23 Settembre 2026

Trump più libero, Iran e Usa dialogano dopo mesi di attrito

[La trattativa] è andata talmente bene che alla fine Witkoff si è incontrato di persona con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: un faccia a faccia senza contenuti specifici, perché tutto si era deciso prima, ma altamente simbolico.
di Davide Malacaria
Trump più libero, Iran e Usa dialogano dopo mesi di attrito
Tempo di lettura: 4 minuti

A margine dell’Assemblea generale dell’Onu è scoccata la scintilla. E una delegazione degli Stati Uniti ha intavolato un dialogo con quella iraniana. È la prima volta in sei mesi che i due Paesi dialogano in maniera così fitta, anche se messaggi sull’asse Teheran – Washington erano intercorsi anche in precedenza.

Un dialogo serrato, anche se a distanza, con i mediatori a far da tra le parti. Ciò accadeva mentre Trump recitava la sua parte all’Onu, indirizzando all’Iran le usuali blandizie e le necessitate minacce, più inquietanti delle precedenti perché è arrivato al punto di minacciare di annientare il Paese.

In realtà, come scriveva ieri Michael Birnbaum sul Washington Post, “nonostante le ripetute minacce, fin dalle prime settimane di guerra Trump ha mostrato una scarsa propensione a intraprendere attacchi su larga scala contro l’Iran”.

Trump warns U.N. he might ‘annihilate’ Iran as war overshadows diplomacy

Al solito, Trump abbaia per coprirsi le spalle dai guerrafondai che lo premono perché riprenda il conflitto (vedi, ad esempio, il recente articolo di Lewis Libby, capo dello staff del defunto neocon Dick Cheney, sul Washington Post).

Un clangore di sciabole che serviva a coprire il rumore di fondo delle trattative in corso. Ma la pantomima disvela anche tutta la debolezza dell’Imperatore e la Forza dei circoli imperiali e internazionali che urgono incenerire l’Iran.

La trattativa è andata bene, ha affermato Steve Witkoff che guidava la delegazione americana. Dichiarazione sottesa di prospettive rilanciata da Trump, il quale ha aggiunto che le parti hanno convenuto di incontrarsi nuovamente.

È andata talmente bene che alla fine Witkoff si è incontrato di persona con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: un faccia a faccia senza contenuti specifici, perché tutto si era deciso prima, ma altamente simbolico.

US and Iran hold first talks since June after Trump's 'annihilation' threat

Molto più contenuti i commenti degli iraniani, che si sono limitati alla cronaca e a riferire che le trattative erano circoscritte a trasmettere agli Stati Uniti le condizioni stabilite dal loro Paese per chiudere il conflitto. Comunicati che si sono intrecciati con le usuali dichiarazioni ufficiali volte a ribadire che Teheran ha le capacità e la forza per rintuzzare una nuova aggressione (tragedia che d’altronde non si può escludere nonostante il passo verso la de-escalation).

Questo dialogo non giunge del tutto inaspettato, dal momento che diversi indicatori segnalavano tale possibilità, ma resta una prova di forza e un successo della fazione statunitense più moderata.

Un successo che la fazione più bellicosa aveva fatto di tutto per contrastare, come dimostra l’incidente diplomatico che ha visto gli Stati Uniti negare il visto ad alcuni membri della delegazione iraniana al seguito di Araghchi.

Uno sgarbo arrogante e in violazione del diritto – gli Usa non hanno diritto a decidere chi partecipa ai lavori dell’Onu – che nelle intenzioni dei sabotatori avrebbe dovuto irritare gli iraniani e renderli ancor più diffidenti di quanto già siano sulle reali intenzioni dei loro antagonisti. Gli iraniani, però, non sono caduti nella trappola, evitando eccessive polemiche sull’accaduto.

Il rilancio della diplomazia segnala che Trump è un po’ più libero dalla morsa neocon. A dimostrare tale libertà, sempre e comunque limitata, lo sfregio che ha fatto a Netanyahu incontrando il suo acerrimo nemico Zohran Mamdani mentre il premier israeliano era in procinto di imbarcarsi per Washington.

Inoltre, la battuta indirizzata nel corso di un breafing al neocon Marco Rubio. Dopo una disgustosa tirata sulle afflizioni di Cuba- che egli stesso sta causando con un sanguinario embargo avviato su istigazione di Rubio – ha scherzato dicendo, a proposito del Capo del Dipartimento di Stato (di origini cubane): “Lo abbandoneremo a Cuba, in mezzo a Cuba, di ritorno dall’Iran. Useremo una di quelle grandi e bellissime portaerei per lasciarlo là”.

Nel riportare la notizia, i media Usa hanno riferito che Rubio ha sorriso alla battuta, ma nel video in questione il sorriso del Capo del Dipartimento di Stato appare affatto tirato e nervoso. Rubio “ha capito tutto”, per utilizzare la frase usata dal presidente prima di lanciare la freccia avvelenata.

A testimoniare l’allentamento della morsa sul presidente anche il fatto che questi è riuscito a “scaricare“, come scrive Alex Jones, la psichiatrica Laura Loomer, pasionaria repubblicana usata a lungo dai neocon per far pressioni su Trump, come accadeva quando si recava dal presidente con la lista delle persone da allontanare dall’amministrazione. Aveva libero accesso alla Casa Bianca e sembra che Trump non potesse dirle di no…

Laura Loomer: Far-right activist who met Trump before he fired NSC officials

La donna è tornata a parlare ieri, ma per dire che è “furiosa” con Trump per via del suo incontro con Mamdani. Non solo una critica, un segnale: i neocon hanno ripreso il tiro al bersaglio su Trump, com’è sempre accaduto quando questi ha provato a divincolarsi dalla loro stretta.

Infatti, il senatore repubblicano John Curtis, degno erede del neocon Mitt Romney (padre padrone dello Utah in cui Curtis è stato eletto dopo il ritiro di Romney dalla politica), ha chiesto che la Commissione Giustizia indaghi sul sontuoso matrimonio di Donald Trump Jr perché sarebbe stato pagato da un oligarca russo. L’iniziativa di Coryn è stata subito appoggiata dal senatore repubblicano John Cornyn, altro neocon.

Possono apparire piccole cose, ma è solo la punta di un iceberg che si sta muovendo contro Trump per costringerlo di nuovo in un angolo e all’obbedienza. La guerra o la pace con l’Iran dipendono, oltre che dalla sua alterna lucidità, dalla capacità di Trump di resistere a certe pressioni.