30 Dicembre 2025

Trump - Netanyahu: l'inutile incontro e le minacce all'Iran

di Davide Malacaria
Trump - Netanyahu: l'inutile incontro e le minacce all'Iran
Tempo di lettura: 4 minuti

L’incontro tra Netanyahu e Trump ha fatto notizia più che altro per la boutade di quest’ultimo, secondo il quale il presidente israeliano Isaac Herzog era pronto a dare la grazia al premier israeliano sotto inchiesta e per la subitanea smentita di Herzog.

Per il resto, non sembra ci siano novità di rilievo, al di là delle usuali quanto, al momento, aleatorie minacce trumpiane: contro Hamas, contro Hezbollah e contro l’Iran. Nulla è trapelato di ufficiale sull’inizio della fase due del cosiddetto cessate il fuoco (mentre i palestinesi continuano a morire di stenti inflitti); né sull’eventuale arrivo della forza di stabilizzazione arabo-islamica; né sulla tempistica e sulle modalità del disarmo di Hamas o altro riguardante Gaza.

L’unica indicazione di rilievo la riferisce Axios: “Trump e i suoi principali collaboratori hanno chiesto a Netanyahu di cambiare politica nella Cisgiordania occupata”. Una sollecitazione che difficilmente avrà un seguito.

Trump, top aides asked Netanyahu to change policy in occupied West Bank

La vacuità dell’incontro è fotografata da un articolo di Jonathan Lis su Haaretz, nel quale si annota che, “sebbene a Trump siano state poste domande sull’attualità, le sue risposte sono state evasive […] Il presidente ha ripetutamente liquidato i giornalisti con un “ne riparleremo”, lasciando intendere che le parti non hanno realmente la stessa opinione sugli affari correnti”. Divergenze, scrive Lis, sulle quali i due si confrontano “a porte chiuse”.

Insomma, al di là della querelle su un’eventuale ripresa dei bombardamenti in grande stile su Gaza e in Libano, possibili ma anche no dato il logoramento dell’IDF e della società israeliana, l’unica novità sono le rinnovate minacce all’Iran, che giungono attese dal momento che era noto che Netanyahu avrebbe provato a trascinare Trump in una nuova guerra contro Teheran, per la quale ha una vera e propria ossessione.

Ossessione immortalata da un titolo di Haaretz pubblicato in costanza del recente attacco contro Teheran: “Senza l’Iran, non c’è Netanyahu. È ossessionato e Israele ne è rimasto travolto”. Sottotitolo: “Come l’ossessivo capitano Achab di Melville, Netanyahu ha lanciato la guerra contro l’Iran come parte di una folle missione personale”.

Without Iran, There's No Netanyahu. He's Obsessed, and Israel Has Been Swept Up in It

La sparata di Trump, che apparentemente sembrava accondiscendere a tale ossessione, ha innescato la legittima reazione delle autorità iraniane, ma meno puntuta di altre volte, segno che non gli hanno dato eccessivo peso, anche perché sono consapevoli da tempo del pericolo.

Ma una rinnovata guerra contro Teheran presenta difficoltà. Così titola il Timesofisrael: “Tra le minacce di un nuovo scontro con l’Iran, gli esperti avvertono che le difese missilistiche potrebbero non essere pronte”. Sottotitolo: “Con Teheran che sta ricostruendo il suo arsenale e le scorte di intercettori statunitensi esaurite e lente a rifornirsi, gli analisti affermano che un’altra guerra potrebbe rivelarsi una sfida più grande per il fronte interno di Israele”.

Per comprendere meglio le difficoltà di un tale attacco riprendiamo quanto annotava William Schryver in un articolo pubbicato sul sito del Ron Paul Institute nel luglio scorso, dedicato all’ultimo scontro Tel Aviv – Teheran.

US/Israel Versus Iran – Round One

Dopo la prima fase, cioè l’attacco a sorpresa di Israele che avrebbe dovuto decapitare la leadership politica e militare iraniana e innescare una rivolta popolare, non andato a segno nonostante abbia conseguito alcuni successi,
“il primo contrattacco iraniano contro Israele (14 giugno) è iniziato con alcune centinaia di droni e missili da crociera subsonici relativamente antiquati, la cui missione primaria era di assorbire in modalità massiva le riserve missilistiche aria-aria e dell’Iron Dome”.

“Le Forze di Difesa israeliane affermano che gli iraniani hanno lanciato oltre 200 missili balistici il 14 giugno. Credo che sia probabilmente un’esagerazione. Ma, in ogni caso, per la stragrande maggioranza si trattava di vecchi missili iraniani e di droni costruiti appositamente”.

“La mia impressione è che il 14 giugno non più di una trentina di attacchi siano stati effettuati tramite missili balistici iraniani di ultima generazione. La maggior parte, se non tutti, ne sono usciti indenni [dalle difese israeliane]. Nella settimana successiva (15-21 giugno), oltre a continuare gli attacchi con i droni, l’Iran ha lanciato in media circa 25 missili balistici al giorno (sempre secondo le IDF)”.

“A quel punto, nei circoli analitici israeliani e occidentali sono iniziate a circolare notizie secondo cui le difese aeree statunitensi e israeliane erano state gravemente danneggiate e si stavano dimostrando molto meno efficaci di quanto pubblicizzato”.

“I missili anti-balistici THAAD, SM-3 e SM-6 statunitensi basati a terra, quelli lanciati dalle navi statunitensi nel Mediterraneo orientale e gli intercettori missilistici anti-balistici Arrow israeliani venivano utilizzati a un ritmo vertiginoso, ma riuscivano a intercettare che pochi, se non nessuno, delle poche decine di missili balistici di livello superiore lanciati dall’Iran”.

“Il 22 giugno ha avuto luogo un vasto contrattacco iraniano, che ha coinvolto circa 100 missili balistici”.

“A questo punto della battaglia, l’Iron Dome era stato notevolmente degradato e in molti casi era superato persino dai lenti droni iraniani. Il THAAD era praticamente scomparso e i sistemi Arrow israeliani registravano molteplici ‘malfunzionamenti’ mentre altri (in base a quanto mostravano le prove video OSINT) sembravano sparare utilizzando schemi di fuoco quasi frenetici contro le salve di missili ipersonici iraniani”.

“Una mezza dozzina o più di missili israeliani venivano lanciati senza successo contro ogni singolo missile iraniani in arrivo, che però li superavano per dirigersi verso i loro obiettivi con la loro superficie al plasma che brillava con intensità nel cielo notturno”.

“Quando il 24 giugno venne concordato un cessate il fuoco, le capacità delle difese aeree sia israeliane che americane erano quasi esaurite, mentre gli iraniani avevano appena iniziato a impiegare un numero modesto ma crescente di missili d’attacco di fascia alta, straordinariamente potenti”.

“Non c’è dubbio che gli iraniani abbiano accolto con favore un cessate il fuoco che gli permetteva di riprendere fiato e riorganizzare le proprie difese. Ma erano gli israeliani, di gran lunga, i più disperati nel tentativo di arginare l’ondata degli eventi”.

 

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