15 Febbraio 2018

Gli Isis defenders

Gli Isis defenders
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La strage avvenuta a Deir Ezzor, dove l’aviazione americana ha ucciso circa cento siriani (Piccolenote), conosce uno sviluppo nuovo. Ieri gli Stati Uniti hanno diffuso la notizia che i morti ammazzati non sarebbero cento ma duecento. E sarebbero russi, mercenari della compagnia Wagner.

La diffusione di tale notizia, al di là della smentita di Mosca, è alquanto strana. L’uccisione di questa moltitudine di soldati russi è stata ostentata al mondo come fosse un trofeo di guerra.

Un’aperta e allarmante sfida a Mosca. E, insieme, un monito: gli accordi tra russi e americani sulla Siria, che prevedevano la salvaguardia dei rispettivi soldati presenti nel teatro di guerra, non valgono più. I russi sono diventati un target.

Un messaggio più che inquietante, che per fortuna Mosca ha evitato di enfatizzare: cosa sarebbe accaduto se l’aviazione russa avesse ucciso duecento contractors americani e l’avesse comunicato trionfante al mondo?

La notizia aveva anche un altro fine: incrinare l’immagine di Putin di fronte ai suoi connazionali e al mondo.

Il presidente russo si presenta come il playmaker del complesso e malmostoso puzzle mediorientale, il punto di riferimento imprescindibile delle diverse trattative, palesi e segrete, che si intersecano nella regione. Un ruolo che ormai gli è riconosciuto anche dai suoi avversari regionali e internazionali.

Rivelando la notizia dell’eccidio dei soldati russi, gli Stati Uniti hanno voluto appunto produrre un vulnus in quell’immagine vincente.

Non solo: la notizia scioccante voleva anche intossicare l’informazione su quanto veramente successo a Deir Ezzor.

Gli americani hanno spiegato di aver bombardato forze siriane che tentavano di dare l’assalto al quartier generale del SDF, le milizie curde alleate di Washington.

Ma venti caduti nel bombardamento appartenevano all’Isis Hunters, i cacciatori dell’Isis: una forza speciale creata da Damasco e addestrata dai russi per dare la caccia alle residue cellule terroriste sparse nel territorio siriano.

A comunicare l’uccisione dei loro compagni d’arme cono stati gli stessi Isis Hunters, subito dopo il bombardamento (e molto prima dell’annuncio americano).

Se c’erano loro in zona, è perché appunto nell’area di Deir Ezzor c’era l’Isis. Peraltro nella zona di Siria controllata dagli Usa.

Una conferma della ricostruzione dei fatti resa da Damasco, che aveva denunciato un’azione proditoria da parte dell’aviazione americana, condotta contro forze siriane intente a contrastare l’Isis.

Una verità più che imbarazzante, che andava coperta intossicando l’informazione.

Per concludere: abbiamo sempre evitato di mettere fotografie terrificanti sul nostro sito. Un rifiuto della logica dell’attuale giornalismo che usa “sparare” tali immagini per attirare lettori.

Nel caso specifico abbiamo fatto un’eccezione che conferma la regola, pubblicando una delle tante immagini della strage perpetrata dall’Isis a Nizza. Ci sembra il commento migliore e più esaustivo dell’enormita avvenuta a Deir Ezzor.

 

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