25 Gennaio 2017

I dimenticati della globalizzazione

I dimenticati della globalizzazione
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Sulla Stampa del 22 gennaio, Maurizio Molinari dedica un editoriale alle ritrovate relazioni speciali del mondo anglosassone, grazie all’avvento di Theresa May e Donald Trump, da cui deriverebbe una nuova unità di intenti tra Stati Uniti e Inghilterra, perduta nel corso dell’amministrazione Obama.

 

Secondo Molinari, Donald Trump  ha avuto successo perché ha promesso di «sanare le ferite della globalizzazione garantendo protezione ai ceti medi impoveriti». E sono proprio «questi “dimenticati” dalla crescita economica avvenuta grazie alla globalizzazione che sono andati alle urne facendo vincere prima la Brexit e  poi Trump. E ora è rivolgendosi ai loro bisogni che la relazione speciale tra le due grandi democrazie anglosassoni si rimette in moto. Lo fa iniziando dallo strumento che, sin dalle origini, più li distingue: il commercio».

 

«[…] Il commercio ha generato il legame transatlantico e lo ha rimodellato senza interruzione nel corso di oltre due secoli fino alla stagione della globalizzazione guidata da Washington e Londra sull’onda della vittoria della Guerra Fredda. Ma ora i nuovi inquilini di Casa Bianca e Downing street vogliono modificarne le caratteristiche al fine di riportare ricchezza, lavoro e sicurezza dentro le rispettive frontiere. Ovvero, è la necessità di rispondere alle diseguaglianze che genera il nazionalismo economico».

 

«Ironia della sorte – commenta Molinari – vuole che a proporsi per sanare le diseguaglianze delle democrazie industriali più avanzate siano due leader eletti nei ranghi dei partiti conservatori sebbene la sfida che hanno davanti si adatterebbe meglio ad un programma progressista».

 

E ancora: «“The Donald” esprime non il programma o gli interessi di un partito, ma di un movimento rivoluzionario». Da qui anche certa impermeabilità alle critiche, che anzi lo rafforzano.

 

Nota a margine. Val la pena accennare al fatto che il nuovo legame transatlantico mette in seria discussione l’Unione europea, non più concepita come un partner degli Stati Uniti ma come un concorrente dell’asse anglosassone. Se un nuovo rapporto tra Stati Uniti e Russia rendesse anche l’interesse per la Nato meno cogente, i Paesi del Vecchio Continente perderebbero ancor più di interesse agli occhi di Washington.

 

Si annunciano tempi bui per la Ue, che l’egemonia tedesca, se esercitata nella maniera stolida conosciuta finora, potrebbe rendere ancora più bui. Nuovi tempi richiedono nuove flessibilità: le rigidità attuali non aiuteranno ad affrontarli.

 

D’altronde l’architettura della Ue è stata concepita perché i Paesi aderenti condividessero con gli altri membri i propri pesi; non per portare, oltre ai propri, i pesi imposti dall’alto.