1 Maggio 2013

Per Preiti né mandanti né complici il giallo della borsa nascosta fuori casa

Tempo di lettura: < 1 minute

L’attentatore di Palazzo Chigi ha agito da solo, isolato gladiatore che si ribella al sistema. Questa la convinzione degli inquirenti. Ma la dinamica del crimine continua a far emergere anomalie. Il cellulare di Preiti era intestato a un cingalese. Si può pensare che l’intestazione fosse stata fatta ad hoc in vista dell’attentato; invece era proprio la sua, tanto che Preiti vi ha ricevuto telefonate dai familiari. Perché un’intestazione tanto anomala? Di per sé, un’accortezza del genere è propria di chi teme che la propria utenza possa subire intercettazioni, ma Preiti era incensurato e, a detta di molti, un brav’uomo (con il vizio del gioco, particolare non secondario). 

Altro mistero riguarda la borsa. L’uomo è uscito di casa senza nulla, ma alla stazione di Gioia Tauro una telecamera lo ritrae con una borsa in mano, nella quale è celata la pistola. Ovvio che quando si prepara un attentato si usi riservatezza, anche rispetto ai familiari, ma la domanda che sorge spontanea è se qualcuno abbia fornito il necessaire al pistolero di Rosarno poco prima del crimine.

Né complici né mandanti. Solo tante domande.

 

Archivio Postille
6 Febbraio 2016
La crisi libica e la morte di Giulio
Archivio Postille
2 Febbraio 2016
Iowa: la vittoria di Cruz e della Clinton