22 Ottobre 2013

La guerra (e la vittoria) della grande finanza contro gli Stati nazionali

La guerra (e la vittoria) della grande finanza contro gli Stati nazionali
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«Le finanze pubbliche degli Stati sono così malridotte perché gli Stati hanno perso una guerra, quella contro i grandi oligopoli della finanza. Che prima […] hanno condizionato e “corrotto” (in modo più o meno soft) governi e regolatori eliminando progressivamente i limiti all’indebitamento e alla speculazione e abolendo la separazione tra banca commerciale a banca d’affari che ha dato il via libera al paradosso di banche “commerciali” affette da ludopatia speculativa […]. La sloteconomics è dunque impazzita fino al punto in cui, vittime dei loro stessi eccessi e dei testa coda di una circolazione finanziaria senza più semafori né stop i giganti della finanza sono falliti facendo precipitare il mondo in una gravissima crisi finanziaria.

Ma il capolavoro è avvenuto in questo apparente momento di debolezza nel quale i grandi oligopoli sono dovuti andare in giro col cappello in mano per chiedere il salvataggio degli Stati.  È qui che gli Stati hanno rivelato la loro debolezza salvandoli, a parte il caso Lehman, senza porre alcuna condizione e senza realizzare una coraggiosa opera di antitrust». È un passaggio di un articolo di Leonardo Becchetti sull’Avvenire del 22 ottobre, che prosegue evidenziando lo spostamento della ricchezza dagli Stati nazionali verso gli oligopoli finanziari: se il Pil del mondo è pari a 65 trilioni di dollari, le quattro principali banche internazionali «maneggiano nel complesso contratti “derivati”per un totale di 200 trilioni valore nazionale. Derivati posseduti al 95% solo per motivi speculativi». 

Gli sconfitti di questa guerra, continua l’economista sul quotidiano dei vescovi, sono ovviamente, i cittadini, che pagano «in termini di aumento della disoccupazione e della povertà». In questa fase post-bellica nella quale per stimolare la crescita le banche centrali pompano liquidità nel circuito finanziario, assistiamo a un ulteriore paradosso: la liquidità finisce «per lo più nei canali della speculazione, che vedono ovviamente con favore questo tipo di intervento. I mercati finanziari ritrovano subito i massimi pre-crisi mentre l’economia mondiale ne resta lontana».

Titolo dell’articolo: Economia dopata Tutti i costi delle nuove guerre.

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