12 Giugno 2014

Il Papa, l'amore al prossimo e il realismo cristiano

Il Papa, l'amore al prossimo e il realismo cristiano
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Nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 12 giugno, il Papa si è soffermato sull’amore al prossimo. Uno dei criteri di questo amore, suggerito dal Vangelo odierno, è quello di fare accordi con il proprio avversario. Un criterio di «sano realismo», ha detto il Papa: «Se tu hai qualcosa contro un altro e non puoi sistemare, cercare una soluzione… ma mettetevi d’accordo, almeno; ma, mettiti d’accordo con il tuo avversario, mentre sei in cammino. Non sarà l’ideale, ma l’accordo è una cosa buona. È realismo».

Altro modo di esprimere tale amore è non parlare male del prossimo. Infatti, ha detto il Papa, il comandamento “non uccidere” si applica anche al nostro parlare, si può uccidere cioè in «un un’altra maniera: con le chiacchiere, con le calunnie, con la diffamazione». Non solo: «Oggi pensiamo che non uccidere il fratello sia non ammazzarlo, ma no: non ucciderlo è non insultarlo. L’insulto nasce dalla stessa radice del crimine: è la stessa. L’odio. Se tu non hai odio, e non ucciderai il tuo nemico, tuo fratello, non insultarlo nemmeno. Ma cercare insulti è un’abitudine molto comune tra noi». Infine il Papa ha accennato alla radice dell’amore al prossimo, che è l’essere figli di uno stesso Padre: «Se tu, se noi non dobbiamo uccidere il fratello è perché è fratello, cioè abbiamo lo stesso Padre. Io non posso andare dal Padre se non ho pace con il mio fratello». E riprendendo quanto Gesù dice nel Vangelo, ha affermato: «Non parlare con il Padre se non sei in pace con tuo fratello almeno con un accordo».

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