7 Febbraio 2026

Trattative Usa-Iran in Oman: buona la prima

di Davide Malacaria
Trattative Usa-Iran in Oman: buona la prima
Tempo di lettura: 4 minuti

I negoziati tra la delegazione iraniana e quella americana a Muscat, Oman, sono stati “ottimi”, ha detto Trump, il quale ha aggiunto: “Sembra che l’Iran voglia davvero raggiungere un accordo”.

Più moderati, ma dello stesso tenore, i commenti del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, che ha parlato un “buon inizio” e del ministro degli Esteri dell’Oman Badr bin Hamad al Busaidi, che ha fatto la spola tra le due delegazioni (i negoziati sono stati indiretti), il quale ha parlato di un dialogo “serio”.

E che qualcosa si sia mosso lo dimostra che il fatto che i due team sono tornati nelle rispettive patrie, alle quali dovranno riferire, con l’intesa di un prossimo incontro.

Cosa si siano detti non si sa, ovviamente. Molti media hanno riferito di un incontro di livello minimale, cioè che le due squadre si sarebbero limitate a esporre le proprie posizioni sulle criticità del nucleare iraniano (unico argomento a tema, essendo stati esclusi sia il ridimensionamento dell’arsenale missilistico iraniano che la querelle sugli alleati regionali di Teheran, che negli States figurano nella lista dei cattivi).

In realtà, non c’era bisogno di incontrarsi per esporre le rispettive posizioni sul nucleare di Teheran, dal momento che sono chiare da decenni. Secondo al Busaidi, invece, sarebbe stato predisposto un quadro per avviare i negoziati veri e propri, ma anche questa sembra una comunicazione minimale, tesa giustamente a preservare la riservatezza di colloqui tanto delicati.

Nel buio, due cenni di interesse. Secondo la CNN l’Iran avrebbe trasmesso alla controparte una proposta per gestire l’attuale criticità, proposta che sarà portata al vaglio delle autorità statunitensi. Indiscrezione credibile perché è ragionevole che l’Iran anzitutto si voglia tutelare da un attacco a sorpresa nel corso dei negoziati, per evitare quanto accaduto a giugno, quando Israele iniziò a bombardare mentre erano in corso altre trattative Teheran – Washington.

L’altro cenno significativo si rinviene nelle dichiarazioni di Trump – riportate sempre dalla CNN citata – il quale, pur reiterando le usuali minacce, ha dichiarato che a Teheran non sarà consentito di possedere un’arma atomica. Al di là della querelle sulla produzione dell’atomica iraniana (che in realtà esiste solo nella mente dei guerrafondai Usa-Israele come le armi di distruzione di massa di Saddam), val la pena notare che il presidente americano si è limitato a parlare dell’atomica, non dell’arricchimento dell’uranio.

Infatti, chi vuol far fallire i negoziati insiste sul fatto che Teheran non debba impegnarsi ad arricchire l’uranio, richiesta finora sempre rigettata dalla controparte che ribadisce il diritto di sviluppare un programma nucleare ad uso civile, che comporta l’arricchimento dell’uranio a una soglia minore di quanto necessario per l’atomica.

Insomma, Trump sembra si sia spostato verso le posizioni di Teheran, anche se l’imprevedibilità del personaggio è nota. Se riportiamo tale accenno è perché riteniamo che sia significativo di quanto avvenuto in sede negoziale. Cioè che la squadra americana si sia limitata a chiedere a Teheran la rinuncia all’arma atomica, e all’arricchimento relativo, o quantomeno non abbia rigettato in via preventiva, almeno per ora, la proposta di consentire l’arricchimento dell’uranio fino a un livello non rischioso.

È ovvio che a margine si sia parlato anche di altre questioni regionali, data le tante criticità derivanti dallo psicopatico espansionismo israeliano. Ma, data l’assenza di informazioni in proposito, non possiamo avere contezza né dei temi né delle rispettive richieste/proposte. Probabile, però, che anche su queste questioni a latere si sia trovato un terreno fertile per il dialogo.

Insomma, buona la prima, anche se la strada per un accordo resta impervia dal momento che tanti, in Israele e negli Stati Uniti, remano contro. Per fare un esempio, Netanyahu ha convocato un Consiglio di guerra proprio il giorno prima del summit di Muscat.

Nulla è trapelato, ma, nel darne notizia, il Timesofisrael ha ricordato che poco prima aveva espresso scetticismo sull’esito dei negoziati e di voler lavorare per creare un “cumulo di condizioni” tali da far collassare il regime di Teheran.

Ahead of US-Iran talks, Netanyahu said to tout ‘buildup of conditions’ for regime’s collapse

Al di là delle pulsioni belliche di Netanyahu, da notare che ieri si è anche registrato l’annuncio di Trump di voler convocare il fantomatico Board of peace di Gaza per il 19 febbraio a Washington. La concomitanza dell’annuncio con il summit in Oman sembra un modo per dire a Netanyahu, che fa parte del Board, di continuare a lavorare insieme a lui ed evitargli sorprese sul fronte iraniano.

Insomma, un modo per cercare di tenerlo buono. Mentre l’ennesimo slot di sanzioni emanato ieri da Trump contro Teheran sembra discendere dalla necessità di tener buoni i falchi anti-Iran del suo Paese, non meno pericolosi.

Per parte sua, ieri l’Iran, per bocca del generale di brigata Yadollah Javani, vicecomandante delle Guardie della Rivoluzione, ha magnificato le prestazioni del nuovo missile ipersonico, cioè non intercettabile, Khorramshahr-4, dettagliandone la precisione (margine di errore 30 metri) e la “straordinaria potenza distruttiva”. 

Un modo per ribadire che le forze missilistiche di Teheran non sono negoziabili e per sfatare la narrazione, ribadita in maniera ossessiva in questi mesi, di un Iran uscito indebolito dalla guerra di giugno (da cui la finestra di opportunità per colpire). Narrazione che ieri il New York Times ha corretto, riferendo che Teheran ha ripristinato le proprie capacità missilistiche. D’altronde, solo la deterrenza può porre un freno a questa folle corsa verso l’ennesima guerra mediorientale.

Iran Is at Work on Missile and Nuclear Sites, Satellite Images Show

Trump è consapevole dei rischi, da cui certa cautela sottesa alle roboanti minacce; non sembra che lo sia altrettanto la leadership israeliana, ormai ipnotizzata dall’ossessione di Netanyahu per incenerire l’antagonista regionale. La querelle sulla guerra all’Iran o meno si gioca tutta in questo tacito braccio di ferro.

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