Natale col genocidio: la campagna Red candle, light for Palestine
Tempo di lettura: 3 minutiNatale triste per Gaza e per quanti nel mondo non chiudono gli occhi alla tragedia che vi si sta consumando. Un Natale con genocidio, che rinnova lo strazio per la strage degli innocenti che scandisce queste festività, a riprova che il male del mondo non nasce oggi, anche se il volto che ha manifestato nella Striscia ha pochi paragoni nella storia.
Orrori che non hanno fine. Gli aiuti continuano ad arrivare col contagocce e i medici di Gaza hanno lamentato che Israele non fa passare nemmeno i beni sanitari essenziali, condannando a morte persone. Mentre il freddo invernale continua a mordere le carni e a uccidere per assideramento e la pioggia a imperversare sulle tende tirate su alla buona.
Quando non sono i proiettili a ghermire vite, lo fanno gli stenti, il freddo, la fame, le malattie. E ora Tel Aviv ha emenato una direttiva che impedirà alle Ong non registrate in Israele di operare nella Striscia dopo la fine dell’anno….
In questo Natale tanto travagliato, che pure sollecita i cuori all’impensabile speranza, pubblichiamo ampi brani di uno scritto di Fares Abraham, nativo di Betlemme e fondatore di Levant Ministries, pubblicato su Middle east eye.
“Nella Grotta della Natività, due bambini palestinesi, Layna e Jivan, hanno acceso una candela rossa al posto della solita candela bianca, dando il via alla campagna Red Candle, un atto di solidarietà con le famiglie sofferenti di Betlemme, di Gaza e di tutta la Palestina”.
“Il momento era discreto, quasi nascosto, ma il simbolismo era inequivocabile: il mondo che canta di Betlemme ogni dicembre non sempre vede il luogo che conosciamo noi”.
“[…] Betlemme non è un’astrazione. È un luogo reale, con famiglie reali, chiese reali e una presenza cristiana ininterrotta che risale a due millenni fa. È lì che vivono ancora i miei parenti e dove generazioni hanno pregato fin dai primi secoli in cui si progagata la fede”.
“Cancellare la sua identità contemporanea non è solo storicamente sbagliato, ma anche spiritualmente negligente: un modo per proteggere una Terra Santa immaginaria ignorando le persone che la abitano oggi. Questo è il divario tra la Betlemme che molti immaginano e quella che conosciamo e viviamo”.
“[…] Per noi, l’Avvento non è solo un periodo di attesa, è un periodo di contraddizione. Cantiamo la pace mentre preghiamo affinché i nostri cari superino la notte. Questo è il contesto in cui quei due bambini hanno acceso una candela rossa. E da quel piccolo gesto è successo qualcosa di inaspettato”.
“Nel giro di poche ore, chiese degli Stati Uniti, di Roma e di Gerusalemme si sono unite a loro. Un movimento che si è diffuso man mano che i cristiani comuni riconoscevano l’urgenza del momento”.
“[…] Per chi è cresciuto accendendo una candela bianca, la candela rossa non sostituisce la vecchia fiamma. La intensifica. La candela bianca è la speranza; la candela rossa è la verità. La candela bianca celebra la promessa di pace; la candela rossa nomina la violenza che la ostacola. La candela bianca è ciò per cui preghiamo; la candela rossa è ciò che sopportiamo”.
“[…] Ciò che rende questo movimento avvincente non è il suo simbolismo, ma la sua sincerità. Non ha la pretesa che accendere una candela possa cambiare la realtà politica. Piuttosto, insiste sul fatto che i cristiani di tutto il mondo non debbano più essere osservatori passivi della sofferenza, soprattutto nel luogo che affermano essere centrale per la loro fede. Ci ricorda che la compassione non è un’affermazione politica, ma morale”.
“[…] La Betlemme dei canti natalizi somiglia poco alla Betlemme che conosce la mia famiglia, dove la vita è scandita da restrizioni, dalla riduzione del nostro territorio e dalla silenziosa paura che un giorno la città possa perdere proprio le persone che hanno portato avanti la sua identità cristiana per 2.000 anni”.
“Betlemme è più di un simbolo. È una fragile dimora per persone reali le cui storie contano ancora. Eppure, quando vedo i cristiani in tutto il mondo accendere candele rosse in questo Avvento, provo qualcosa che non provavo da molto tempo: forse la chiesa mondiale sta iniziando a vedere il divario tra la Betlemme che immagina e la Betlemme in cui viviamo, sotto occupazione”.
“Continuo ad accendere una candela bianca con la mia famiglia. È un rituale di speranza che mi rifiuto di abbandonare. Ma quest’anno accendo anche una candela rossa: per Betlemme, per Gaza, per le famiglie che restano e per quelle che non possono più farlo”.
“Le due fiamme insieme raccontano una verità più completa: che la speranza è reale, ma lo è anche la sofferenza; che la fede può durare, ma solo se il mondo le presta attenzione; che Betlemme è più di un simbolo. È una fragile dimora per persone reali le cui storie contano ancora. E quest’anno questa verità merita di essere scoperta”.
Inutile specificare che quella fiamma non brilla solo per i cristiani, ma per tutti gli abitanti della Palestina che gemono nella stretta di una ferocia indicibile.
