Le bombe Usa sugli sposi iraniani
Tempo di lettura: 4 minutiLa nuova fase cinetica del conflitto iraniano non promette nulla di buono. Al solito, le guerre si sa quando iniziano, non quando finiranno. E l’idea degli strateghi Usa di una nuova fase limitata solo a “liberare” lo Stretto di Hormuz rischia di innescare una nuova guerra su larga scala.
Il piano delineato per liberare lo Stretto è semplice: basta distruggere tutti i sistemi di rilevamento iraniani che monitorano Hormuz e i sistemi d’arma che vi insistono e tutto tornerà come prima.
Questa la follia degli strateghi americani, di impossibile realizzazione data la configurazione dello Stretto che, a motivo della prossimità della costa e della presenza su di essa di montagne atte a celare e proteggere i presidi militari, permetterebbe agli iraniani di continuare a bersagliare le navi in transito anche se dovesse collassare l’intero Paese.
Peraltro, basta solo la possibilità di subire attacchi a rendere il transito delle petroliere eccessivamente oneroso, dal momento che gli armatori devono sobbarcarsi di spese assicurative extra.
La ripresa della guerra cinetica la dice lunga sulla disperazione dell’amministrazione Trump che, varando quest’ultimo piano, segnala di non credere al penultimo, cioè che l’incremento delle sanzioni piegherà Teheran.
E la dice lunga sul dilagare dei falchi nell’amministrazione Trump, che stanno mettendo alle corde le figure votate a una politica estera meno muscolare, come dimostrano le recenti dimissioni di Segretario dell’Esercito Dan Driscoll, amico di J.D. Vance, dettate probabilmente, oltre che dalla dialettica con il Segretario per la Guerra Pete Hegseth, dalla contrarietà verso la svolta cinetica del confronto con l’Iran.
Driscoll è solo l’ultimo di una lunga serie di figure apicali dell’amministrazione Trump cacciate o costrette alle dimissioni in questa “guerra” scatenata all’interno dell’Impero contro “realisti e moderati”, come dettaglia un articolo di Responsible Statecraft.
Tante le personalità di alto profilo di tendenza moderata estromesse: dal capo dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard al direttore dell’antiterrorismo Joe Kent, fino ad arrivare ad Andy Baker, vice consigliere per la sicurezza nazionale, che aveva un ruolo “fondamentale” nell’amministrazione Trump, come riferisce RS.
Una purga che, come annota RS, ha interessato anche numerose figure di più basso livello. L’esito di questo sviluppo “è che Rubio e i suoi amici più intransigenti ‘hanno consolidato la loro influenza e il loro potere all’interno dell’amministrazione'”, come ha rivelato un anonimo al media Rolling Stone.
RS non ne scrive, ma ciò sta erodendo il potere di Trump all’interno della sua stessa amministrazione, isolandolo e lasciandogli sempre meno spazi di manovra. Infatti, va a scapito di quella fazione che, se libero e non ricattato, favorirebbe.
Lo evidenziano le varie e autorevoli indiscrezioni che segnalano come per la prossima candidatura alla presidenza sostiene risolutamente Vance, anche se solo in privato, non volendo urtare suscettibilità.
Inutile aggiungere che il fatto di non riuscire a difendere gli uomini che fanno riferimento a Vance nella sua stessa amministrazione segnala quanto sia debole, al contrario di come si mostra e appare pubblicamente. Inutile specificare che la presa sempre più forte dei bellicosi neocon sul potere imperiale rende sempre più pericoloso il braccio di ferro ingaggiato con l’Iran.
Infatti, pur di affermare il proprio potere e aiutare Netanyahu sarebbero disposti anche a usare l’atomica contro Teheran, opzione che i funzionari statunitensi vellicano nel corso dei loro incontri riservati. Da questo punto di vista, Trump, deprecabile per tanti aspetti, è comunque un freno: rispondendo a una domanda su questa opzione, dopo aver dichiarato di escluderla, aggiungendo che “non c’è motivo per farlo”, ha concluso: “Che domanda stupida“.
Come al solito, il mondo e il potere di questo mondo non possono essere incasellati in rigidi schematismi e anche da un presidente pessimo come Trump può venire qualcosa di buono.
Infine, c’è un altro fattore che rende ancora più pericolosa la nuova fase cinetica: la nuova dottrina militare iraniana, varata con il recente cambio della guardia ai vertici dei Guardiani della rivoluzione. Tale dottrina prevede una reazione più aggressiva agli attacchi statunitensi.
Lo si è visto nell’ultima rappresaglia iraniana, che si è dispiegata in modalità più intensa rispetto alla fase cinetica pregressa, e dalle minacce di ritorsioni più devastanti verso i Paesi che supportano l’aggressore a livello operativo o logistico.
Non solo, la richiesta ai Paesi del Golfo e alla Giordania di espellere gli americani dal proprio territorio in queste ore riecheggia più forte di prima, accompagnando i missili che hanno bersagliato le basi statunitensi sparse nella regione.
La portata della reazione iraniana si spiega anche con l’ennesimo crimine di guerra statunitense (che probabilmente intendeva suscitare proprio questa furia): le bombe Usa, che hanno ucciso 11 civili, hanno fatto strame anche a un matrimonio, quattro le vittime di cui due bambini.
Il portavoce del CENTCOM, il capitano Tim Hawkins, nonostante i video (vedi BBC), ha negato l’attacco: “Siamo a conoscenza delle notizie provenienti dai media statali iraniani. L’esercito statunitense non prende mai di mira i civili, a differenza delle Guardie Rivoluzionarie”.
Una boutade, ovviamente, basta ricordare la strage delle studentesse di Minab. Ma a quanto pare i matrimoni sono considerati un target dagli strateghi Usa. Ad esempio, la lunga guerra afghana è stata intervallata, quasi cadenzata, da attacchi a cerimonie nuziali.
Nel dicembre del 2013 The Nation titolava: “Gli Stati Uniti hanno bombardato almeno otto feste di matrimonio dal 2001”.
Successivamente i matrimoni in Afghanistan sono stati presi di mira dall’Isis, che combatteva i “cattivi” talebani. Agosto 2019, attentato a un matrimonio da parte dell’Isis, 60 morti; o dall’esercito afghano gestito dagli Usa: settembre 2019, 40 civili uccisi in un matrimonio a Musa Qala, nella provincia dell’Helmand, ad opera delle forze afghane.
Ciò per ricordare solo alcuni episodi, si potrebbe continuare. A volte c’è chi declina in termini eccessivamente letterali la massima che recita: “Il matrimonio è la tomba dell’amore”.



