16 Gennaio 2026

Lo scontro per la leadership araba tra Emirati e Arabia saudita

Lo scontro per la leadership araba tra Emirati e Arabia saudita
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“L’Arabia Saudita sta formando una coalizione militare con la Somalia e l’Egitto per contrastare l’influenza regionale degli Emirati Arabi Uniti. Si prevede che il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud visiterà Riyadh per finalizzare gli accordi incentrati sulla sicurezza del Mar Rosso”. Così Business Insider.

Val la pena notare che gli Emirati stanno conoscendo una forte pulsione espansionistica, che viaggia in parallelo con quella di Israele. Una convergenza che viene da lontano e che ha visto Abu Dhabi mettersi a disposizione di Tel Aviv nel corso del genocidio di Gaza e altro.

Lo ha rivelato Emirateleaks, che ha pubblicato un documento ufficiale del 2023 indirizzato al Comando delle operazioni congiunte delle Forze armate degli Emirati Arabi Uniti nel quale, dati gli stretti rapporti con Israele, si chiede di dare supporto a Tel Aviv a tutti i livelli, compreso quello di intelligence e militare, mettendo a disposizione dell’alleato risorse e basi.

Un supporto reciproco. D’altronde, è impossibile immaginare che gli Emirati si siano lanciati ad alimentare la mattanza del Sudan, sostenendo le sanguinarie Forze di supporto rapido in lotta contro il governo di Khartum, senza avere le spalle coperte.

Né si spiegano le manovre emiratine nel Corno d’Africa. In questa regione, infatti, Abu Dhabi, che ha profondi legami con il Somaliland, sembra aver avuto un ruolo nella decisione di Israele di riconoscerne l’indipendenza dal resto della Somalia. Un’iniziativa che ha fatto infuriare le autorità di Mogadiscio – per il vulnus all’integrità territoriale – le quali hanno rescisso tutti i legami pregressi con gli Emirati.

Non solo il Somaliland. Gli Emirati, in combinato disposto con Israele, stanno tacitamente sostenendo le pretese dell’Etiopia per ottenere un accesso al Mar Rosso (giorni fa Tel Aviv ha dichiarato l’Etiopia “partner strategico a lungo termine“).

Una pretesa che le autorità etiopi ritengono esistenziale e che rischia di innescare una nuova guerra tra Adis Abeba e Asmara, dal momento che a tale rivendicazione dovrebbe dare soddisfazione la confinante Eritrea, con la quale la tensione negli ultimi mesi è salita alle stelle.

Di ieri una nuova drammatizzazione, con Adis Abeba che ha accusato Asmara di sostenere un gruppo ribelle etiope. È in corso “una guerra di parole sempre più intensa”, titola la Reuters, che minaccia di diventare reale.

Sempre sul quadrante del Mar Rosso, gli Emirati hanno tentato di ampliare la loro sfera di influenza nello Yemen ai danni di quella dell’Arabia Saudita, con la quale si contendono la parte meridionale del Paese non controllata dagli Houti.

Una manovra che però ha innescato la durissima reazione di Riad, che ha bombardato le forze del Consiglio di transizione Meridionale (CTS), di cui Abu Dhabi si era servita per tentare l’azzardo, lambendo anche risorse emiratine.

Una reazione che gli Emirati non si aspettavano e che li ha costretti a più miti consigli. Tanto che Riad ha imposto al CTS di sciogliersi, consolidando le proprie posizioni (più che probabile che gli Houti abbiano sostenuto nel segreto i sauditi, dal momento che l’aggressione emiratina puntava a eliminarli).

Insomma, gli Emirati stanno cercando di ampliare la propria sfera di influenza con il tacito, quanto forte, sostegno degli israeliani, impegnati questi ultimi a realizzare il loro sogno egemonico sul Medio oriente che passa per la creazione della Grande Israele.

Tale duplice espansionismo ha avuto l’effetto di spaventare i Paesi confinanti, anzitutto l’Arabia Saudita, da cui la spinta per dar vita a un’alleanza con Egitto e Somalia per rintuzzarlo.

Non solo questa alleanza, attorno a Riad  sembra che possa consolidarsi anche un’altra coalizione. Tutto nasce dopo l’improvvido attacco di Israele al Qatar, mirato ad assassinare i capi di Hamas e fallito. L’aggressione ha spinto Riad a stabilire in pochi giorni un partenariato strategico col Pakistan, di fatto mettendosi sotto la sua protezione.

Una mossa inaspettata che ha posto domande sulla possibilità che l’ombrello protettivo di Islamabad si spingesse fino al livello nucleare, dal momento che il Pakistan ha diverse testate atomiche. Una possibilità adombrata e non esplicitata, ma che resta.

La tensione Qatar – Israele si è poi sciolta grazie alla mediazione degli Stati Uniti, che come rassicurazione hanno offerto a Doha il proprio ombrello protettivo sotto forma di un partenariato strategico. Ombrello che è poi stato offerto a Riad nel corso della trionfale visita del principe Mohamed bin Salman a Washington e che questi ha subito accolto.

Sembrava che tale partenariato facesse decadere quello pregresso col Pakistan, che invece è rimasto in vigore. Evidentemente Riad non si fida dell’America che in effetti si è dimostrata davvero poco affidabile, soprattutto se sono in gioco interessi israeliani.

E ora la Turchia ha chiesto di aderire a tale alleanza. Una richiesta dettata dall’evidente necessità di dotarsi di un ombrello nucleare per far fronte alla deterrenza atomica di Tel Aviv con cui Ankara sta incrociando le spade in maniera indiretta, ma non per questo meno eclatante, in Siria, con Israele che punta a disgregare una nazione che l’antagonista regionale vuole preservare integra. Un duello che si ripete in Somalia, con Ankara che ha stretto ancor più i rapporti già proficui con Mogadiscio dopo il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele.

Insomma, se gli Emirati si stanno proponendo come leader del mondo arabo in un ruolo ancillare a Tel Aviv, Riad, che tale ruolo ha avuto finora, cerca di difendere la sua posizione approfittando del timore che lo sfoggio muscolare di Tel Aviv e Abu Dhabi sta seminando in Medio oriente e oltre.

Sullo sfondo le potenze globali, che sostengono i vari protagonisti di questo scontro geopolitico che sta provocando scosse sismiche di oscuro sviluppo; un terremoto che ha come epicentro Gaza e il genocidio che vi si sta consumando.

Nella foto: il presidente turco Recep Erdogan e il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman