11 Luglio 2014

Israele-Hamas: una guerra che chiama altre guerre

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Israele continua a bombardare la Striscia di Gaza. Dalla Striscia piovono missili su Israele. Non è più tempo di speranza in Medio Oriente, ma di cannoni. La fragile possibilità di pace offerta da un governo di unità nazionale palestinese che aveva aleggiato nel mondo, ma non aveva attecchito a Gerusalemme, è oggi sepolta sotto le bombe. Al momento si contano oltre 50 vittime palestinesi. Ed è solo l’inizio.

L’invasione di terra da parte di Israele è sempre più probabile. Le vittime, in questo caso, sono destinate ad aumentare a livello esponenziale. Fu così alla fine del 2008 con l’operazione Piombo Fuso, che causò 1200 vittime palestinesi, molti dei quali bambini. Danni collaterali è la definizione tecnica. La Bestia è tornata ed è assetata di sangue.

Gli Stati Uniti frenano, e non sono i soli, anche personalità dell’intelligence e militari israeliani sconsigliano l’offensiva di terra. Ma le possibilità di arrestare la macchina infernale sono sempre più scarse.

Oggi quasi nessuno parla più dei tre ragazzi israeliani rapiti e assassinati, oggi che l’offensiva israeliana non è più minacciata come ritorsione per un delitto efferato, ma realizzata per neutralizzare i lanci di razzi nemici (così nelle dichiarazioni di Netanyahu). E però questo lancio di missili non ci sarebbe stato senza senza quell’esecrando eccidio. E a quello occorre tornare per capire quanto accade oggi.

Il governo israeliano ha dato la caccia a rapiti e rapitori serrando la Palestina in una morsa di ferro. Quindici giorni nei quali la tensione tra ebrei e palestinesi è salita alle stelle, fino ad arrivare al culmine con la scoperta dei corpi dei ragazzi. E però per tutto questo tempo Netanyahu ha taciuto al mondo un particolare non secondario, ovvero che i ragazzi erano stati assassinati subito, come aveva rivelato la telefonata di allarme ricevuta dalla polizia israeliana nella quale si erano sentiti distintamente i colpi di arma da fuoco e le grida dei rapiti. La polizia aveva pensato a uno scherzo, si è detto (e resta il mistero sull’omissione di soccorso). Ma i servizi segreti che avevano vagliato la telefonata non potevano sbagliarsi sull’entità della tragedia. Perché questa scelta omissiva?

E ancora: Netanyahu ha subito accusato del crimine Hamas, minacciando di liquidare questa organizzazione, eppure ad oggi non è stata resa nota nemmeno una prova di tale coinvolgimento: una intercettazione, una foto, nulla. Hamas non controlla più la Striscia di Gaza come un tempo. Qui, più o meno nel segreto, sono nati gruppi jihadisti legati ai fondamentalisti islamici che agitano le aree vicine, dall’Isis iracheno ai Fratelli musulmani egiziani, dai tagliagole anti-Assad ad Al Qaeda. Un nugolo di gruppuscoli dediti al terrorismo avversi alla leadership di Hamas (anch’essa infiltrata da agenti esterni) e interessati ad affondare il processo di pace israelo-palestinese.

Analisti di tutto il mondo concordano nell’attribuire proprio a questi gruppi il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi israeliani. Ma non sono questi i nemici che Netanyahu ha dichiarato di voler attaccare, bensì Hamas, quelli che invece avevano sperato nell’accordo con Fatah proprio per non essere fagocitati da questi gruppi (una scelta obbligata, dal momento che senza il sostegno dei Fratelli musulmani egiziani, liquidati dal generale Al Sisi, Hamas è diventata più debole).

Probabile che questo conflitto porti a un serio ridimensionamento di Hamas e a una vittoria al suo interno dell’ala radicale. Ma può portare anche al suo collasso politico non solo per l’incalzare dell’offensiva israeliana che comporterà la liquidazione dei suoi capi, ma anche per l’incalzare, parallelo, delle frange più estreme dell’integralismo islamico; alle quali questa guerra guadagnerà consenso popolare e nuovi spazi di azione. Al termine di questa guerra, sia che si realizzi l’incubo di una invasione di terra, sia che proseguano i bombardamenti, una nuova leadership è pronta a prendere il potere a Gaza. Una leadership più fanatica, più aggressiva. Pronta a sfidare l’autorità di Fatah sulla Cisgiordania, ma soprattutto pronta a sfidare in maniera più efferata Israele e a subirne ritorsioni ancora più devastanti. Una guerra foriera di altre guerre, quindi, forse peggiori, che chiude per altri anni spiragli di pace in Terrasanta.

Un’ultima osservazione: le bombe di Netanyahu non sono dirette solo contro Gaza, ma anche contro l’amministrazione Usa. Il Presidente Barack Obama aveva puntato molta della sua autorevolezza sulla riuscita del processo di pace in Palestina, arrivando al punto di benedire l’accordo tra Hamas e Fatah e attirandosi le critiche pungenti del governo israeliano. Il sogno è finito, Obama ne esce pesantemente sconfitto.

 

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