Gaza. La carestia e l'Anschluss della Cisgiordania
Tempo di lettura: 4 minuti“Adulti e bambini muoiono di fame a Gaza. Molti altri sono malnutriti o prossimi alla morte. È a questo punto che siamo arrivati. Il cerchio si chiude. Siamo parte di un crimine di proporzioni storiche che non può essere espiato. Ovunque chiederanno a noi e ai nostri figli: dov’eravate e cosa stavate facendo quando la guerra si è trasformata da un’operazione difensiva, iniziata come legittima risposta a un’invasione barbarica della nostra terra, a una campagna di vendetta selvaggia e sistematica contro la popolazione di Gaza?”. Inizia così un durissimo j’accuse di Uri Misgav pubblicato da Haaretz.
“[…] Ho cercato di ricordare quante ore della mia vita ho dedicato allo studio e alla memoria dell’Olocausto. Documenti, sirene, musei, lezioni a scuola, due viaggi in Polonia, film e convegni. Decine, forse centinaia di libri e articoli. Su tutti aleggiava un’unica grande domanda: come ha potuto la Germania fare questo; e come hanno potuto altre nazioni fare la stessa cosa nel corso della storia?”
“La risposta, in definitiva, è orribile e simile [a quanto accade ora]: inizia con un trauma nazionale o con un senso di minaccia esistenziale alimentata da un governo squilibrato. E incrementa per un senso di superiorità misto a vittimismo e frustrazione, da cui derivano il desiderio di vendetta, la disumanizzazione del nemico e un senso di impotenza”.
“Tutto ciò in parallelo a una guerra totale ai confini, così che l’opposizione o le proteste vengano tacciate di tradimento. Il cuore si indurisce. Le uccisioni diventano industrializzate, indiscriminate. I media guardano altrove. Il sistema legale sostiene il tutto e la democrazia viene abolita o diventa semplicemente un guscio vuoto. Molti ne sono soddisfatti, gli altri sono indifferenti o immersi nei loro problemi privati, o semplicemente impotenti, come me. È sempre così che accade. E ora è successo a noi”.
Nell’articolo anche un cenno al nuovo blocco che si è formato alla Knesset (il parlamento israeliano) denominato “Riviera di Gaza”, che chiede esplicitamente lo sfollamento dei palestinesi. Il nome riprende l’improvvida iniziativa lanciata da Trump, che in realtà sperava di usare tale spauracchio per spingere i Paesi arabi a muoversi per proporre un’alternativa all’annessione di Gaza.
Infatti, fu accolta con frustrazione da quanti oggi la lodano; ma ora, come era prevedibile, è usata da Netanyahu e soci, con Trump alle corde che incassa senza fiatare (ormai punta solo sul cessate il fuoco, ritenendo di non poter far altro: oggi il suo uomo, Witkoff, è a Roma per la ripresa dei negoziati… pallida speranza).
Al di là della digressione, e tornando alla nota di Misgav, nel riferire del convegno dei “jihadisti ebrei”, come definisce i sostenitori della “Riviera di Gaza”, commenta: “Nessuna Riviera verrà mai costruita a Gaza. Un giorno, forse, sulle sue rovine sorgerà uno Yad Vashem palestinese“.
E rammenta le profezie di tanti intellettuali israeliani che hanno allarmato sul fatto “che la combinazione tra nazionalismo ebraico, vittimismo ebraico e fondamentalismo ebraico ci avrebbe condotto alla rovina”.
Rovina morale per Israele, tragedia immane i palestinesi sui quali questa perversa deriva si è scatenata senza argini, come dimostra anche la carestia indotta a Gaza. Alex de Waal, un’autorità del settore, ha spiegato come Israele impedisca all’Onu di inviare in loco i suoi esperti per evitare che raccolga dati e dichiari ufficialmente lo status di carestia. D’altronde, chiosa de Waal, “nascondere la carestia è uno strumento di quanti la creano”.
Morte lenta, quella per fame, ma accelerata per i bambini, spiega de Waal. Infatti, essi sono più vulnerabili a causa “dell’interazione tra malnutrizione e infezioni” causate dalla stessa malnutrizione, che gli impediscono di elaborare o digerire correttamente il cibo. “È la disidratazione che ne consegue e l’effetto combinato di malnutrizione e malattie che fa morire la maggior parte di essi”.
Dei filmati delle condizioni in cui versano i palestinesi, che hanno inondato il web, ne scrive Gideon Levy, su Haaretz: “Sono immagini che ricordano i sopravvissuti ai campi di concentramento, immagini dell’Olocausto […]. Scheletri di neonati e bambini, vivi e morti, le cui ossa sporgono dal tessuto adiposo ormai svanito o dai muscoli avvizziti, con occhi e bocche spalancati, gli sguardi inespressivi”.
“Giacciono sui pavimenti degli ospedali, nudi su letti o trasportati su carretti trainati da asini. Sono immagini infernali. In Israele, molti rigettano queste foto, dubitando della loro veridicità. Altri esprimono gioia e orgoglio nel vedere quei bambini affamati. Sì, siamo arrivati anche a questo”.
“Trasformare la fame indotta in un’arma che gli israeliani accolgono come legittima e accettabile, sostenendola apertamente o riservandogli un’agghiacciante indifferenza, è la fase più demoniaca raggiunta finora nella guerra che Israele ha lanciato contro la Striscia di Gaza“.
“Bisogna interiorizzare questa cosa e vedere la continuazione della guerra in tale prospettiva. Così come Israele beneficia delle morti violente, trae vantaggi anche dalla fame che uccide […]. Solo così sarà possibile trasformare Gaza in un luogo invivibile, solo così i suoi abitanti se ne andranno ‘volontariamente’, prima verso la città ‘umanitaria’ e da lì in Libia, o Dio solo sa dove”.
“Questa fame indotta ha trasformato questa guerra nella più orribile delle guerre israeliane, certamente la più criminale”, conclude. “[…] C’è solo una cosa peggiore della fame indotta: l’indifferenza con cui viene accolta in Israele, a un’ora e mezza di macchina dal luogo in cui un altro bambino, Yussef al-Safadi, è morto mercoledì. La sua famiglia non è riuscita a trovare qualcosa che sostituisse il latte. Mentre lui moriva, Canale 12 trasmetteva un programma di cucina che ha goduto di un grande audience”…
Ieri la Knesset ha approvato a larghissima maggioranza una mozione non vincolante per l’annessione della Cisgiordania. Hamas, gli ostaggi, non c’entrano nulla con tutto ciò. In geopolitica ha un nome specifico: espansionismo. In questo caso diretto verso una terra che si ritiene parte della propria nazione. Anche qui un infausto ricordo del passato: Anschluss.
Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.



