11 settembre: l'insider trading che precedette gli attentati alle Torri
Tempo di lettura: 4 minutiUndici giorni fa la ricorrenza dell’11 settembre, ricordata a lungo, come di consueto, a reti unificate e su ogni media. Meno spazio, invece, è stato dato a un aspetto piuttosto interessante quanto colpevolmente dimenticato: l’insolito movimento di trading avvenuto pochi giorni prima degli attentati, ricordato da al Mayadeen.
Era il 12 settembre 2001, un giorno dopo l’evento destinato a cambiare il mondo, quando la Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti avviò un’indagine su un insider trading alquanto massivo da parte di figure sconosciute che sembrava avessero una conoscenza apparentemente precisa di ciò che sarebbe accaduto in quel giorno fatidico.
Il caso più significativo riguarda United Airlines (una delle due compagnie aeree coinvolte negli attentati). Cinque giorni prima dell’11 settembre furono aperte oltre 2mila posizioni short che scommettevano sul ribasso del titolo della compagnia: circa 90 volte più di quelle registrate nell’intero mese di agosto precedente. In sostanza, qualcuno stava scommettendo sul crollo delle azioni della United.
E il crollo arrivò puntualmente dopo gli attentati. Quelle posizioni, secondo quanto riportato da Al Mayadeen, passarono da un valore di circa 180 mila dollari a 2,4 milioni.
Non fu l’unico movimento anomalo. Il 10 settembre, alla vigilia degli attentati, gli acquisti di azioni Raytheon, uno dei principali contractor della Difesa statunitense, aumentarono di sei volte. Una settimana dopo, mentre il Pentagono iniziava ad acquistare in grandi quantità i missili Patriot e Tomahawk prodotti dall’azienda, il titolo Raytheon sarebbe salito del 37%. Anche Boeing e Lockheed registrarono movimenti anomali prima dell’11 settembre.
Non si trattava dunque di un singolo movimento isolato, ma di una serie di operazioni su titoli di società che sarebbero state direttamente danneggiate o, al contrario, avrebbero beneficiato degli attentati e della successiva “guerra al terrorismo”. Un’anomalia abbastanza evidente da spingere diverse autorità finanziarie occidentali ad aprire proprie indagini.
La SEC, insieme al Dipartimento di Giustizia e all’FBI, lavorò al caso per anni. Nel luglio 2004, tuttavia, la Commissione annunciò la conclusione dell’indagine affermando di non aver trovato “nessuna prova” che suggerisse che ci fossero persone informate su quanto si stava preparando e avessero effettuato operazioni sulla base di quelle informazioni.
La questione, almeno ufficialmente, sembrava chiusa. Ma negli anni successivi alcuni studi accademici sono tornati su quei dati evidenziando vistose anomalie nelle contrattazioni precedenti all’11 settembre. Nei registri declassificati compare, però, un altro elemento che merita attenzione e che finì sotto la lente dell’FBI.
Tra il 6 e il 10 settembre 2001, un singolo investitore acquistò 56 mila azioni di Stratesec, società che si occupava di sistemi di sicurezza e che aveva tra i propri clienti alcuni aeroporti e il World Trade Center. Dopo gli attentati, il valore delle azioni della società quasi raddoppiò.
L’operazione fu ricondotta a Wirt D. Walker III, socio in affari di Marvin Bush, fratello dell’allora presidente George W. Bush. L’FBI, secondo i documenti declassificati, non trovò “alcun legame con il terrorismo” a suo carico e chiuse l’indagine senza che Walker fosse neppure interrogato.
Il punto è che l’assenza di un legame diretto con Al Qaeda non escludeva necessariamente la possibilità che Walker fosse entrato in possesso di informazioni riservate attraverso altri canali. Questa possibilità non venne approfondita. Il ragionamento si fermò al rapporto tra gli investitori e Al Qaeda.
Un criterio che fu adottato ampiamente dalla Commissione sull’11 settembre, che nella relazione finale fugò ogni ombra “sull’insolita attività commerciale pre-11 settembre”, che andava ben oltre gli esempi citati, rilevando semplicemente che gli investitori coinvolti “non avevano legami con Al Qaeda”…
La questione sembrava dunque chiusa. Ma i dati delle contrattazioni continuavano a raccontare un’altra storia. Nel 2006, il professor Allen Poteshman, docente dell’Università dell’Illinois, tornò ad analizzare le operazioni sulle azioni delle compagnie aeree nei giorni precedenti gli attentati. Il suo studio rilevò livelli di vendite allo scoperto insolitamente elevati e giudicò i risultati compatibili con l’ipotesi che “terroristi o loro associati avessero effettuato operazioni sulla base della conoscenza preventiva degli attacchi”.
Cinque anni dopo, uno studio pubblicato sul Multinational Finance Journal allargò l’analisi ad altri settori, individuando movimenti di mercato altamente anomali anche nei titoli assicurativi e riassicurativi (le assicurazioni delle compagnie assicurative) direttamente esposti alle conseguenze dell’11 settembre. Anche quei risultati furono considerati coerenti con l’ipotesi di operatori che erano a conoscenza dei futuri attentati.
Simili anomalie nei mercati sono state riscontrate anche nei giorni precedenti al tragico 7 ottobre che ha travolto Israele. Il 2 ottobre, diversi investitori hanno scommesso in modo anomalo sul crollo economico delle principali aziende israeliane, inoltre sono state rilevate altre anomalie nelle vendite allo scoperto di alcune società quotate alla Borsa di Tel Aviv.
Il fenomeno è stato analizzato nello studio “Trading on Terror?” ad opera dei giuristi statunitensi Robert J. Jackson Jr. e Joshua Mitts, che hanno concluso: “È estremamente improbabile che un simile volume di vendite allo scoperto si sia verificato per caso”.
Ma, nel caso specifico, avvertenze sull’imminenza di un attacco si erano registrate, anche ad altissimo livello (vedi Netanyahu). Evidentemente, tali informazioni sono circolate anche nel mondo finanziario e qualcuno, al contrario di altri, le ha prese sul serio.
Restano, però, inevase le domande su entrambi gli eventi: i numeri del trading hanno lasciato tracce e le anomalie restano evidenti. Come domande suscita l’apparente disinteresse di chi dovrebbe indagare a fondo sulle circostanze che hanno provocato quelle tragedie.


