Iran-Ucraina: giorni decisivi, tensione alta
Tempo di lettura: 3 minutiIeri diversi media hanno riferito che il Qatar aveva dichiarato falliti i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Il Qatar ha smentito seccamente la notizia affermando che, all’opposto, stavano proseguendo. La fake aveva due scopi: anzitutto coprire la notizia significativa riguardo la telefonata tra Trump e l’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al-Thani.
Importante perché a prendere l’iniziativa è stato il presidente americano, che con questa mossa ha di fatto benedetto i negoziati in corso, la cui sussistenza ha confermato egli stesso (se fosse stato l’emiro a chiamare, la spiegazione più ovvia sarebbe stata quella di un tentativo di evitare un ritorno di fiamma del conflitto).
In secondo luogo, la fake aveva lo scopo di incrementare le pressioni sull’inevitabilità dell’attacco che, come abbiamo accennato nella nota pregressa, secondo il calendario dei fautori di questa guerra dovrebbe avvenire il 9 novembre.
A segnalare le pressioni per l’attacco anche lo scoop di Chanel 12 riferito dal Timesofisrael, che ieri ha rivelato come Netanyahu e il capo del Mossad, Roman Gofman, un suo fedelissimo, avevano organizzato un piano per attaccare l’Iran alla vigilia delle elezioni israeliane del 27 ottobre.
La vicenda era nota, ma quel che non era noto è che gli Stati Uniti erano stati tenuti del tutto all’oscuro della pianificazione e che era tutto pronto quando un agente dell’intelligence israeliano, “per errore”, ha fatto trapelare la notizia a Washington, che è intervenuta per bloccare tutto.
Nel riferire la rivelazione, la rete televisiva israeliana ha specificato che il servizio aveva ottenuto il placet della censura militare, così che l’esercito, contrario all’azione, ha posto il proprio sigillo sulla rivelazione. Al di là dello scopo giornalistico, è evidente che lo scoop serve a mettere in guardia gli Stati Uniti da iniziative similari, che probabilmente si stanno preparando nel segreto.
Giorni movimentati, che potrebbero essere decisivi per le guerre che hanno incendiato il confine tra Oriente e Occidente. Infatti, se la possibilità di una guerra all’Iran sarà rimandata e in Israele si formerà un governo alternativo a Netanyahu, la possibilità che riprenda a breve sono scarse.
Il nuovo governo israeliano sarà presumibilmente troppo impegnato a districarsi nel tragico pantano, interno ed esterno, lasciato in eredità dal governo precedente, e a difendersi dalla feroce opposizione delle forze cacciate dalla stanza dei bottoni, per potersi permettere un’avventura bellica impegnativa come quella iraniana. E l’America non può permettersi uno sfoggio muscolare troppo duraturo: mostrare i muscoli, alla lunga, logora.
Aspettative suscita poi il summit tra Russia, Ucraina e Stati Uniti che dovrebbe tenersi tra il 10 e l’11 novembre ad Abu Dhabi. Scelta non casuale, dal momento che la location mediorientale rende plasticamente l’idea dello stretto legame tra i due conflitti.
Nessuna sfera di cristallo può disvelare il futuro, quel che è certo è che la spinta a chiudere i due conflitti suscita reazioni. Tanta la tensione sotto il cielo, già alta per gli allarmi bomba che stanno flagellando i voli civili del Vecchio Continente.
Una tensione collegata anche a un altro evento che potrebbe svolgersi al vertice APEC che si terrà a Shenzhen verso il 20 novembre, cioè il trilaterale tra Putin, Xi e Trump. Ieri la Cina ha confermato ufficialmente che si sta adoperando perché abbia luogo.
Un summit distensivo, ovviamente. Non una nuova Yalta, ma un passo in tal senso, almeno per quanto riguarda la necessità di reintrodurre delle linee rosse che impediscano un confronto diretto tra le tre potenze e tengano confinate le future conflittualità localizzate. Prospettive che innervosiscono non poco i feroci assertori delle guerre infinite.


