31 Dicembre 2025

L'asserito attacco a Novgorod: il silenzio assordante dell'Occidente

di Davide Malacaria
L'asserito attacco a Novgorod: il silenzio assordante dell'Occidente
Tempo di lettura: 4 minuti

La querelle sull’attacco alla residenza di Putin a Novgorod, negato da Zelensky, non potrebbe essere più importante data la posta in gioco. Eppure tutto è lasciato nell’ambiguità, alle interpretazioni giornalistiche, che in Occidente hanno dato vita a una corale che riecheggia il diniego ucraino: è tutta un’invenzione di Putin per far deragliare i negoziati di pace.

Nessuna voce ufficiale si è levata per confermare o smentire, a parte Trump che di fatto ha accreditato quanto gli ha detto Putin nel corso di una conversazione telefonica, anche se ha aggiunto che l’America avrebbe verificato.

Un silenzio paradossale: la Nato, nonché le intelligence Usa e britannica, che monitorano a tutti i livelli l’Ucraina, sanno perfettamente se l’attacco c’è stato o meno. E di certo ne hanno riferito ai loro leader. E nessuno parla.

Nel silenzio, le forzature usuali della propaganda di guerra, come ad esempio quella della Reuters, rilanciata un po’ da tutti, sull’intervista dell’ambasciatore Usa alla Nato Matthew Whitaker, che avrebbe “messo in dubbio” le denunce dei russi. In realtà, l’ambasciatore si è limitato a dire che “non è chiaro” quanto avvenuto rimandando la querelle a una verifica dell’intelligence occidentale.

L’unica indiscrezione di alto profilo è arrivata dalla Francia, dove una asserita fonte, ovviamente anonima, vicina a Macron ha confidato ai media che “non ci sono elementi sufficienti a corroborare l’accusa di Mosca”. Indiscrezione che di fatto mina la recente apertura del presidente francese volta ad avviare un dialogo con Putin.

Al di là del particolare, resta la domanda sul silenzio tombale, almeno al momento, dei leader occidentali. Una risposta banale è che nessun leader europeo si arrischia a dare una smentita che potrebbe essere a sua volta smentita dagli Stati Uniti.

Si riproporrebbe cioè l’antipatico conflitto verbale che ha visto di recente protagonista il direttore nazionale dell’intelligence Usa Tulsi Gabbard, che ha smentito seccamente la Reuters che aveva riferito come l’intelligence Usa avesse allarmato gli alleati sui piani russi per conquistare tutta l’Ucraina e parte dell’Europa. Smentita alla quale aveva aggiunto la denuncia delle manovre Ue e Nato per alimentare il conflitto e coinvolgere in esso il suo Paese.

Ma perché l’intelligence Usa, al momento, resta silente? Certo, una smentita dei russi farebbe crollare il negoziato, a tutto nocumento di quanto ha fatto e vuole fare Trump. E, però, se l’infondatezza delle accuse russe fosse conclamata, l’Europa le avrebbe denunciate, non dovendo temere le smentite di cui sopra.

E se, invece, gli Usa avessero prove dell’attacco? Smentire Zelensky, che si è speso tanto per denunciare le menzogne russe, sarebbe un’arma a doppio taglio. Da una parte, l’umiliazione di Zelensky, colto in fragrante a raccontar bugie, potrebbe renderlo meno ostico alle pressioni di Trump sulla fine del conflitto.

Dall’altra, però, rischierebbe renderlo del tutto inaffidabile (anche ufficialmente), cioè non sarebbe più un partner col quale poter intrattenere trattative serie, vanificando ogni possibilità, almeno a breve, di raggiungere un accordo.

Ma il silenzio Usa sulla versione di Mosca potrebbe spiegarsi anche con un’altra ragione, convergente da quella succitata. Dettagliando la tempistica dell’asserito attacco, l’ex analista della Cia Larry Johnson deduce che, se c’è stato, cosa che ritiene veritiera, è avvenuto mentre Zelensky s’intratteneva con Trump a Mar-a-Lago.

Ma, nel caso, è stato Zelensky a ordinarlo? “Ne dubito”, scrive. “Credo che sia stato ordinato ed eseguito dall’intelligence ucraina, con l’assistenza almeno dei servizi segreti britannici, per sabotare i colloqui e danneggiare Zelensky”. Quindi, dopo aver accennato al fatto che in realtà l’attacco non mirava a uccidere Putin, che da anni vive al Cremlino per evitare tale eventualità, spiega: “I funzionari ucraini che hanno ordinato l’attacco erano più intenzionati a mettere in imbarazzo Zelensky che a uccidere Putin”.

“Credo che questo sia un ulteriore segnale che Zelensky ha i giorni contati”, conclude, “perché i suoi oppositori in Ucraina, incoraggiati dagli agenti dell’intelligence occidentale, sembrano manovrare per sostituirlo e continuare la guerra. Nel fine settimana è arrivata la notizia che il generale Zaluzhny, a Londra da oltre un anno come apparente ambasciatore ucraino nel Regno Unito, tornerà a Kiev alla fine di questa settimana. I pezzi degli scacchi di questa replica di Game of Thrones  si stanno muovendo”. Se gli Usa accreditassero ufficialmente la versione russa potrebbero facilitare tali manovre.

Johnson non è l’unico a ritenere veritiera la versione russa. Dello stesso avviso, ad esempio, l’ex consigliere di Zelensky Oleksiy Arestovich. Se lo citiamo è perché questi spiega che in realtà l’attacco non era diretto solo contro la residenza di Putin.

Il complesso di Novgorod, infatti, è una “struttura speciale della Federazione Russa, progettata per comandare le forze armate russe in caso di guerra nucleare. Quindi, in termini di importanza, è come se qualcuno avesse attaccato l’Air Force One, l’aereo presidenziale degli Stati Uniti”.

Se i russi avessero denunciato tale particolare, oltre a una sgradita pubblicizzazione di un segreto di Stato (di certo noto alle fonti ufficiali, ma non ai media), si sarebbero ritrovati in una situazione imbarazzante. Secondo la dottrina nucleare russa un attacco del genere richiederebbe giocoforza una risposta nucleare. Tale dottrina è pubblica: impossibile che chi ha ordinato tale attacco, sempre se avvenuto, ignorasse tale particolare. Da cui l’ulteriore follia.

In attesa della risposta militare dei russi, i quali peraltro hanno dichiarato che dopo l’accaduto non tratteranno più con Kiev ma solo con Washington, Zelensky ha alzato la posta dichiarando che gli Usa stanno valutando l’invio in Ucraina di una forza di pace americana, cosa che Trump ha sempre negato e che Mosca percepirebbe come l’inizio della terza guerra mondiale.

Una boutade per prendere tempo. Secondo Arestovich, Zelensky e la Ue stanno “cercando di trascinare i negoziati” fino alle le elezioni di medio termine, nelle quali Trump perderà. Se avverrà, come probabile, si aprirebbe una nuova fase, ancora più pericolosa.

A tutti i lettori: Buon anno…?

 

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