abbia aperto la via a questa ulteriore discesa nell’abisso.

Non è, infatti, del tutto improprio immaginare che l’omicidio di Charlie Kirk abbia segnato un punto di svolta, per citare l’organismo politico Maga da lui fondato, per quanto sta avvenendo.

Inutile ribadire che il ragazzo arrestato per il crimine – che in realtà si è costituito per non essere ucciso – non può aver commesso l’omicidio e che le autorità abbiano tutto coperto al modo dell’assassinio di JFK (vedi Piccolenote).

Più interessante notare come si sia trattato di un’esecuzione pubblica, con le immagini dell’assassinio che hanno inondato social e media tra il 10 e l’11 settembre, riecheggiando, non solo negli Usa, l’effetto del crollo delle Torri Gemelle.

Lo scorso giugno, al tempo della prima aperta aggressione di Israele contro l’Iran, Kirk si era recato alla Casa Bianca e aveva influenzato Trump perché evitasse di trascinare in guerra gli Stati Uniti, come ricordato di recente dal vicepresidente J.D. Vance. La sua opposizione, e il peso che Kirk aveva nel mondo Maga, non deve essere passata inosservata. Non ha potuto ripetersi.

Quanto all’allargamento globale del conflitto, di cui al cenno di Carlson, abbiamo riferito come ieri l’inviato di Putin Kirill Dmitriev si sia recato negli States. A seguito dell’incontro gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, ma in realtà non serviva un incontro ravvicinato per una tale decisione ed è ovvio che abbiano parlato di altro.

Trump si è spesso vantato di aver evitato la Terza guerra mondiale, che in effetti era destino manifesto se gli Usa avessero proseguito sulla scia della presidenza Biden. E sembra che tenti di tenere il punto cercando sponde, ovviamente interessate, in Russia e Cina. Se l’allucinato incendiario-pompiere sarà conseguente è tutto da vedere. Il 4 aprile è atteso a Pechino, sempre che l’appuntamento non salti.

 

____________

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.