2 Ottobre 2026

Il presunto attentato a Faiford, il volo Flydubai. Ottobre movimentato

Il primo ministro britannico Andy Burnham ha dichiarato che ci sono forti indizi sul coinvolgimento dell’Iran nell’asserito attentato alla base aerea di Fairford. Abbiamo scritto sulla stranezza di questo asserito attentato, non ci torniamo, se non che alle tante stranezze...
di Davide Malacaria
Il presunto attentato a Faiford, il volo Flydubai. Ottobre movimentato
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Il primo ministro britannico Andy Burnham (nella foto in apertura) ha dichiarato che ci sono forti indizi sul coinvolgimento dell’Iran nell’asserito attentato alla base aerea di Fairford. Abbiamo scritto sulla stranezza di questo asserito attentato, non ci torniamo, se non che alle tante stranezze si aggiunge quella che i cinque arrestati non portavano con loro ordigni, come ha comunicato la polizia britannica, ma solo benzina, non si sa in che quantità (una tanica?).

Il presunto attentato a Faiford, il volo Flydubai. Ottobre movimentato

Cinque scappati di casa sarebbero stati mandati dall’Iran a dare l’assalto alla base aerea più sorvegliata della Gran Bretagna, dal momento che ospitava bombardieri americani, da cui la doppia sorveglianza. Così è se vi pare…

Le dichiarazioni di Burnham seguono e portano avanti la narrazione iniziata da Marco Rubio che subito, appena si è diffusa la notizia, ha detto che quanto avvenuto alla base aerea “vede chiaramente coinvolto un “attore straniero”.

Nel titolo del New York Times l’attore è diventato un Paese, mentre si sa che di attori ce ne sono tanti al mondo, ad esempio l’Isis o al Qaeda, i quali non hanno un Paese, ma così è. Hanno esplicitato l’implicito, dal momento che come esempio specifico Rubio ha citato l’Iran, senza però incolparlo, appunto.

Con Burnham sono arrivati gli indizi, e “forti”, sull’Iran; poi, come accaduto in casi similari, emergerà che i cinque o uno di essi ha avuto contatti con l’ambasciata iraniana o con un membro dei Guardiani della rivoluzione, in Iran o in terra britannica che sia. Oppure qualcuno degli arrestati, stranamente liberati su cauzione nonostante la gravità delle accuse, confesserà. Film già visti.

Tutto ciò nell’immediato rende più arduo addivenire a un qualsiasi accordo tra Washington e Teheran, proprio adesso che l’Iran, dopo aver ricevuto una risposta ufficiale americana alla sua proposta di pace, sta valutando se accettarla o meno. In seguito, l’asserito attentato servirà a corroborare le spinte per riprendere l’aggressione all’Iran.

Sul dirottamento dell’aereo Flydubai diretto a Tel Aviv c’è da rilevare che, salvati fortunatamente i passeggeri, il volo è comunque precipitato metaforicamente su Israele, diventando il focus della campagna elettorale. Netanyahu non ha perso tempo ad accreditarsi il merito di quanto accaduto, nonostante il velivolo sia stato salvato dai passeggeri.

Ieri un tripudio di photo opportunity con i salvatori, tra cui l’idraulico che sembra abbia salvato tutti. Dell’idraulico eroe ha parlato anche Trump: “Un idraulico israeliano, che non aveva mai praticamente preso un aereo in vita sua, ha visto cosa stava succedendo. L’aereo stava andando in picchiata, l’idraulico ha trascinato il copilota via dai comandi: lavorare con i tubi rende forti…”.

“Ha preso i comandi, è stato in grado di risollevare l’aereo prima che si schiantasse. Poi sono intervenuti uomini della sicurezza che erano seduti in coda e sono intervenuti altri piloti. Questo è quello che ho sentito da Bibi Netanyahu e da un paio di altre persone. Un idraulico ha avuto la capacità di prendere i comandi e di evitare un disastro. E ha detto che ha imparato a pilotare un aereo guardando un programma in tv, Air Disasters”. E ha chiosato: “È la storia che ho sentito da Bibi, magari è vera…”.

Al di là dell’accaduto, resta che l’aereo è caduto a bomba sulla campagna elettorale più difficile della vita politica di Netanyahu. Questi rivendica il merito di aver avvertito il giorno precedente che Israele sarebbe stato attaccato prima delle elezioni. Allarme che l’opposizione aveva derubricato a boutade. Così che quanto avvenuto il giorno successivo ha segnato la loro disfatta… forse.

Così il Timesofisrael: l’attentato “è diventato immediatamente un punto critico della politica: gli alleati del governo hanno affermato che l’incidente confermava gli avvertimenti del Primo Ministro Benjamin Netanyahu sugli attacchi pre-elettorali, mentre i leader dell’opposizione hanno sostenuto che, al contrario, richiamava alla mente gli errori che permisero l’invasione di Hamas di tre anni fa”.

Yossi Verder, su Haaretz, annota: “La loro fretta di rivendicare il merito solleva una questione più importante: se Netanyahu aveva informazioni che indicavano un attacco imminente, cosa ha fatto il suo governo per impedirlo? Se ci fosse stato un avvertimento credibile, perché Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz, il ministro dei Trasporti o i capi delle Agenzie di sicurezza israeliane non hanno ordinato controlli più rigorosi, rivisto le procedure, sospeso i voli se necessario o avvertito gli Emirati? Dopotutto, Netanyahu era appena rientrato dagli Emirati Arabi Uniti”.

“[…] Le campagne elettorali possono portare le persone alla follia. Ma è difficile ricordare un altro caso in cui un governo si sia autoincriminato con tanta prontezza per quello che altrimenti sarebbe apparso come un fallimento catastrofico […]. Netanyahu e i suoi alleati sembrano invece determinati a trarre vantaggio politico da un incidente che, in base alle informazioni attualmente disponibili, presenta due possibilità.

“O si è trattato di un fallimento dell’intelligence e della sicurezza che il governo avrebbe dovuto prevenire, oppure di un atto isolato compiuto da un pilota senza motivazioni nazionalistiche, nel qual caso l’avvertimento precedente di Netanyahu sarebbe stato irrilevante. Nessuna delle due possibilità presenta molti motivi per festeggiare”.

“Con le elezioni del 27 ottobre ormai alle porte, Netanyahu sembra sempre più determinato a trasformare le minacce alla sicurezza in vantaggi politici […]. L’incidente di mercoledì che ha coinvolto il volo Flydubai gli ha offerto un’ulteriore opportunità per rivendicare che il suo avvertimento fosse giustificato. Ma nella fretta di dipingere Netanyahu come il leader che aveva previsto il pericolo, lui e i suoi alleati non si sono posti una domanda a cui potrebbero trovare ben più difficile rispondere: Se davvero lo aveva previsto, perché non ha fatto nulla per impedirlo?”.