9 Dicembre 2014

Il Papa e la distinzione tra grazia e peccato

Il Papa e la distinzione tra grazia e peccato
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Foto Massimo Quattrucci

Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 4 dicembre, il Papa si è soffermato sul brano proposto dal Vangelo (nel quale la casa non fondata sulla roccia di Gesù viene spazzata via) per accennare alla vanità di quanti sono solo in «apparenza» cristiani, che si dicono tali ma non vivono di Gesù.

E ha accennato di aver incontrato gente che diceva: «Io sono di una famiglia molto cattolica; io sono membro di quella associazione e anche benefattore di quell’altra». Invece, secondo il Papa, la vera domanda da porre è: «Dimmi, la tua vita è fondata su Gesù? La tua speranza dov’è? Su quella roccia o su queste appartenenze?».

 

D’altra parte ci sono «tanti santi che abbiamo nel popolo di Dio (non necessariamente canonizzati, ma santi), tanti uomini e donne che portano la loro vita in Cristo, che mettono in pratica i comandamenti, mettono in pratica l’amore di Gesù». Tanti «santi della vita quotidiana», che mettono in pratica gli insegnamenti del Signore, che «non si pavoneggiano, ma fanno quello che possono». Così ha accennato ai bambini malati che offrono la loro sofferenza per la Chiesa, agli anziani soli che pregano, ai tanti sacerdoti che fanno con cuore il compito che Dio gli ha affidato.

 

Ma è importante anche l’aggiunta di Francesco: non si tratta di persone perfette, che a differenza delle prime non peccano,  dal momento che «peccatori, tutti lo siamo». La differenza è che quando «qualcuno di questi cristiani fa qualche peccato grave» poi si pente e chiede perdono.

«Questo è grande», ha commentato Francesco: avere «la capacità di chiedere perdono, di non confondere peccato con virtù; di sapere bene dove è la virtù e dove è il peccato». Anche da questo si comprende che sono cristiani «fondati sulla roccia e la roccia è Cristo: seguono il cammino di Gesù, seguono Lui».

 

Nota a margine. Tante cose belle in questa omelia del Papa, tra queste l’accenno alla capacità di distinguere tra la grazia e il peccato, una capacità che è dono gratuito del Signore e che si accompagna alla coscienza, meglio alla constatazione, di essere poveri peccatori.

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