21 Gennaio 2026

Witkoff va a Mosca

di Davide Malacaria
Witkoff va a Mosca
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Mentre tutti a Davos parlavano della Groenlandia, querelle sulla quale potrebbe collassare la Nato, ai margini del Forum si è svolto un incontro molto importante tra l’inviato di Trump Steve Witkoff (a cui va aggiunto lo stolido Jared Kushner) e quello di Putin Kirill Dmitriev. Un colloquio che le parti hanno definito “costruttivo“.

La trattativa s’intreccia con l’interlocuzione tra Witkoff e la delegazione ucraina guidata dal Consigliere per la sicurezza nazionale Rustem Umerov e il capogruppo del partito Servo del popolo David Arakhamia, più flessibili al compromesso rispetto ai loro rigidi predecessori. Colloqui che si sono svolti la scorsa settimana a Miami e sono proseguiti in questi giorni a Davos.

Parimenti flessibile anche l’ex capo dell’intelligence militare e attuale capo dello staff presidenziale Kyrylo Budanov, anche lui a Davos a supervisionare il negoziato, essendo di fatto l’uomo forte del suo Paese.

Incoraggianti le sue dichiarazioni: “Siamo sulla strada verso una soluzione radicale alla guerra. Non posso dire che la pace arriverà domani. Se qualcuno lo dice, non è assolutamente vero. Ma si stanno facendo molti sforzi in questa direzione. Stiamo facendo progressi. C’è un cauto ottimismo”.

Qualcosa si è mosso, tanto che Witkoff ha annunciato che domani incontrerà Putin a Mosca. Incontro confermato dal portavoce del Cremlino.

Nel frattempo, Zelensky, che non è andato a Davos perché Trump aveva deciso di non incontrarlo, è in ambasce. Il mondo gli sta crollando addosso. Così si è rivolto a Valery Zaluzhny, un tempo suo ingombrante rivale politico e per questo spedito a Londra come ambasciatore, per allontanarlo.

L’incontro evidentemente serviva a tentare e/o cementare un’alleanza politica contro Budanov, che potrebbe diventare il prossimo presidente ucraino. E, per quanto riguarda il conflitto, a prolungarlo, dal momento che Zaluzhny è l’uomo scelto dalla Gran Bretagna per gestire la guerra senza fine contro la Russia.

A evidenziare che l’esito del contatto è che la guerra deve continuare, il comunicato di Zelensky: “L’ho ringraziato per il suo lavoro come parte della squadra ucraina, ed è importante che tutti noi insieme difendiamo l’indipendenza dell’Ucraina, i nostri interessi nazionali e il nostro popolo”. Nessun accenno ai negoziati con la Russia o alla pace, ché anzi nella nota si accenna alla “resilienza” dell’Ucraina.

Per placare l’umorale, quanto pericoloso, presidente ucraino, Trump ha fatto la mossa del cavallo, invitandolo a Davos. Sa che, se Zelensky non sarà costretto e allettato alla pace, trovare una quadra al complesso rebus ucraino sarà più arduo. Sviluppi da seguire.