19 Marzo 2014

Notes, 19 marzo 2014

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Stabat Mater. Fac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum ut sibi complaceam: è un passaggio dello Stabat Mater che mi ha sempre commosso. Dove tutto è chiaro e semplice: fai Tu che arda il mio cuore, fai Tu che ami il Signore Gesù. Fai Tu che possa piacere a Gesù. Fai Tu: non c’è altra strada che questa umile preghiera. Non possiamo salvarci da noi stessi, ha ripetuto papa Francesco per l’ennesima volta (ed è felice questa insistenza); e non possiamo neanche amare Colui che è la nostra felicità; non possiamo amare Lui che ci ama così tanto da morire per noi, di una morte, orrenda, di Croce. Magari per chi è cristiano c’è la consapevolezza che Dio è la felicità del cuore, ma senza la Sua grazia è una consapevolezza che non vibra di vita, non fa “ardere” il cuore, per restare allo Stabat Mater. Al massimo muove a nostalgia.

Per chi nulla può da se stesso se non il peccato, non c’è altra strada che questa umile preghiera a Colui che tutto può, affinché il cuore possa amarlo. 

Piace concludere con una giaculatoria al Sacro Cuore di Gesù che, come altri, ho imparato da don Giacomo Tantardini: «Cuore di Gesù, ardente d’amore per me, infiamma il mio cuore di amore per Te». Così che la fede più semplice, quella che vive di umili giaculatorie smozzicate alla meglio nello scorrere delle ore e della vita, partecipa delle armonie più sublimi di Giovanni Battista Pergolesi. Già, ché tutto è facile e chiaro nel cristianesimo. Che non vive di valori non negoziabili, che non scaldano il cuore di nessuno, ma della sovrannaturale grazia di Dio.

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