3 Novembre 2025

Gideon Levy e il fascismo che abita Israele

di Davide Malacaria
Gideon Levy e il fascismo che abita Israele
Tempo di lettura: 4 minuti

Da quando è entrata in vigore la tregua a Gaza, e fino al 28 ottobre, Israele l’ha violata 107 volte, uccidendo 226 persone, di cui 97 bambini, e ferendone altre 594 (alcune o molte di queste periranno). Non solo, gli accordi stabilivano che Israele avrebbe consentito l’ingresso di 600 camion di aiuti al giorno, invece la media giornaliera è stata di soli 145 veicoli, così che la fame continua ad affligere i residenti e gli ospedali continuano a scarseggiare di farmaci e attrezzature sanitarie, con tragiche conseguenze per i degenti.

Full list of Israel's ceasefire violations in Gaza

Tutto ciò avviene nel silenzio degli Stati Uniti, che pure si sono fatti garanti della tregua, e degli altri Paesi occidentali che hanno derubricato il genocidio dei palestinesi a un passato che non merita più attenzione, neanche quella di facciata accordata in precedenza. Tutto sopito, tutto sottaciuto.

L’unica problematica relativa a Gaza alla quale gli States dedicano la loro attenzione pubblica è il recupero dei corpi degli ostaggi. Evidentemente anche da defunti gli israeliani hanno un valore imparagonabile rispetto a quello dei palestinesi, vivi o morti che siano.

Né i media di Tel Aviv, a parte rarissime eccezioni, lamentano questo interminabile stillicidio. Tutta la loro attenzione è focalizzata sul ritorno dei corpi dei defunti e sulle querelle politiche interne: il braccio di ferro tra governo e Haredi, che vogliono continuare a eludere la leva e chiedono la cancellazione della legge che gliela impone (si troverà un compromesso); inoltre, tanta altra attenzione è assorbita dalle manovre di Netanyahu per accentrare ancora più potere su di sé.

La “zona di interesse” (citazione del film premio Oscar) dell’opinione pubblica israeliana, a parte eccezioni che confermano la regola, è tutta qui. Né in tale zona di interesse rientrano i raid dei coloni in Cisgiordania, sempre più frequenti e violenti grazie anche al sostegno dell’esercito, che continuano a seminare terrore e morte.

Se ci soffermiamo sul compatto disinteresse dell’opinione pubblica israeliana per le sofferenze dei palestinesi è anche perché tale convergenza si registra anche in ambito politico, come denuncia Gideon Levy che, su Haaretz, descrive la deriva fascista del potere politico israeliano e, più in generale, del sionismo.

We Israelis Are All Itamar Ben-Gvir

Il cronista di Haaretz prende spunto dalla richiesta di Yair Lapid, il più importante leader dell’opposizione, di togliere il diritto di voto a quanti rifiutano il servizio militare, per stigmatizzare: “Né a Sparta né nella super-Sparta avrebbero mai osato prendere in considerazione una misura così militarista”.

“[…] Secondo Lapid solo il servizio militare può garantire ai cittadini di godere dei diritti fondamentali. Se non uccidete i bambini di Gaza, cari israeliani, Lapid vi toglierà la tessera elettorale. La gente, martoriata e ormai segnata da anni di governo di Benjamin Netanyahu, adesso dovrebbe guardare a una figura come questa come a una speranza per qualcosa di diverso”…

Né Levy risparmia un altro leader dell’opposizione, Naftali Bennet, che ha messo in guardia gli israeliani dall’asserita minaccia costituita dai beduini del Negev, allarme condito da richiami al 7 ottobre, ormai immancabili.

“Per Bennett, non meno che per Ben-Gvir [l’ex terrorista al governo ndr.], questa terra è riservata solo agli ebrei. I beduini, alcuni dei quali furono espulsi nel Negev scacciandoli da altre zone di Israele, non sono figli di questa terra. Rappresentano una minaccia da contenere. Ma il Negev è loro non meno di quanto appartenga a Bennett o ai bravi cittadini di Omer. Il Negev è ciò che resta di quanto abbiamo lasciato loro dopo averli espropriati delle loro terre, aver distrutto il tessuto delle loro vite e averli imprigionati in recinti in cui regna la povertà”.

Ben-Gvir to Bring Far-right Settler, Once Jailed for Spying on the Israeli Army, to U.S. Delegation

“[…] Bennett, come Lapid, è una figura oscura. Entrambi credono che i diritti siano concessi dalla bontà d’animo dello Stato come dono o ricompensa per quella che (ai loro occhi) rappresenta una buona condotta. Questo è fascismo allo stato puro e Lieberman [altro leader dell’opposizione ndr.], il fascista più veterano dei tre, si unirà a essi con entusiasmo. Anche lui è favorevole a negare il diritto di voto a quanti non hanno contribuito a combattere la guerra e a commettere i crimini connessi. Anche lui considera i beduini ospiti indesiderati in questo Paese”.

“La somiglianza fascista tra coalizione di governo e opposizione non è casuale. Si chiama sionismo. Nel 2025 non si può più sostenere questa ideologia nazionale senza essere fascisti o militaristi. È ormai l’essenza del sionismo. Forse è stato così fin dall’inizio e l’onestà impone di ammetterlo”.

“Netanyahu e Bennett, Ben-Gvir e Lapid sono sionisti come quasi tutti gli israeliani. Quando si tratta della terra, credono nella supremazia ebraica e nella menzogna di uno stato ebraico e democratico. Il fascismo è l’inevitabile conseguenza di tutto questo. Non è più possibile essere sionisti senza essere fascisti”.

 

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