12 Ottobre 2023

Haaretz: resa dei conti con Hamas non con tutta Gaza

Gaza sotto le bombe, gli Usa cercano di frenare la sete di vendetta di Israele, che da ieri ha un governo di unità nazionale. Restano gli interrogativi sugli allarmi ignorati
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“A Gaza vivono degli esseri umani. In questo momento è difficile anche solo accennare a questo dato di fatto. Quando il discorso sugli ‘animali’ arriva addirittura dal ministro della Difesa, più che esperto, e diventa il tema predominante nelle strade e negli studi televisivi, è difficile parlare degli abitanti di Gaza come esseri umani”. Così inizia un articolo di Gideon Levy su Haaretz.

Il dramma della popolazione di Gaza

“La verità è che ‘animali’ non è nemmeno un termine appropriato per i crimini commessi sabato dagli invasori di Hamas”, continua Levy, “nessun animale commette atti di ferocia simili. Tuttavia, Gaza ospita più di due milioni di persone, circa la metà delle quali discendenti di rifugiati, un aspetto che dovrebbe essere tenuto presente anche adesso, nonostante la drammaticità del momento […] La resa dei conti deve essere con Hamas, non con tutti gli abitanti di Gaza“.

Riportiamo l’incipit di un articolo del New York Times di ieri: “Gli attacchi aerei israeliani hanno raso al suolo le moschee sopra le teste dei fedeli. Almeno due ospedali e due centri gestiti dalla Mezzaluna Rossa Palestinese sono stati colpiti. Lo stesso vale per due scuole gestite dall’agenzia delle Nazioni Unite che aiuta i rifugiati palestinesi”.

“Gli aerei da combattimento e l’artiglieria israeliani hanno colpito insistentemente obiettivi a Gaza nel corso degli anni come parte del conflitto di lunga data tra palestinesi e Israele. Ma fin dal primo giorno di questa nuova guerra, i residenti di Gaza e le autorità sanitarie hanno affermato che questa volta gli attacchi hanno colpito indiscriminatamente strutture che in passato non erano state prese di mira, come scuole, ospedali e moschee”.

“Pochi avvertimenti prima degli attacchi, dicono gli abitanti di Gaza, e intere famiglie sono state uccise nelle loro case, secondo il Ministero della Sanità di Gaza”. Questo ministero aggiunto “che da sabato sono state colpite almeno nove ambulanze”.

Prigione a cielo aperto dal 2007, come annotava Amira Haas, da Gaza non si può più uscire perché Israele ha bloccato tutte le vie di accesso e tagliato acqua, energia e carburante, che saranno ripristinate sono dopo la liberazione degli ostaggi, come ha dichiarato il portavoce dell’esercito.

Ricordiamo, en passant, come i terroristi di al Qaeda tagliarono l’acqua alla città di Aleppo durante il regime-change siriano, con i bambini costretti a bere dalle pozzanghere, cosa che a Gaza non potranno fare perché piovono troppe bombe.

La giusta rabbia israeliana per il barbaro eccidio non deve far dimenticare, come scrive Levy, che a Gaza vivono uomini, donne e bambini innocenti come quelli uccisi nel raid di Hamas. Persone che non possono costringere Hamas a rilasciare gli ostaggi, dal momento che sono prigionieri anche loro, di Hamas e dello Stato israeliano, da lungo tempo.

Peraltro, in questa temperie più che drammatica, c’è chi getta sempre nuova benzina sul fuoco. La narrativa dei bambini uccisi e decapitati nell’attacco di Hamas non ha fondamento, come ha riferito il portavoce dell’esercito israeliano (Anadolu), eppure ieri campeggiava su tutti i media, anche perché ne ha parlato esplicitamente il presidente degli Stati Uniti, con una dichiarazione poi ritrattata (al Arabya).

Come avverte un altro articolo del New York Times tante informazioni false e fuorvianti stanno circolando in questi giorni, “aggiungendo confusione e inganno in un momento già caotico”. Ciò serve solo ad alimentare ulteriore odio.

Gli USA chiedono una risposta proporzionata

All’invito USA a una risposta “proporzionata” pervenuto a Tel Aviv nei primi giorni di guerra, oggi si sono aggiunte le sollecitazioni di Biden perché rispetti il diritto di guerra. In parallelo, si segnala una svolta in Israele, dove si è instaurato un governo di unità nazionale che, secondo Yedioth Ahronoth, vede l’ingresso nella stanza dei bottoni di “teste più lucide”, citando in particolare gli ex generali Benny Gantz e Gadi Eizenkot. Ciò non impedirà una nuova mattanza di Gaza, ma potrebbe attutirne la portata e frenare le pressioni volte a spingere la Forza anche altrove.

Anche Haaretz, più che critico verso il governo, ha salutato la novità con soddisfazione, perché “la nave dello Stato non sarà più guidata esclusivamente da coloro che hanno portato il paese nella situazione più precaria mai registrata dalla sua fondazione”. E perché allontana dalla stanza dei bottoni “estremisti messianici pericolosi come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich”.

“Ma non basta”, aggiunge. “Una nazione che sa badare a se stessa spingerebbe queste persone ai margini della società. Anche ieri, il ministro della Sicurezza nazionale [Ben Gvir, rimasto comunque al suo posto ndr] ha continuato a incitare alla guerra civile perché per lui ciò che sta accadendo è solo un’opportunità per promuovere i suoi sogni di una seconda Nakba“. Cioè l’espulsione di tutti i palestinesi dai territori rivendicati dalla Grande Israele.

Non solo in Israele, anche nel resto del mondo dovrebbero prevalere le teste più lucide. Di ieri, ad esempio, l’ennesima dichiarazione fuori registro del senatore americano Lindsey Graham, secondo il quale siamo nell’ambito di una “guerra religiosa”, considerazione alla quale ha aggiunto l’invito a “radere al suolo Gaza” (oltre due milioni di morti… un invito esplicito al genocidio: andrebbe perseguito, se esistesse una giustizia).

Purtroppo, la parola resta alle armi. In questo momento non c’è nessuno spazio per un cessate il fuoco né per trattative. Troppo l’orrore seminato da Hamas, troppa la rabbia in Israele, né è prevedibile che Hamas ceda alle pressioni. La prospettiva più ottimistica indica che le vittime a Gaza si conteranno nell’ordine delle decine di migliaia. Gli imprevisti sono tanti e forieri di catastrofi a più ampio spettro, anche globale.

Intanto, di ieri l’ammissione che la Difesa israeliana aveva ricevuto rapporti di intelligence su un attacco imminente da parte di Hamas, ai quali, però, non hanno dato eccessivo peso (Yedioth Ahronoth). Ma la questione non può essere liquidata così facilmente, anche perché la segnalazione dell’intelligence israeliana arrivava in parallelo all’avvertimento del capo dell’intelligence egiziana sulla preparazione di qualcosa di insolito e “terribile” (Yedioth Ahronoth). Quanto avvenuto urge maggiori approfondimenti, troppe le domande su come sia stato possibile una cosa tanto impossibile.

 

 

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