9 Luglio 2018

Corno d'Africa: fiorisce la pace

Corno d'Africa: fiorisce la pace
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Corno d’Africa: Etiopia ed Eritrea fanno la pace. Il presidente etiope Abiy Ahmed si è recato ad Asmara, dove ha incontrato Isaias Afwerki per siglare un accordo che chiude il ventennale conflitto tra i due Paesi.

La lunga guerra è finita

Un conflitto aperto nel 1998, a sei anni dalla dichiarazione di indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, e durato due anni, con decine di migliaia di morti. Ma che è proseguito sottotraccia per altri 16 anni, dato che non si è mai formalmente chiuso.

La svolta è avvenuta dopo la vittoria di Ahmed alle ultime elezioni etiopi: subito, al suo insediamento del 2 aprile scorso, ha detto di voler chiudere la guerra. Detto fatto: in pochi mesi, è riuscito dove molti hanno fallito.

Uomo delle mediazioni, Ahmed si è presentato come l’unificatore della nazione, scossa dalla conflittualità interna causata da anni di egemonia tigrina sulle altre genti, in particolare gli Oromo e gli Ahmara, etnie che insieme sono maggioranza, ma la cui divisione impediva un’opposizione concertata che il nuovo presidente, e altri, hanno saputo unificare.

Aperta una nuova stagione interna, con la pacificazione tra Adis Abeba e Asmara, Amhed apre ora una nuova stagione del Corno d’Africa, simbolizzata nell’abbraccio con Isaias Afwerki, la cui fama di oscuro dittatore ha emarginato lui e il suo popolo dal consesso internazionale per decenni.

In realtà, come tutte le etichette, anche la fama che circonda Afwerki va collocata nella giusta dimensione, considerando che guida un Paese sotto durissimo assedio e costretto a serrare le fila, con le conseguenze del caso.

Peraltro la sua opposizione ad Adis Abeba, che godeva del favore dell’Occidente perché considerata baluardo d’ordine del Corno D’Africa, faceva sì che nei confronti del governo eritreo si usasse meno bonomia rispetto ad altri stati dittatoriali africani, ben più duri.

Ma al di là degli interna corporis di Eritrea ed Etiopia (peraltro in passato il governo di quest’ultima non gettava certo fiori ai suoi oppositori, vedi la Repubblica), resta questo abbraccio che passerà alla storia.

Come se anche sul Corno d’Africa abbia iniziato a spirare il vento benigno che, seppur contrastato con durezza, soffia in Estremo Oriente, in particolare sulla penisola coreana.

La pax del Corno d’Africa e l’Europa

Poco ripreso dai media, questo passo ha invece grande significato. Al di là di quelli ovvi che interessano i due popoli, che possono godere di un nuovo inizio, gli sviluppi potrebbero essere di grande interesse per l’Europa.

Non solo perché la pace favorisce scambi commerciali altri dal mercato delle armi, ma anche perché può frenare il flusso migratorio proveniente da quell’area.

Da questo punto di vista, per le forze cosiddette populiste-sovraniste, questo sviluppo dovrebbe essere salutato con la simpatia del caso. Sarebbe anche un modo per ovviare alle accuse di razzismo che gli piovono addosso più o meno giustamente.

Per i professionisti dell’umanitarismo, invece, può essere d’esempio di come le difficoltà africane possono essere affrontate in modo altro che con le sole, costose, navi-soccorso di Soros.

Aiutare veramente l’Africa, investendo sulle seppur povere risorse locali invece che sui trafficanti di migranti (che lucrano sull’emergenza umanitaria), costa meno e dà al Continente dimenticato un respiro e una speranza che nessuna nave-soccorso può offrire.

Nel nostro piccolo segniamo questa data come storica, come è delle date che segnano una svolta positiva, seppur piccola, nella tormentata recente storia mondiale.

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