12 Febbraio 2013

Il Papa lascia, addio storico

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Benedetto XVI annuncia le sue dimissioni, con un breve discorso in latino. E la notizia fa il giro del mondo. Un fulmine a ciel sereno, commenta Sodano. E lo è. Anche se tra ieri e oggi sono tornati in auge vari profeti di queste inaspettate dimissioni: da Giuliano Ferrara ad Antonio Socci, per finire al Fatto Quotidiano che ripubblica un documento riservato in cui tale profezia aveva i contorni di un complotto (prontamente e fermamente smentito dal Vaticano).

Oltre che sulle profezie, i giornali hanno iniziato a interrogarsi sul futuro Papa. È un esercizio che durerà a lungo, dal momento che da qui al Conclave c’è tutto il tempo per fare ipotesi più o meno attendibili.

Il Pontificato di Benedetto XVI è durato otto anni. È stato un buon pastore, umile e dai tratti gentili. Si è trovato a gestire una nave in tempesta, scossa dai turbini dello scandalo riguardante la pedofilia, dalle rivelazioni di Vatileaks e altro.

Ma in mezzo alla tempesta, questo Papa non ha fatto altro che cercare di indicare alla Chiesa un ritorno all’essenziale. «Oggi, in vaste zone della terra, la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento». Questa frase, che vale un Pontificato, non è suonata come un’accusa a un mondo sempre più scristianizzato, ma come richiamo alla Chiesa.

Così la promulgazione dell’Anno della fede resta il cuore, fondamento e vertice, del suo Pontificato. Si chiuderà a ottobre prossimo, questo anno. E le sue dimissioni, a metà di questo itinerario di conversione, peraltro passato alquanto in sordina, fanno apparire questa iniziativa come un’incompiuta.

Apparentemente, quindi, questo cammino si è interrotto. Ma anche questo appartiene all’essenziale del cristianesimo: è il Signore che porta a compimento, nei modi e nelle forme che sceglie lui. Nella nostra inermità, nell’inermità di un povero Papa, tutto è posto, affidato alla miserdicordia e alla potenza del Signore e ai suoi disegni, che restano a noi misteriosi (un mistero buono e felice, cui si contrappone l’agire del diavolo, che così spesso innalza i vessili delle sue apparenti vittorie, lui che è stato sconfitto per sempre dalla resurrezione di Gesù).

Il fatto che il Papa abbia dato l’annuncio delle prossime dimissioni nel giorno della festa della Madonna di Lourdes è invito ulteriore alla preghiera, che poi è la cosa più importante. E che ci sottrae allo sconcerto e all’esercizio della divinazione per affidarsi, e affidare tutto, alla misericordia del Signore.

 

 

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