5 Ottobre 2026

Hormuz, il petrolio passa ma a costi altissimi

Trump: “L’Iran, come sapete, ha praticamente rinunciato a qualsiasi progetto volto a sviluppare l'arma nucleare". In realtà, come hanno dichiarato più volte le agenzie di intelligence americane, non ha mai cercato di produrre l’atomica.
di Davide Malacaria
Hormuz, il petrolio passa ma a costi altissimi
Tempo di lettura: 4 minuti

L’Iran, come sapete, ha praticamente rinunciato a qualsiasi progetto volto a sviluppare l’arma nucleare”. Così Trump ai giornalisti. In realtà, come hanno dichiarato più volte le agenzie di intelligence americane, non ha mai cercato di produrre l’atomica, anche perché c’era una fatwa, un pronunciamento dal valore dogmatico, che ostava a tale sviluppo da parte dell’ayatollah Khamenei, che gli Stati Uniti e Israele hanno ucciso; fatwa ancora in vigore.

Iran 'virtually' giving up any plans for nuclear weapon, Trump says

Ma al di là del particolare, che ha certa importanza perché la Fake sull’atomica iraniana è stata usata per scatenare una guerra, quel che importa sottolineare è che il presidente americano ha praticamente dichiarato che quel pericolo – immaginario, ribadiamo – non esiste più.

User Clip: Tulsi Gabbard: Iran is not building a nuclear weapon

Una dichiarazione in netta controtendenza rispetto ai tamburi di guerra che riecheggiano con ossessiva insistenza. Teheran, dal canto suo, sta ancora esaminando la controproposta americana alla sua proposta di pace. Un processo lungo, dal momento che al contrario dell’America, dove decide tutto l’Imperatore, quando è libero, o chi lo manovra, quando non lo è, in Iran sono tanti gli ambiti chiamati a esprimersi sulla decisione (a proposito di regimi…).

La dichiarazione di Trump va nella direzione di attutire la conflittualità attuale, eliminando uno dei due fattori ostativi a un’eventuale intesa, restando aperto solo il nodo del transito lungo lo Stretto di Hormuz. Al solito, mentre le minacce di guerra di Trump sono rilanciate da tutti i media occidentali, quelle di segno opposto sono tacitate, tale il potere degli ambiti guerrafondai. Se non fosse per quei pochi siti che l’hanno ripreso, tra cui quello da noi citato (peraltro, un sito decisamente anti-iraniano), il cenno sarebbe caduto nel nulla.

Resta, però, difficile sciogliere il nodo Hormuz, dal momento che gli Stati Uniti non vogliono accettare il regime di transito proposto da Iran e Oman, e di conseguenza sono contrari un po’ tutti in Occidente. Un modo per venirne fuori sarebbe un’intesa che riapra lo Stretto per un tempo definito per poter intavolare le sospirate trattative, cioè la proposta di Teheran rigettata da Washington.

Detto questo, resta anche difficile, anche se non impossibile, un accordo prima delle elezioni israeliane, al cui esito è sospeso il mondo intero, perché se vince Netanyahu probabilmente trascinerà Trump in una nuova guerra contro l’Iran, molto più ampia e distruttiva delle precedente, per tutto il mondo (l’alto costo dell’energia attuale sarà ricordato a lungo come l’ultimo momento felice – sic – per i consumatori del pianeta).

Quanto al flusso di petroliere lungo lo Stretto di Hormuz, l’America continua a rassicurare sul fatto che queste hanno ripreso a transitare nella strozzatura marina. Se tutto fosse a posto come assicurano non si comprende perché hanno chiesto, di fatto ordinato, ai Paesi clienti, tra cui quelli del G7, di liberare 100 milioni di barili delle riserve strategiche.

Va ricordato, en passant, che tali riserve servono per far fronte alle emergenze e i Paesi in questione hanno obbedito prontamente proprio al Potere che tale emergenza ha causato e sta prolungando, invece di chiedergli di porvi fine… tale il destino delle colonie…

Sulle rassicurazioni Usa sulla ripresa del flusso di petrolio globale, un articolo del New York Times dettaglia come “il petrolio riesce a passare semplicemente perché ora più petroliere sono disposte a correre il rischio di tentare la traversata”.

The Return of Middle East Oil

Infatti, Emirati arabi e Arabia Saudita sono “sempre più disperati” e “ora offrono somme ingenti agli operatori delle petroliere – in alcuni casi dieci volte superiori alle tariffe prebelliche, ha affermato Peter [Evis, che sta monitorando i flussi di petrolio dall’inizio della guerra ndr.]. Offerte tanto allettanti che molti stanno accettando. Il risultato è che il petrolio ha ripreso a scorrere, ma a un costo altissimo“.

“[…] Il recente aumento dei flussi di petrolio non ha finora contribuito in alcun modo a far scendere i prezzi. Gli elevati costi di trasporto delle petroliere, unitamente all’aumento dei premi assicurativi, hanno fatto lievitare i costi di spedizione. Il petrolio non è ancora sufficiente a soddisfare la domanda mondiale. La Cina e altri Paesi stanno attingendo alle riserve energetiche che avevano contribuito a stabilizzare i prezzi all’inizio del conflitto. E l’inverno, con la conseguente domanda di combustibile per il riscaldamento, è alle porte.

“La presa dell’Iran sullo Stretto potrebbe allentarsi, ma la sua strategia complessiva – mantenere i prezzi del petrolio sufficientemente alti da farne risentire il mondo, e in particolare gli Stati Uniti – continua a funzionare, ha affermato Hamidreza Azizi, analista esperto di Iran presso l’International Crisis Group. E se la situazione dovesse cambiare, l’Iran ha ancora altre carte da giocare”, cioè la chiusura del parallelo Stretto di Bab el Mandeb, cioè del Mar Rosso, da parte dei loro alleati Houti.

En passant, su al Jazeera un’altra ipotesi, in realtà parallela: le petroliere pagherebbero un dazio all’Iran per transitare. Ipotesi più che realistica.

Quanto all’invincibile armada statunitense, come l’ha ironicamente definita Trump all’inizio del conflitto, anch’essa ha un costo e, se è vero che l’Iran sta soffrendo molto a causa dell’embargo che gli è stato imposto, è pure vero che “le risorse che gli Stati Uniti hanno profuso per aumentare i flussi di petrolio dal Medio Oriente – che ricomprendono aerei da combattimento e sistemi missilistici con droni intercettori – non sono sostenibili a lungo termine, affermano gli analisti”.

Peraltro, l’invincibile armada Usa, secondo le autorità dii Teheran, ha dovuto allontanarsi dalle coste iraniane dopo che, in una scaramuccia, gli iraniani hanno colpito due delle sua navi. Ora la flotta è a circa 1000 km dalla costa. La notizia non è stata subito smentita dal Centcom, come d’uso, quindi è veritiera.

Tale lontananza aumenta i costi per monitorare lo Stretto e intervenire… Detto questo, Teheran ha annunciato che prolungherà la gittata del suo arsenale bellico, per allontanare l’armada ancora di più. Un gioco a rimpiattino di cui non si vede la fine.