26 Febbraio 2014

Girasoli, Vincent Van Gogh

Girasoli, Vincent Van Gogh
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Ci sono pochi quadri al mondo capaci di comunicare struggimento come i Girasoli di Van Gogh. Vincent li dipinse durante la sua breve e bruciante stagione al Sud: due nell’estate 1888, e altri due ad inizio 1889, dopo la disastrosa lite con Gauguin. Sono tutti nello stesso vaso, bianco e giallo, come giallo è il fondo in tre casi. Van Gogh li aveva pensati da appendere in casa come tasselli di una decorazione molto più ampia. Scriveva infatti all’amico Bernard: «Sogno di decorare il mio studio con una mezza dozzina di tele di Girasoli incorniciate da sottili listelli in piombaggine arancione. Un effetto simile alle vetrate di una chiesa gotica». In sostanza, un polittico di Girasoli. L’estate 1888 è il momento più felice della vita del Van Gogh pittore: «Sto dipingendo con la foga di un marsigliese che mangia la zuppa di pesce», scrive al fratello. E spiega di voler arrivare a fare un quadro «chiaro su chiaro». Li chiama i «grandi» girasoli, non tanto in riferimento alle dimensione delle tele, pur grandi – quasi un metro di altezza – ma alla grandezza propria dei fiori. I Girasoli sono fiori “magnanimi”, come dei  fari generosamente accesi sulla vita. Sono fiori che non tradiscono, tant’è che Van Gogh riesce a dipingerli anche a gennaio, tanto si sono conservati. Li aveva già dipinti anche in anni precedenti, ma erano fuori dal vaso, stesi sul tavolo: fiori “morti”. Qui invece Van Gogh li scopre “vivi” e, sull’onda di quel forte senso di vita percepito arriva a dipingere quadri insolitamente prorompenti. Quadri felici, che in effetti firma quasi con spavalderia, mettendo il suo nome ben in vista sulla ceramica del vaso. Ma cosa ha fatto scattare in Van Gogh questa imprevista sicurezza? Il fatto di aver sfiorato “l’alta nota gialla” inseguita da una vita.

Per un momento Van Gogh l’ha avuta ben distinta davanti agli occhi e, senza esitazione, ha tentato di fissarla sulla tela. È una “nota” che ha che vedere con una felicità senza ombre, una felicità piena, luminosa, scaldata da un sole che non tramonta.  Una felicità vera perché riflesso di una felicità più grande. Davanti a quello spettacolo, Van Gogh sognava di replicare i suoi Girasoli, di farne il sottofondo della propria vita, circondandosene come vetrate aperte sulle pareti della sua camera. Non ci riuscirà, e la sua vita dopo quel gennaio 1889 andrà a precipitare verso il suo epilogo. Ma l’“alta nota gialla” è lì, capace ancora di commuoverci e di riempirci di struggimento.

 

Ps: ci sono due motivi che mi hanno spinto a questo post. Il primo è che due dei Girasoli sono stati riuniti in queste settimane alla National Gallery. Il secondo è la lettura di un libro molto bello su Van Gogh scritto da  Mariella Guzzoni (L’infinito specchio), libro da cui ho tratto notizie e spunti sui Girasoli.

 

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