1 Settembre 2026

Ucraina: Trump prova a rilanciare i negoziati

Il punto è che Trump, pressato dai falchi, impantanato nei suoi fallimenti e impossibilitato dal suo narcisismo a una retromarcia, non sa che pesci prendere.
di Davide Malacaria
Ucraina: Trump prova a rilanciare i negoziati
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Dopo lo scambio di colpi tra Iran e Stati Uniti si rinnovano le pressioni per l’escalation contro Teheran, supportate dalla dichiarazione di Trump su una risposta dura alla reazione iraniana. Quasi nessuno riporta che, allo stesso tempo, Trump ha aggiunto che gli eventuali attacchi resteranno “limitati“.

Trump says U.S. might ‘smack’ Iran but that fighting is likely to remain limited

Il punto è che Trump, pressato dai falchi, impantanato nei suoi fallimenti e impossibilitato dal suo narcisismo a una retromarcia, non sa che pesci prendere. Né l’aiutano le dimissioni del Segretario dell’esercito Daniel Driscoll, amico di lungo corso di J.D. Vance, che lasciano il pallino dell’U.S. Army nelle mani del Segretario per la Guerra Pete Hegseth, la cui lucidità è offuscata da alcol e steroidi.

Comunque, qualcosa si muove. Se è ovvio che il Capo della Cia è stato mandato in segreto a Mosca per cercare un aiuto sull’Iran in cambio di un aiuto Usa sul versante ucraino, non sembra che l’incontro sia andato del tutto a vuoto.

Certo, Putin non l’ha incontrato, come probabilmente si aspettavano John Ratcliffe e Trump, memori dell’ultima visita di un capo della Cia in Russia, Joseph Burns, che fu ricevuto al Cremlino.

Ma Burns, la cui caratura era tutt’altra essendo stato ambasciatore Usa a Mosca, aveva una missione molto più seria da compiere per conto di Biden: cercare un accordo per un’invasione limitata dell’Ucraina che chiudesse la criticità Kiev ed evitasse il rischio Terza guerra mondiale (purtroppo, fallita l’intesa, la possibilità resta aperta).

Ratcliffe doveva solo perorare la causa di Trump, che vorrebbe arrivare alle elezioni di midterm con un successo su entrambi i fronti. Probabile che lo scambio di colpi tra Iran e Usa successivo alla visita di Ratcliffe abbia chiuso abbia precluso qualsiasi possibilità su quel fronte, peraltro già labili ab initio perché la Russia ha poco gioco se l’America non recede dalle posture muscolari.

Diverso il fonte ucraino, del quale Trump potrebbe comunque accontentarsi perché trovare una qualche intesa tra russi e ucraini, per labile che sia, sarebbe comunque un successo che potrebbe brandire a suo modo.

E sul fronte ucraino si notano segnali diplomatici. Anzitutto il fatto che il ministro del Tesoro russo Anton Siluanov sia stato al G-20 economico-finanziario che si sta tenendo in North Carolina (invito che ha suscitato le usuali ire dei rappresentanti della Ue). In questa sede Siluanov si è incontrato col suo omologo americano Scott Bessent e hanno parlato di come rilanciare il piano di pace di Trump, stilato al tempo e da tempo defunto.

The US Treasury Secretary discussed Trump's peace plan for Ukraine with his Russian counterpart – media

Difficile resuscitare i morti, anche per un presidente americano in preda a deliri di onnipotenza, ma resta che tentare una qualche risoluzione del conflitto è cosa buona e giusta. L’incontro ha avuto come corollario la telefonata di Zelensky a Witkoff e Kushner, che il presidente ucraino ha definito “costruttiva“, aggiungendo che stanno concordando la data per la visita dei due uomini di Trump in Ucraina, prevista da tempo e non ancora avvenuta.

Interessante, poi, la dichiarazione di Trump sulle Falkland. Ha detto che sta riflettendo sulla possibilità di rivedere la posizione statunitense sulla sovranità delle isole site al largo della punta estrema dell’Argentina, ad oggi territorio britannico, sovranità difesa in una guerra contro Buenos Aires.

Certo, ha tutta l’aria dell’ennesima pretesa verso i territori dei Paesi alleati protesi verso l’Artico (questa l’importanza delle Falkland); e certo è un modo per vellicare il nazionalismo argentino, che non ha dimenticato la sconfitta dell’82 e che ha nel presidente Milei uno stretto subordinato di Trump (attraverso Netanyahu…). Ma questo fulmine a ciel sereno e la tempistica fanno ipotizzare che sia anche un modo per far pressione su Londra perché ceda su altro.

Va ricordato che in questi ultimi giorni la dialettica Londra-Mosca si è acuita. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha dichiarato che la pazienza della Russia si è esaurita, che il supporto alzo zero a Kiev – che gli permette di far strage di civili russi – non sarà più tollerato, arrivando a minacciare che la Russia è pronta a colpire obiettivi britannici anche al di fuori dei confini ucraini.

Non sappiamo se l’esternazione di Trump sia dettata dalla volontà di far rinsavire la leadership britannica, che sta trascinando la Nato verso il confronto con Mosca, ma la tempistica delle sue dichiarazioni interpella.

Infine, va notato il media russo Russia Today per tutta la mattina ha riportato come titolo in evidenza una netta apertura di Putin: “Stiamo lavorando per una risoluzione del conflitto”. Titolo un po’ enfatizzato (quindi più significativo), perché in realtà si trattava di un accenno in risposta a una domanda del primo ministro indiano Narendra Modi, incontrato al summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (SCO).

Russia moving towards resolving Ukraine conflict – Putin

Questi, nel corso della conversazione, ha chiesto allo zar se la Russia stesse lavorando per porre fine delle ostilità e Putin ha risposto: “È proprio questa la direzione verso cui stiamo andando”. Affermazione generica, ma neanche troppo.

L’accenno dà modo di riferire, appunto, che in parallelo al vertice economico finanziario del G-20, si sta tenendo il summit della SCO in Kirghizistan, ospiti d’eccezione Masoud Pezeshkian e Abbas Aragchi, rispettivamente presidente e ministro degli Esteri dell’Iran, che con la loro presenza a questo vertice dimostrano quanto siano vane le minacce economiche americane contro il loro Paese. Quasi tutti i Paesi dello SCO potrebbero unirsi a Cina e Russia nell’ignorare le sanzioni contro Teheran.

Non sappiamo se in questo summit si stia cercando anche un modo per disinnescare il conflitto iraniano, quel che è certo è che Pezeshkian ha ribadito la posizione del suo Paese, anche se con un tono diverso, meno di sfida: l’Iran è pronto a tornare al Memorandum di Islamabad se gli Stati Uniti faranno altrettanto e lo rispetteranno. Palla agli Usa, ma sperare in un passo indietro o in una soluzione fantasiosa che gli permetta di farlo senza perdere la faccia è arduo.

Iran Ready to Implement Islamabad MoU If US Does Too: President

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