30 Ottobre 2014

La vittoria dei laici in Tunisia, una buona notizia per il mondo arabo

La vittoria dei laici in Tunisia, una buona notizia per il mondo arabo
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Béji Caïd Essebsi

«Chi avrebbe mai immaginato che un partito maggioranza relativa di intonazione islamista perdesse il primato a favore di una formazione laico moderata e accettasse il risultato elettorale senza che scorresse sangue per le strade, senza il preannuncio di un golpe, senza una catena di attentati alla vigilia del voto? Che cioè si instaurasse proprio lì, nel Maghreb, la regola dell’alternanza democratica che nel mondo occidentale è la base condivisa della democrazia rappresentativa? Pochi, pochissimi ci avrebbero scommesso». Inizia così un editoriale dell’Avvenire del 30 ottobre a firma Giorgio Ferrari che saluta la vittoria di Béji Caïd Essebsi e del suo partito, Nidaa Tounes, alle recenti elezioni politiche in Tunisia contro il partito islamista di Ennadha.

 

Un voto simbolico, spiega Ferrari, perché proprio in Tunisia iniziò quella cosiddetta Primevera araba che tanto sconvolgimento ha portato nei Paesi arabi, sia per la sua portata rivoluzionaria sia per le reazioni innescate. Certo, spiega Ferrari, la Tunisia ha una storia particolare rispetto a quella di altri Paesi arabi, di aperture e legami saldi con l’Occidente, in particolare la Francia ed Essebsi appartiene alla vecchia nomenclatura che aveva guidato il Paese con Ben Alì. Come anche è sicuramente vero che la sua vittoria è frutto anche di una paura condivisa per la montante minaccia dello jihadismo (tanto che Ferrari ipotizza un accordo di governo tra i due partiti maggiori), ma resta il dato positivo.

Da queste elezioni, conclude Ferrari, una «lezione chiarissima: non è con i bombardamenti e con i droni che si costruiscono le grandi trasformazioni. La grande prova di maturità civile offerta dalla Tunisia lo conferma».

 

Nota a margine. All’analisi di Ferrari si può aggiungere, ci permettiamo, che la Tunisia muove meno interessi di altri Paesi, vedi Siria. Ma comunque resta un esempio e un modello virtuoso, anzitutto di un compromesso politico che favorisce uno sbocco non violento a una crisi. In genere l’approccio occidentale alle crisi che nascono nel mondo islamico è più tranchant e causa, di fatto, ulteriori crisi.

Infine va segnalato che con la sconfitta di Ennadha si registra un ulteriore arretramento dei Fratelli musulmani, movimento islamista al quale è affiliato tale partito, già sconfitto in Egitto. E, insieme, un arretramento del sogno neo-ottomano vagheggiato da taluni ambiti culturali e politici turchi attualmente al governo, che proprio nella vittoria di Ennadha in Tunisia aveva trovato il primo germoglio.

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