Israele: la Super Sparta che vive di spada
Tempo di lettura: 4 minuti“Penso che questa sia una guerra psicotica”, scrive Uri Misgav su Haaretz. “Una guerra che Israele e gli Stati Uniti hanno iniziato sotto la guida di due psicopatici. Vanitosi, narcisisti, disconnessi. Sono immersi fino al collo in guai politici e legali. Guidano i due governi più fondamentalisti e antidemocratici della storia dei loro Paesi. E hanno la faccia tosta di predicare la democrazia altrove”.
“L’America è entrata in questa guerra con un Segretario della Difesa che preferisce essere chiamato ‘Segretario della Guerra’, un evangelista che quando arriva al lavoro puzza di alcool, tatuato con croci crociate associate all’estrema destra, sospettato di molestie sessuali e che prima di essere nominato faceva il commentatore in un programma mattutino di Fox News”.
“Israele ci è entrata con un Ministero della Difesa guidato da un agente del Likud che non ha nessuna esperienza in materia di sicurezza né alcuna influenza al di fuori del suo partito. Gli ordini vengono eseguiti da obbedienti comandanti tecnocratici, dediti all’esercizio di un potere illimitato e privi di qualsiasi orizzonte strategico”.
“Al momento, si tratta di una guerra facile, basata su bombardamenti effettuati attraverso corridoi aerei liberi, da alta quota, con aerei che non si imbattattono quasi mai nel fuoco della contraerea o in jet nemici. O attraverso i bombardamenti dei missili da crociera americani, che a volte colpiscono impianti di desalinizzazione o una scuola femminile. La carne da macello sono gli israeliani e la popolazione degli Stati del Golfo, come anche il popolo iraniano, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro Benjamin Netanyahu stanno incoraggiando perché sostituisca il regime degli ayatollah mentre viene selvaggiamente bombardato e funestato da una pioggia nera causata dall’attacco ai depositi di petrolio” di Teheran.
“Poi ci sono un milione di libanesi a cui è stato nuovamente ordinato di evacuare le proprie case o che hanno semplicemente avuto la sfortuna di vivere a Beirut. Tutto ciò dovrebbe dare origine a un ‘cambiamento del volto del Medio Oriente per generazioni'”…
“Questa è una guerra senza obiettivi definiti o piani preordinati e, se ce ne sono, vengono cambiati quotidianamente a seconda dei capricci di Trump. Lui, almeno, parla con i media ogni giorno. Netanyahu non è apparso in pubblico né ha risposto alle domande di (veri) giornalisti dall’inizio della guerra”. Parla, infatti, per video pre-registrati e tramite indiscrezioni filtrati ai media dai membri del suo ufficio, come accenna il cronista.
Quindi Misgav ricorda la guerra di Gaza, meglio il genocidio di Gaza, che si era appena conclusa – per Israele non certo per i palestinesi, ancora afflitti da restrizioni criminali e dalle bombe – che Tel Aviv ha ripreso la spada in mano, stavolta contro l’Iran e il Libano.
“E di nuovo siamo nei rifugi”, prosegue Misgav. “E Trump chiede la grazia [per Netanyahu] e il capo di stato maggiore dell’IDF Eyal Zamir chiede ‘pazienza’ e gli ex generali Yaakov Amidror e Dedi Simchi dicono a nome di Netanyahu che non è un grande problema se restiamo nei rifugi fino a Pesach o fino al prossimo Purim. E miliardi di dollari vengono convogliati nell’esercito, agli ultra-ortodossi e ai coloni e presto finiremo per impantanarci nel fango libanese. Ho un nome per questa guerra: gli psicopatici ruggenti”.
Così Misgav dà voce a quanti, in Israele, iniziano a dar segni di cedimento per la follia nella quale sono stati trascinati con l’operazione “Leone ruggente” (definizione che ironicamente richiama la Lettera di Pietro in cui allerta che “il diavolo, come leone ruggente, va in giro cercando chi divorare”).
Di tale stanchezza riferisce un altro articolo di Haaretz, firmato da Yasmine Levy, in cui si riporta l’intervista di una cittadina di Tel Aviv, Hila Tov, al canale TV Kan 11. Così la Levy: “Per un breve istante, le parole ‘accordi diplomatici’ e ‘pace’ sono riecheggiate su uno schermo di quello che troppo spesso sembra il regno di Sparta. ‘Non si vive di spada’, ha detto la Tov. ‘È una invenzione folle di estremisti che propugnano senza sosta una vita di spada. Non è una realtà in cui si può, o si dovrebbe, vivere'”.
L’accenno a Sparta è puntuale. Richiama, infatti, quanto enfaticamente prospettato da Netanyahu lo scorso settembre, quando ha dichiarato che Israele è la nuova Sparta, anzi la “Super Sparta“. Un’identificazione alquanto scivolosa per un premier israeliano dal momento che la storia ricorda come Hitler nutrisse un’ammirazione smisurata per Sparta, tanto da farne un modello educativo per le “scuole d’élite del Terzo Reich”.
Lo rievoca uno studio della Cambridge University, che rammenta il testo su Sparta usato in tali scuole intitolato: “La lotta per la vita di una razza ariana superiore”. “Negli Istituti Educativi Nazionalpolitici (“NaPoLa”), i ragazzi venivano incoraggiati a identificarsi con i giovani spartani al fine di promuovere virtù cardinali come il coraggio incondizionato e la prontezza al sacrificio in guerra”.
Il premier di un Paese nato dagli orrori del nazismo dovrebbe essere forse più prudente nelle sue esternazioni e contrapporre la razionalita alla follia che ha infierito sul suo popolo. Purtroppo da tempo in Israele la prudenza ha lasciato il posto al ruggito e la razionalità alla psicosi bellica.
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