21 Marzo 2023

Il mandato di arresto contro Putin e i bambini ucraini

Una nursery in Ucraina. Il mandato di arresto contro Putin e i bambini ucraini
Tempo di lettura: 7 minuti

Il mandato di arresto contro Putin della Corte dell’Aja presenta diverse criticità. Una di queste, poco indagata, riguarda l’estrema vulnerabilità dei bambini ucraini. I bambini del Donbass erano a rischio a causa delle bombe, ché tante ne cadono, lanciate dagli ucraini, nel territorio controllato dai russi (peraltro bombardato per anni anche prima dell’invasione; in tale temperie, come registrava l’Unicef, sono stati uccisi 152 bambini e 146 sono rimasti feriti, mentre 66.491 hanno “sofferto a causa della guerra”). Ma i bimbi ucraini risultano esposti anche ad altri pericoli, perché tanti sono i predatori che si aggirano per il Paese.

Riprendiamo dal Corriere della Sera del 20 maggio 2020: “l’Ucraina è diventata un negozio online internazionale per la vendita di neonati”. A denunciare tale situazione era stata Mykola Kuleba, difensore civico dei bambini del governo Zelensky.

Un grido di dolore lanciato dopo la tragica scoperta di un centinaio di bambini, nati attraverso la pratica dell’utero in affitto, stipati in una stanza d’albergo perché, a causa dei lockdown pandemici, i genitori a distanza non avevano potuto prelevarli.

Sul punto l’Associated Press del 10 giugno 2020 rilevava: “L’Ucraina ha una fiorente industria della maternità surrogata ed è uno dei pochi paesi che consente agli stranieri di partecipare a tale pratica. Circa 50 cliniche offrono servizi di maternità surrogata nel paese, dove le ristrettezze economiche spingono molte donne ucraine a diventare madri surrogate”. Di oggi un articolo di Libero che spiega come tale industria sia ancora fiorente. Pratica legale, ma a rischio di incidenti di percorso e non sempre curata da persone affidabili, come rivela la scoperta alla quale abbiamo accennato.

Il fenomeno della sparizione di bambini

Più inquietante quanto denunciava anni fa l’European Centre for Law and Justice, secondo il quale l’Ucraina registrava una massiva sparizione di bambini, a volte usati anche per alimentare il traffico di organi. “È difficile guardare i minuscoli cadaveri dissotterrati dal cimitero vicino all’ospedale n. 6 – si legge in un rapporto dell’ECLJ -. Le fotografie forensi mostrano corpi che sembrano esser stati mutilati prima di essere gettati in una fossa comune a Kharkiv, una città Ucraina”.

“In una foto si vede un uomo con guanti chirurgici che mette insieme diversi pezzi di carne, disponendo i frammenti in modo da far intravedere il corpo di un bambino prima che fosse smembrato”. Nel rapporto si parla di madri alle quali, dopo il parto, sono stati sottratti i figli, adducendo la scusa che erano deceduti subito dopo la nascita. Madri che hanno provato a trovare una risposta alle loro domande, sbattendo però sempre la “testa contro un muro”.

“Ancora più inquietante, ha affermato la signora Vermot-Mangold [una delle madri in questione], è l’evidenza che i bambini sono trattati in modo tanto disinvolto in Ucraina, così è probabile che il numero reale di bambini scomparsi nel paese resti sconosciuto”.

E ancora, il 2 giugno 2015 l’Huffington Post pubblicava un articolo di Laurie Ahern, presidente di Disability Rights International, dal titolo: “Ucraina, gli orfanotrofi alimentano il traffico di bambini”. Vi si legge che “i bambini poveri e disabili, ospitati [negli orfanotrofi], lontani dal controllo delle famiglie e delle loro comunità, sono bersaglio facile per trafficanti e pedofili. E il personale addetto è spesso il nefasto beneficiario di transazioni perverse delle quali i bambini prigionieri sono la merce”.

“La mia organizzazione, Disability Rights International (DRI), ha recentemente pubblicato un rapporto — “No Way Home: The Exploitation and Abuse of Children in Ukraine’s Orphanages” — a seguito di un’indagine durata tre anni sulla condizione dei bambini che vivono in istituti”.

“DRI ha scoperto che i bambini sono a rischio di diventare preda di traffici a scopo sessuale, di essere usati come manodopera, nella pornografia e nel traffico di organi, in un paese noto per essere un hub per il traffico di esseri umani”.

