5 Settembre 2026

Ucraina: di sparatorie, intrighi e iniziative di pace

Per trovare una quadra gli Usa stanno puntando di nuovo sul loro cavallo, Kyrylo Budanov, ex Capo del GUR ed attualmente capo dell'Ufficio di gabinetto di Zelensky, l'antagonista principale del presidente ucraino.
di Davide Malacaria
Ucraina: di sparatorie, intrighi e iniziative di pace
Tempo di lettura: 4 minuti

La guerra tra Russia e Ucraina s’interseca con il conflitto che sta dilaniando Kiev e che vede contrapposte, a livello più basso, le due intelligence: la SBU, la sicurezza interna, e quella militare, la GUR. Un conflitto sfociato in una sparatoria tra il personale delle opposte agenzie consumato nella capitale ucraina ripreso dai media internazionali.

Dall’inizio della guerra l’Ucraina è preda di lotte intestine, con le contrapposizioni politiche che spesso si declinano in inchieste mirate o assassini. Nulla di nuovo sotto il sole, accade un po’ dappertutto, solo che qui avviene su larga scala, quotidianamente e con una brutalità più marcata.

Così la sparatoria tra intelligence contrapposte potrebbe essere derubricata all’irrilevanza, un altro scontro di potere interno, se non che s’intreccia indissolubilmente con un’iniziativa più alta, volta a portare alla risoluzione del conflitto e che ha nella prossima visita del duo Witkoff-Kushner a Mosca e Kiev la punta dell’iceberg.

Infatti, per trovare una quadra alla guerra gli Stati Uniti stanno puntando di nuovo sul loro cavallo, Kyrylo Budanov, ex Capo del GUR ed attualmente capo dell’Ufficio di gabinetto di Zelensky, l’antagonista principale del presidente ucraino, con cui da tempo consuma una lotta segreta all’ultimo quartiere.

Da tempo l’amministrazione Trump punta su Budanov, l’uomo della CIA a Kiev, per tentare di forzare la pace, ma senza esito. Zelensky e la rete di potere interna sostenuta dalla Gran Bretagna e da parte dei democratici americani sono sempre riusciti a limitarne lo spazio di manovra, peraltro indissolubilmente legato all’attenzione che oltreoceano presta al dossier ucraino (con i relativi stop and go).

After Fighting Russia Fiercely, He Wants to Forge Ukraine’s Path to Peace

Il recente rilancio dei negoziati da parte dell’amministrazione Trump ha riattivato la carta Budanov. E suscitato la reazione della parte contrapposta. Così veniamo alla sparatoria. Questa, come spiega Strana, è legata alla vicenda di Stepan Kaplunov, vicecomandante del Corpo dei Volontari Russi, che il 23 agosto era stato sequestrato dagli agenti della SBU.

 The shadow of a new blackout, the battle between Budanov and Poklad, and the reactive threat from Russia. Results

L’accusa era la solita: spionaggio a favore della Russia. Ma l’obiettivo era più alto del solito, arrivare a trascinare in qualche modo nel tradimento Budanov, come ha rivelato lo stesso Kaplunov in un video successivo alla sua liberazione, avvenuta a seguito della sparatoria.

Infatti, questi, dopo esser stato rapito, portato in un luogo segreto, torturato e minacciato di morte, per salvarsi la vita aveva confessato di lavorare per la Russia. Ottenuta la confessione in via riservata, la SBU contava di passare alla fase due, quella pubblica. Da cui il trasferimento del prigioniero presso la sua abitazione allo scopo di effettuare una perquisizione ufficiale, in cui presumibilmente sarebbero dovute emergere ulteriori prove contro di lui e, ipotizziamo non senza motivo, contro Budanov.

Ma ad attenderli hanno trovato gli uomini della GUR, da cui la sparatoria e la liberazione di Kaplunov, che ora è tenuto al sicuro in una località segreta. La vicenda ha avuto una coda alquanto singolare: ieri il quartier generale della SBU è stato attaccato da un drone russo (o simil-russo), che ha colpito l’ufficio del capo dell’Agenzia, e acerrimo rivale di Budanov, Oleksandr Poklad (gli uffici erano deserti, essendo stati trasferiti altrove da tempo).

Abbiamo accennato all’attacco simil-russo perché Ctrana nota che potrebbe trattarsi anche di un questione interna: una ritorsione della GUR per il tentativo di colpire Budanov o, seconda ipotesi, un finto attacco della stessa SBU per “distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal conflitto con il GUR e concentrarla sul tentato omicidio di Poklad, insabbiando e ‘oscurando’ così lo scandalo legato al conflitto tra i servizi segreti ucraini”.

Se riportiamo l’articolo è anche per un particolare di notevole interesse, cioè la spiegazione sul drone usato nell’attacco, i cui resti, se analizzati, dovrebbero indicare senza ombra di dubbio la paternità dell’aggressione, se cioè siano stati i russi o meno.

Ed ecco la chicca: in realtà, tale analisi non darebbe risposte certe. Infatti, scrive Strana, “il drone potrebbe effettivamente essere di origine russa, ma i servizi segreti ucraini possiedono molti velivoli di questo tipo”. Una rivelazione che interpella su tante cose, a iniziare dai fantasmatici droni russi usati per attaccare gli aeroporti europei (peraltro, se droni simil-russi li hanno gli ucraini, li hanno anche altri…).

Al di là della digressione, resta la spy story Kaplunov e tutto il contorno (Budanov, Poklad, Zelensky, GUR, SBU…). Un intrigo niente male di cui abbiamo omesso parti meno importanti, ma ottime per un triller. Questo garbuglio spiega meglio di altro il clima che si respira in Ucraina e le difficoltà che deve superare l’amministrazione Trump per imporre a Kiev una soluzione del conflitto che ponga fine alla mattanza del popolo ucraino.

E spiega perché il Capo della Cia John Racliffe sia volato a Mosca il 25 agosto: serve uno stretto coordinamento per aiutare l’uomo della CIA Budanov a superare gli ostacoli sul suo cammino (la tempistica, peraltro, interpella: è avvenuta due giorni dopo il rapimento di Kaplunov).

Quanto a Budanov, di ieri un articolo del New York Times nel quale elogiava la disposizione dello stesso per trovare una soluzione al conflitto. E riportava quanto ha dichiarato in un’intervista rilasciata una settimana fa a un media di Kiev: “Sono pronto a qualsiasi passo che ponga fine alla guerra, se le condizioni saranno accettabili per l’Ucraina”.

Nessuna illusione, ma alimenta le speranze e conferma la dichiarazione di Putin che, interpellato se ci sia una possibilità per la pace, ha risposto: “Una possibilità c’è“. Non a breve, si può ragionevolmente aggiungere.