2 Ottobre 2026

Le elezioni israeliane e la guerra all'Iran

Quanto è accaduto ieri ha dato ossigeno alla campagna elettorale di Netanyahu. Non una nostra considerazione, ma quanto titola TimesofIsraele”L’attentato al volo Flydubai salverà la campagna elettorale in difficoltà di Netanyahu?”
di Davide Malacaria
Le elezioni israeliane e la guerra all'Iran
Tempo di lettura: 4 minuti

Nello stallo, s’intensificano le pressioni per una nuova guerra contro l’Iran. Dalla Gran Bretagna a Israele fino agli Emirati arabi tutto spinge in questa direzione, con Trump che apparentemente segue l’onda, avendo ribadito che dopo le elezioni di Midterm potrebbe riprendere la guerra su larga scala.

E alle parole stanno seguendo i fatti, con l’America che ha inviato una terza portaerei verso il Medio oriente insieme a una piccola flotta che imbarca altri 2mila marines, che si aggiungono alle forze già inviate nell’area. Inoltre ha inviato altri Patriot a Qatar e Arabia Saudita.

La Gran Bretagna ormai si è accodata alla scia, come dimostra l’inchiesta sullo stranissimo attentato sventato contro la base aerea di Fairford che sta puntando decisamente ad coinvolgere Teheran. Ieri è stato arrestato un britannico con doppia cittadinanza, l’altra è ovviamente iraniana. La trama del thriller è già scritta: si scoprirà che l’uomo arrestato ha avuto contatti con l’ambasciata iraniana o con qualche esponente delle Guardie della rivoluzione.

UK-Iranian dual national arrested over RAF Fairford incident, police say

Ribadiamo le nostre perplessità sull’accaduto e, a quanto abbiamo già scritto, aggiungiamo i dubbi di Kurt Nimmo che, sul sito del Ron Paul Institute, ha scritto: “Si è subito affermato che i presunti responsabili fossero terroristi iraniani […] e come prova è stata pubblicata l’immagine di uomini ammanettati a torso nudo. Ben presto si è scoperto che l’immagine era un falso creato con l’intelligenza artificiale” , nel quale gli arrestati avevano tratti somatici arabi (vedi France24).

 RAF Fairford: Trump and Rubio Hallucinate a Terror Plot

Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha subito “dichiarato al popolo americano che un ‘attore straniero’ era responsabile del fallito attentato. Inizialmente, la reazione istintiva è stata quella di incolpare la Russia. Doveva essere per forza la Russia, ma non era una spiegazione molto utile, quindi si è passati a parlare di malvagi terroristi iraniani colti in flagrante mentre sabotavano i nostri aerei usati per bombardare scuole elementari e ospedali”.

“Gli inglesi hanno rilasciato i cinque uomini, molto probabilmente perché non ci sono prove che siano terroristi, ma piuttosto ladri che cercavano di guadagnare qualcosa con il gasolio rubato, dal momento che il gasolio sta diventando rapidamente scarso e costoso a causa della guerra di Trump. Attualmente c’è un’epidemia di furti di carburante dalle aziende agricole, ma questo non si presta alla narrativa che insiste sul fatto che i malvagi mullah iraniani non vedono l’ora di bombardare con armi nucleari l’America, Israele e forse anche il Regno Unito”.

Diversi analisti hanno fatto notare anche che, invece di usare droni per attaccare la base britannica, gli asseriti terroristi si sono spinti con tre furgoni a un chilometro dall’aeroporto militare più sorvegliato del Regno Unito, peraltro bloccando maldestramente una strada usata dai comuni cittadini, uno dei quali ha dato l’allarme perché il blocco gli impediva di tornare a casa.

Purtroppo, a differenza di quanto ha scritto Nimmo nell’immediato, le autorità inglesi non hanno deciso di derubricare la vicenda a mera cronaca e l’inchiesta sta puntando dritta sull’Iran (probabile che la svolta si sia avuta quando alla polizia è subentrato l’antiterrorismo).

Quanto al volo Flydubai, a quanto pare l’accaduto ha dato ossigeno alla campagna elettorale di Netanyahu. Non una nostra considerazione, ma quanto scrive il Timesofisrael. Questo il titolo:”L’attentato al volo Flydubai salverà la campagna elettorale in difficoltà di Netanyahu?”

Will the flydubai attack save Netanyahu’s struggling campaign?

Così nel sottotitolo: “Il Primo Ministro, con il suo fiuto per l’immagine, sta sfruttando il potere della sua posizione per associarsi all’eroismo dei passeggeri e suggerire che Israele è in troppo pericolo per rischiare con qualcuno di nuovo”, cioè un premier diverso da lui.

Va registrato che il drammatico evento ha di fatto cancellato la più pericolosa mina posta sul cammino di Netanyahu verso la riconferma, ovvero la querelle sull’avvertimento previo sull’attacco del 7 ottobre che avrebbe ricevuto dal principe ereditario degli Emirati Arabi.

Querelle che s’intreccia con le critiche sulla campagna militare di Gaza – che per le opposizioni si è rivelata fallimentare – alle quali ieri si sono aggiunte le rivelazioni del Primo ministro qatariota, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che in un’intervista rilasciata al noto conduttore televisivo britannico Piers Morgan, ha dichiarato che il 7 ottobre, finito l’attacco di Hamas, grazie a una difficile trattativa il suo Paese aveva ottenuto la promessa che gli ostaggi civili sarebbero stati tutti liberati”.

Possibilità che per realizzarsi doveva avvalersi di un momentaneo cessate il fuoco, ma gli israeliani “hanno rifiutato di prendere in considerazione l’idea”. Rivelazione che conferma lo scoop di Haaretz sul 7 ottobre. Ma ciò succedeva due giorni fa. Dopo il dirottamento aereo tutto è cambiato.

E se fino a quello i sondaggi elettorali davano in testa (pur se di poco) Gadi Eisenkot, lo sfidante di Netanyahu, oggi danno quest’ultimo in ripresa. Se vincerà Netanyahu le possibilità che riprenda la guerra all’Iran aumenteranno.

Non che le opposizioni siano decisamente più moderate di lui, ma avrebbero molti problemi interni da risolvere, inoltre sono propensi a rapportarsi al mondo in modalità diversa per far uscire Israele dal distruttivo isolamento attuale, da cui possibilità di un cambiamento di orientamento, seppur non rivoluzionario, anche rispetto al magmatico agone mediorientale.

L’insistenza di Trump di voler attendere dopo le Midterm per decidere cosa fare con l’Iran deriva da questo. Non lo può dire, ma nel segreto spera che, alle elezioni israeliane del 27 ottobre, vinca Eisenkot, come fa baluginare un suo accenno: “Non ho sentito cose negative su di lui“…

Inoltre, alle Midterm di novembre dovrebbero affermarsi i candidati del partito democratico, che stanno cavalcando il malcontento popolare sulla guerra all’Iran – il 70% degli adulti americani è contrario. Con Eisenkot alla guida di Israele e i democratici a dominare il Congresso, Trump avrebbe le sponde per cercare di chiudere in qualche modo un conflitto dal quale, pur sapendo di aver perso, non riesce uscire.