21 Settembre 2013

Sedgh, l'ebreo-testimonial di Teheran

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Sarà scarna la delegazione iraniana che approderà a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni unite che si terrà la prossima settimana, ma sorprendente. Oltre al presidente Hassan Rohani ci sarà Ahmad-Reza Dastgheib, vice-presidente del parlamento iraniano, e soprattutto Siamak Moreh Sedgh, che del parlamento iraniano è membro ed è ebreo (per tradizione alcuni seggi spettano alle minoranze: uno agli ebrei, tre ai cristiani). Sarà lui a tentare di aiutare Rohani a convincere il mondo che in Iran c’è stato un cambiamento reale. 

In Iran, assicura Sedgh, gli ebrei non hanno problemi di sicurezza: «Nessuno gira scortato, non c’è traccia di antisemitismo e le 15 sinagoghe di Teheran non sono mai state oggetto di attentati, come invece è successo a Parigi».

Da questa Assemblea generale Onu dipenderanno molte cose. Sono prevedibili azioni di contrasto in reazione ai tanti segnali di distensione. Ma nello scontro di civiltà che da anni attanaglia il pianeta è stata posta in campo una variabile inattesa e dai risvolti imprevedibili. Che suscita fondate speranze.

 

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