29 Dicembre 2013

Il Papa e la fuga in Egitto

Il Papa e la fuga in Egitto
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Anche la santa Famiglia fu esule, in Egitto, come tanti oggi sperimentano in diversi luoghi del mondo, ha ricordato il Papa all’Angelus del 29 dicembre. E ha spiegato: «Gesù ha voluto appartenere ad una famiglia che ha sperimentato queste difficoltà, perché nessuno si senta escluso dalla vicinanza amorosa di Dio. La fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra che Dio è là dove l’uomo è in pericolo, là dove l’uomo soffre, là dove scappa, dove sperimenta il rifiuto e l’abbandono; ma Dio è anche là dove l’uomo sogna, spera di tornare in patria nella libertà, progetta e sceglie per la vita e la dignità sua e dei suoi familiari.

Quest’oggi il nostro sguardo sulla santa Famiglia si lascia attirare anche dalla semplicità della vita che essa conduce a Nazareth. E’ un esempio che fa tanto bene alle nostre famiglie, le aiuta a diventare sempre più comunità di amore e di riconciliazione, in cui si sperimenta la tenerezza, l’aiuto vicendevole, il perdono reciproco. Ricordiamo le tre parole-chiave per vivere in pace e gioia in famiglia: permesso, grazie, scusa. Quando in una famiglia non si è invadenti e si chiede “permesso”, quando in una famiglia non si è egoisti e si impara a dire “grazie”, e quando in una famiglia uno si accorge che ha fatto una cosa brutta e sa chiedere “scusa”, in quella famiglia c’è pace e c’è gioia».

 

Prima dell’Angelus, il portavoce della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha dato la notizia che il Segretario di Stato della Santa Sede, monsignor Pietro Parolin ed il Segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti, hanno incontrato una delegazione del governo di Damasco che ha recapitato in Vaticano un messaggio del Presidente Assad.

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