“Si dice che circa 82.000 bambini vivano in queste strutture, anche se nessuno sembra saperlo con certezza. Alcuni attivisti ucraini reputano che il numero si aggiri attorno ai 200.000”.

Il Dipartimento di Stato Usa: Kiev non contrasta la tratta

Si tratta di anni anche molto precedenti la guerra, ma non sembra che le cose siano molto cambiate negli anni successivi. Infatti, nel 2021 il Dipartimento di Stato Usa denunciava che “il governo dell’Ucraina non soddisfa pienamente gli standard minimi per l’eliminazione della tratta” di esseri umani.

“L’impegno delle forze dell’ordine per scoraggiare la tratta è stato inadeguato. Continuano le segnalazioni di funzionari pubblici implicati nella tratta di esseri umani, compresi funzionari della polizia anti-tratta. Sebbene il governo, nel periodo a cui facciamo riferimento, abbia fatto delle indagini penali e accusato diversi funzionari, presumibilmente complici [di tale traffico], per il quarto anno consecutivo non si è registrata nessuna condanna“. Il Dipartimento di Stato non parla specificamente di tratta di bambini, ma le reti che operano in tale settore hanno maglie molto larghe.

Il conflitto ha acuito i rischi. Sulla situazione successiva alla guerra, un rapporto dell’Unicef nel quale si legge: “I bambini costituiscono la metà dei rifugiati della guerra ucraina, secondo l’UNICEF e l’UNHCR. Più di 1,1 milioni di bambini sono arrivati ​​in Polonia e centinaia di migliaia in Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca”.

“L’UNICEF continua ad avvertire sul rischio che possano essere vittime della tratta di esseri umani e dello sfruttamento. Per cercare di ridurre i rischi che i bambini e i giovani devono affrontare, l’UNICEF, l’UNHCR e i partner del governo e della società civile stanno aumentando i ‘punti blu’ nei paesi che ospitano i rifugiati […], spazi sicuri per fornire informazioni alle famiglie in viaggio, aiutare a identificare i minori non accompagnati e isolati e garantire loro protezione dallo sfruttamento”.

Come si può notare, bambini senza genitori sono arrivati nell’Europa dell’Est in maniera caotica, tanto che l’Unicef è dovuto intervenire per ridurre i rischi, mentre la Russia ha organizzato un piano di evacuazione strutturato, spostando i bambini a rischio o isolati nel proprio territorio, al sicuro dalle bombe e da altro.

Dal momento che la Russia è un Paese nemico dell’Ucraina, si è parlato di deportazione, perché Kiev non ha consentito a tale operazione. Era meglio lasciarli in balia dei trafficanti e delle bombe? Domanda che lasciamo in sospeso.

I veterani Usa e i bambini ucraini

Di interesse osservare come anche gli Stati Uniti si siano adoperati per salvare i bambini a rischio. Così la BBC: “Una squadra di veterani militari statunitensi sta aiutando a organizzare un passaggio sicuro per i circa 200.000 bambini ospiti degli orfanotrofi e delle famiglie ucraine affidatarie”.

“Ma dicono che migliaia sono dispersi e temono che alcuni possano essere già caduti preda dei trafficanti di esseri umani”. Martin Kvernbekk, un volontario che si è prodigato in tale operazione, ha raccontato alla BBC che “ha sentito parlare di bambini scomparsi da una serie di fonti diverse e di rapporti di trafficanti di persone che indossano giubbotti catarifrangenti e fingono di appartenere a organizzazioni che aiutano i soccorsi”.

“Le organizzazioni sono molto forti – sono reti grandi e ben finanziate, che fanno questo per vivere. Sono brave a far questo in tempo di pace”, dice. “Ora c’è la guerra, il caos, e stanno sfruttando il disordine per poter rapire più donne e bambini possibile”.

Insomma, ucraini e americani hanno fatto la stessa cosa dei russi. Solo che quanto fatto dai primi, che hanno portato i bambini al sicuro nella zona occidentale del Paese o nei Paesi dell’Est, è opera meritoria; mentre i russi, avendoli portati nel loro Paese, li hanno deportati…

Peraltro, gli sforzi di Kiev e dei veterani Usa hanno solo limitato i danni. Infatti, “il governo non ha la capacità di affrontare il problema”, ha detto alla BBC Jeremy Locke, a capo del team che si è prodigato per salvare i fanciulli. Tanto che, in una riunione, le autorità si sono accorte come “5.000 bambini fossero scomparsi dai loro registri”, ha aggiunto.

