2 Gennaio 2013

"La politica non è solo numeri"

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Il consueto messaggio augurale di fine anno del Capo dello Stato è diventato oggetto di dibattito: ha criticato Monti o no? Alcuni hanno voluto sottolineare come l’enfasi sui risultati raggiunti dal governo Monti sia risuonato a lode e onore del bocconiano, altri hanno invece individuato frasi che suonano critica. Come quando il Presidente ha dichiarato che «l’Italia non può stare in Europa da passivo esecutore», un modo elegante per dire che l’Agenda del Paese (quella di Monti?), che ha imposto sacrifici terribili agli italiani, potrebbe essere stata redatta da altri a colpi di spread. E poi anche il passaggio nel quale il Capo dello Stato ha ricordato, ed è tragico che abbia dovuto farlo, che «la politica non è solo numeri». Ma al di là delle frasi e degli accenti dell’ultimo discorso di capodanno, basta guardare a quanto accaduto in questi mesi per avere contezza di quanto il Capo dello Stato abbia subito la salita in politica di Monti come una sorta di tradimento. In particolare, quando aveva ricordato, Monti era ancora indeciso, che un senatore a vita non può candidarsi, aveva detto tutto quello che che aveva da dire sulla questione.

Non curandosi affatto della freddezza del Quirinale, Monti continua a tessere la sua tela. Incontra vari leader del centro, accenna alla necessità di tagliare di un punto percentuale le tasse, aprendo così le porte a un dialogo con il Pd, che probabilmente sarà necessario. Ma soprattutto corre ai ripari sul fronte ecclesiale.

La sua salita i campo, infatti, ha goduto del favore di diversi esponenti della Chiesa cattolica. Un favore esplicitato un po’ troppo, forse, che ha esposto gli stessi a polemiche contro presunte ingerenze ecclesiali nella politica italiana. E che ora rischiano di diventare un boomerang per lui e per gli stessi presuli. La Chiesa percossa dallo scandalo Vatileaks non ha bisogno di nuove tempeste. Soprattutto in un anno in cui il Papa ha voluto richiamare tutti all’essenziale, promulgando l’Anno della fede.

Così dal Vaticano hanno iniziato a fare chiarezza, ridimensionando l’endorsement compiuto dall’Osservatore romano e altro.

Ma in questo scorcio di fine anno un altro cruccio per Monti è giunto da un articolo del Corriere della Sera, critico, appunto, con il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, e con il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, “colpevoli” di aver preso posizione in favore del nuovo centro. Un articolo in cui si spiegava, con accento di lode, come invece l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, avesse mantenuto certa distanza. Così, a scanso di equivoci, Monti è andato al Te Deum presieduto da Angelo Scola a San Fedele, intrattenendosi con l’alto prelato.

 

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