13 Novembre 2013

Il Papa incontrerà il Patriarca russo "Faccia a faccia in un Paese neutro"

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Il metropolita Hilarion, presidente del dipartimento delle relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha incontrato papa Francesco in Vaticano. Nella sua visita romana Hilarion ha anche presenziato alla presentazione di un libro del filologo e filosofo russo Sergei Averintsev presso il centro di scienza e cultura russo. Nell’occasione ha affermato: «In questo momento non stiamo ancora parlando di una visita in Russia del Pontefice, ma della possibilità di un incontro tra il papa e il Patriarca di tutte le Russie in un Paese neutro». 

Fra pochi giorni Putin sarà ricevuto in Vaticano e le parole di Hilarion confermano che l’incontro del papa con il presidente russo deve essere visto anche nella cornice di un rinnovato dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa Ortodossa russa. E, stando alle a quanto ha affermato il metropolita Hilarion, questo riavvicinamento ha basi decisamente reali. 

 

A margine di questa notizia, c’è da segnalare l’allarme lanciato nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano da Nicola Gretteri, procuratore aggiunto di Reggio Calabria, il quale si dice convinto che la criminalità organizzata sia infastidita dell’opera di pulizia avviata da Francesco. Per molti versi l’intervista sembra essere mossa da una sorta di pregiudizio negativo nei confronti della Chiesa, dal momento che segnala collusioni ataviche e ad alto livello tra mafia e Chiesa, dove la prima avrebbe usato di questa per riciclare denaro; ma è pur vero che di riciclaggio tramite questi canali avevano parlato negli anni ’90 anche alcuni pentiti e che anche a margine della vicenda della scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi il magistrato Rosario Priore aveva parlato di finanziamenti giunti in Vaticano da parte della banda della Magliana, diretti a Solidarnosc. Insomma, se vero che esiste tanta letteratura fantascientifica sul tema, è pur vero che è impossibile separare il grano dalla zizzania e che la mafia, per riciclare denaro, potrebbe aver usato, oltre alle banche tradizionali – primo canale di riciclaggio, favorito dai nuovi strumenti finanziari come derivati e altro – istituti finanziari legati alla Chiesa e al Vaticano.

Insomma, l’allarme di Gratteri potrebbe avere un certo fondamento. In sintesi, nell’intervista spiega che c’è un livello mafioso altro da quello delle coppole, quello finanziario, che si starebbe «innervosendo» per il tentativo del Papa di mettere a posto le finanze vaticane. E dice: «Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero». E alla domanda se Francesco sia a rischio, risponde: «Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso».

Le dichiarazioni riportate non giungono dall’ultimo sprovveduto, ma da un magistrato che lavora a Reggio Calabria, luogo simbolo della ‘ndrangheta che dopo la caduta del Muro è diventata l’agenzia criminale più importante d’Italia, superando la mafia; come d’altronde è stato evidente nelle ultime inchieste sulla criminalità organizzata in Lombardia, Regione dove più si concentra l’attività finanziaria italiana.

Il vescovo di Roma non può rinunciare alla sua opera, che va portata a compimento secondo il dettato del consiglio evangelico che suggerisce di essere «prudenti come serpenti semplici come colombe». Ma è necessario non lasciare solo il Papa. Vale per la Curia, per la Chiesa, per i semplici fedeli chiamati a supportare la sua opera con la preghiera.

 

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