“Nessuno sa cosa gli sia successo. O sono vittime di guerra o sono scappati dal paese oppure sono stati portati oltreconfine da contrabbandieri o da persone che lavorano in modo errato'”, ha commentato Locke.

Pedofili in missione

Interessante anche un articolo dell’Indipendent, anch’esso successivo all’inizio della guerra. Ne riportiamo l’incipit: “Diversi pedofili britannici si sono recati in Polonia dichiarando di voler prestare ‘assistenza umanitaria’ ai rifugiati in fuga dall’Ucraina, tra cui migliaia di bambini non accompagnati“.

“La National Crime Agency (NCA) ha affermato che 10 noti pedofili si sono recati nel paese nelle sei settimane successive all’invasione russa. A tutti e 10 è stato chiesto di lasciare la Polonia dopo un colloquio con gli agenti dell’immigrazione e le forze dell’ordine e ora le autorità britanniche stanno lavorando per dissuadere altri dall’intraprende simili viaggi”.

I dieci loschi figuri sono stati identificati per la la loro fedina penale sporca. Ma siamo pronti a scommettere che altri con analoga fedina penale hanno portato a termine la loro nefasta missione, eludendo i controlli o corrompendo qualcuno; e altri, con la fedina penale pulita, si sono prestati a operazioni analoghe senza essere scoperti.

Ed è presumibile che tale attività non ha visto all’opera solo predatori britannici e non abbia avuto come obiettivo solo i bambini ucraini rifugiati in Polonia, ma anche quelli che hanno trovato riparo negli altri Paesi dell’Est e nella stessa Ucraina. Quanto emerso, cioè, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che sarebbe tutto da indagare, ma che non è stato indagato né lo sarà.

Lo denota l’altra cosa sconcertante dell’articolo: una volta scoperti, i dieci figuri, invece di essere arrestati e di indagare se facessero parte di una rete, come probabile che fosse, sono stati invitati a lasciare la Polonia. E possiamo scommettere che anche al loro ritorno in patria non hanno avuto alcun problema con le autorità, altrimenti l’articolo ne avrebbe accennato.

Invece, si rileva solo come le autorità britanniche hanno tentato di “dissuadere altri” dall’intraprendere analoghi viaggi, non sappiamo se attraverso una campagna pubblicitaria o altro e altrettanto aleatorio (un’inchiesta sarebbe stata forse più incisiva…).

Insomma, l’Ucraina non sembra essere un Paese nel quale i bambini hanno vita facile, per usare un eufemismo, e la guerra ha aumentato la loro vulnerabilità. Dato tutto ciò, il mandato di arresto contro Putin, colpevole di aver sottratto i fanciulli del Donbass alle bombe e ai tanti pericoli che incombevano su di essi (nel Paese confinante e altrove), lascia ancora più perplessi.

Operazione Babylift

Da ultimo, ci permettiamo di citare un articolo di Kurt Nimmo riportato dal Ron Paul Institute, che rammenta l’operazione Babylift, autorizzata dal presidente Gerald Ford alla fine della guerra del Vietnam, quando 3300 bambini vietnamiti furono prelevati dall’Us Army perché venissero adottati in “America, Australia, Germania ovest e Francia”.

“I bambini vietnamiti rapiti senza permesso furono identificati come ‘orfani’ nonostante il fatto che molti di essi avessero genitori e parenti” in patria, scrive Nimmo. “Un crimine” contro il quale fu intentata una causa collettiva che mirava “a fermare il procedimento di adozione fino a quando non fosse stato accertato che i genitori o i parenti in Vietnam erano consenzienti […] o che non avessero più genitori o parenti […]. Nella denuncia si dichiarava che molti degli orfani vietnamiti portati negli Stati Uniti durante l’operazione Babylift affermavano di non essere affatto orfani e di voler tornare in Vietnam”.

Solo per accennare da che pulpiti provengano certe prediche.

Nota a margine. La portavoce del Cremlino Marija Zacharova ha rivelato che il fratello di Karim Khan, il procuratore della Corte che ha spiccato il mandato d’arresto contro Putin, era un pedofilo e ha scontato solo metà della pena inflitta. Tutto vero, vedi il relativo articolo della BBC sull’ex parlamentare britannico Imran Ahmad Khan, espulso dal partito conservatore dopo la brutta vicenda. Le colpe e i reati non sono trasmissibili, ma la cosa desta curiosità.

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