Iran-Usa: lo spiraglio del dialogo si chiude, si torna allo stallo
Tempo di lettura: 3 minutiNé la visita della delegazione pakistana né quella dello sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, sbarcati a Teheran in questi giorni, hanno sbloccato lo stallo tra Iran e Stati Uniti.
All’inizio della settimana sembrava che si fosse aperto uno spiraglio, come evidenzia anche il fatto che Netanyahu ha ripreso a parlare dell’Iran, dopo un prolungato silenzio sul tema, affermando che con quei “selvaggi” non ci può essere nessun accordo. Una dichiarazione che ha dato voce ai tanti falchi che imperversano su questo conflitto, che evidentemente sono riusciti a chiudere la finestra di opportunità.
A rafforzare le speranze era stato anche l’annuncio della formalizzazione di un accordo quadro tra Iran e Oman sul transito navale all’interno dello Stretto, intesa che ha posto le basi per una successiva trattativa sui dettagli che, secondo le dichiarazioni degli interessati, dovrebbe durare uno o due mesi.
Inoltre, domenica si è registrata una strana notizia rimbalzata su vari media internazionali, alcuni dei quali autorevoli come Vietnam/vn e Global Times – rispettivamente il sito ufficiale del Ministero dell’informazione e delle comunicazioni del Vietnam e l’organo di informazione forse più importante di Pechino – secondo la quale il media russo Ria novosti avrebbe dato notizia che Stati Uniti e Iran avevano trovato un accordo e che a breve avrebbero annunciato la tregua e la ripresa dei negoziati.
Non abbiamo rinvenuto la notizia in questione sul media di Mosca, ma questo non vuol dire che non sia esistita: può essere stata pubblicata su un social dell’agenzia al quale non siamo riusciti ad accedere o potrebbe semplicemente essere stata cancellata subito perché inopportuna (ovviamente, come tutte le notizie che aprono crepe sul proseguo delle guerre infinite, i media occidentali l’hanno ignorata).
Al di là della mistero sulla notizia, che comunque faceva il giro del mondo il giorno del misterioso viaggio del Capo della Cia John Ratcliffe a Mosca, la più prosaica realtà dice che al momento è tutto come prima. La guerra economica alzo zero all’Iran è stata dichiarata e andrà avanti.
Una guerra che, se si prolungherà, mieterà più vittime iraniane di quella precedente, che allora furono circa duemila. I prossimi non moriranno di bombe, ma di ristrettezze perché la morsa economica e la necessità di tenere alte le spese per la difesa comporterà delle scelte che andranno a detrimento della sanità dei sistemi assistenziali. E tante altre vittime si registreranno altrove, dal momento che l’alto costo dell’energia renderà ancora più difficile ai popoli dei Paesi poveri trovare il sostentamento.
Il fatto che la prospettiva sia quella di prolungare questa guerra commerciale ad libitum lo dice la prossima convocazione alla Casa Bianca dei dirigenti delle raffinerie e delle società di distribuzione del carburante, nell’idea di tenere sotto controllo i prezzi della benzina e del diesel. A breve ci sono le elezioni di midterm e bisogna provvedere, poi i prezzi potranno rialzarsi…
E lo segnala anche una bizzarra idea che sta prendendo forma negli Stati Uniti e che anzi, secondo Bloomberg, sarebbe di prossima realizzazione, quella di sequestrare le navi iraniane che trasportano petrolio per poi rivendere l’olio nero e dare il ricavato alle società americane che decideranno di chiedere un risarcimento per presunti danni subiti da un asserito terrorismo made in Teheran.
Così riporta Kyle Anzalone su Antiwar: “Il Dipartimento di Giustizia statunitense si sta preparando a riattivare le prize court per ‘decidere in merito alla destinazione delle navi e del carico [iraniani] sequestrati'”. Si tratta dei cosiddetti tribunali di preda, istituiti, spiega Anzalone, dagli Stati Uniti unionisti nel corso del blocco navale contro gli Stati confederati del Sud. Tali corti dovevano decidere sulla legalità del sequestro assegnare i ricavi della predazione.
Secondo il parere di diversi legali interpellati da Anzalone l’idea di ripristinare tribunali ormai dismessi per applicare leggi che cozzano con il Diritto Marittimo e il Diritto Internazionale è impraticabile. Ma la follia che alberga a Washington non permette di escludere nulla, anche perché l’ultima amministrazione ha fatto strame sia del Diritto Marittimo che di quello Internazionale.
Se si arriverà a questa follia la guerra riprenderà, perché è davvero difficile credere che l’Iran mandi in mare navi facilmente preda dei corsari americani. Tante le incognite sulla questione e tutte inquietanti, come ad esempio la possibilità che la Cina mandi le sue navi, ovviamente ben scortate, a caricare il petrolio che l’America reclama come proprio.
Quanto alle sanzioni contro l’Iran faranno male agli iraniani, ma difficilmente otterranno lo scopo di piegare Teheran: sono decenni che l’Iran è sotto sanzioni e non è crollato, come invece Trump e i suoi corifei asseriscono che stia accadendo.
Da vedere, infine, quanti Paesi si piegheranno ai diktat imperiali e si accoderanno alle sanzioni temendo le sanzioni indirette che potrebbero colpirli. Oltre Pechino, anche Islamabad ha rigettato il diktat, così che rimangono aperti i corridoi via terra che permettono al petrolio iraniano di raggiungere i porti pakistani, da dove poi viene indirizzato verso la Cina.
Vie di interscambio marginali, ma che negli ultimi tempi hanno registrato un vertiginoso aumento del traffico (questi canali sono usati anche per far entrare beni diretti a Teheran, aggirando il blocco statunitense). Anche la Turchia sembra restia a prosternarsi a Trump, vedremo quanti altri seguiranno.
