24 Maggio 2017

Manchester (2)

Manchester (2)
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Mario Calabresi, sulla Repubblica del 24 maggio, ricorda la strage di Bologna, 85 morti allora, e i nomi dei fanciulli macellati dalla mano terrorista: Luca Mauri, 6 anni, Sonia Burri, 7 anni, Manuela Gallon, 11 anni… bambini che potrebbero essere fratellini e sorelline dei ragazzini morti ammazzati a Manchester.

 

Un modo come un altro per ricordare che il Terrore ha più matrici, non deriva solo dalla perversione satanica dell’islam. E la criminalizzazione generica dell’islam è parte dell’attuale strategia stragista.

 

Le masse arabe attualmente sono in gran parte destabilizzate dalle guerre neocon che hanno creato una fascia di instabilità che va dalla Libia all’Afghanistan.

 

Una fascia che vede salve solo le Petromonarchie del Golfo, che intrecciano oscuri legami con il Terrore islamista; l’Egitto, uscito dal tunnel della destabilizzazione dopo il colpo di Stato che ha portato al potere di Al Sisi; e l’Iran, che ancora resiste a tale spinta (il Libano ha conosciuto le sue stragi).

 

Una destabilizzazione funzionale alla dottrina neocon, che immagina una ristrutturazione del mondo arabo più fluida e funzionale ai propri interessi globali. Tale destabilizzazione è il terreno fertile sul quale attecchisce il morbo del terrorismo.

 

L’Isis lo sa bene, per questo tenta di alimentare ancora di più tale spinta destabilizzante. I suoi crimini efferati vogliono provocare una reazione in Occidente, sia in ambito interno, creando conflittualità tra le comunità di immigrati islamici e i cittadini occidentali, sia a livello più alto alimentando la conflittualità tra Occidente e Paesi arabi.

 

Più acceso è questo conflitto più l’Isis accresce il proprio consenso nelle masse islamiche delle quali vuole prendere la leadership, come un tempo le avanguardie rivoluzionarie (e terroriste) aspiravano a far presa sulle masse dei lavoratori per attuare la loro rivoluzione.

 

In fondo anche la spinta del Terrore è rivoluzionaria e mira a travolgere anzitutto le forze islamiche che si oppongono ai loro disegni. Favorite in questo dalle guerre neocon, che hanno preso di mira i regimi più laici del mondo arabo, dall’Iraq di Saddam Hussein alla Libia di Gheddafi e in altro modo, ovvero attraverso una guerra per procura, la Siria di Assad.

 

La reazione dell’Occidente al Terrore non può che tener conto di questa strategia a breve e medio termine, altrimenti farebbe solo il suo gioco. È un conflitto complesso quello con il Terrore globale, che durerà tempo.

 

E che sarà vinto solo se in Occidente la politica (o la realpolitik per stare a certi accenti propri della politica estera del nuovo presidente americano) avrà la meglio sulle follie dei neoconservatori, la cui spinta rivoluzionaria, per una logica eterogenesi dei fini, alimenta la spinta rivoluzionaria contraria ed opposta in ambito islamista.

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