1 Aprile 2014

Veronese, Il sogno di Sant'Elena

Veronese, Il sogno di Sant'Elena
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È l’anno di Paolo Veronese, il 2014. Una mostra è in corso alla National Gallery di Londra. E dal 5 luglio ne aprirà una ancora più grande al Palazzo della Gran Guardia nella sua Verona. Come per tutti gli artisti un po’ disimpegnati intellettualmente, a Veronese si presta in genere un’attenzione relativa. Lo si elogia, lo si guarda con ammirazione, ma in fondo lo si tratta un po’ con la mano sinistra. Invece Veronese con la sua disinvoltura, a volte ai limiti della sfacciataggine, sa arrivare ad immagini che non si dimenticano. Una di queste è il Sogno di Sant’Elena, un grande quadro custodito proprio alla National Gallery di Londra e realizzato intorno al 1570.

La costruzione è davvero sorprendente: vi si vede una bella signora in costume veneziano del suo tempo, seduta su una di quelle panche che nei palazzi antichi venivano sistemate ai lati delle finestre. È seduta, anzi si è addormentata, con il braccio appoggiato al davanzale che regge il volto e la gamba destra che maggior comodità è allungata sulla panca opposta. La finestra ha una dimensione enorme, e incornicia con i suoi stipiti di marmo un cielo solfureo che sembra riflettere i toni cangianti del vestito. Dall’alto scende la visione che è oggetto del sogno di Elena: la Croce con l’indicazione del luogo dove era stata sepolta.

Il seguito della storia è noto. La croce ritrovata sarebbe diventato il segno grazie al quale il figlio di Elena, Costantino, avrebbe battuto Massenzio e conquistato l’impero. Ma qui siamo solo al primo atto, e Veronese davvero non sembra molto condizionato dal sapore “epocale” che suddetta vicenda avrebbe assunto. Così ambienta tutto, con assoluta nonchalance, nella Venezia del suo tempo, in un clima di pacifica e tranquilla normalità. Sembra quasi che Veronese abbia dipinto un dettaglio che l’aveva affascinato della magnifica vita veneziana di quel tempo, e poi gli avesse quasi appiccicato sopra il tema. Probabile che la dinamica delle cose sia andata davvero così, e che per Veronese dipingere un quadro a soggetto sacro non comportasse un impegno mentale diverso dal dipingere un’allegoria o un ritratto. Ma proprio in questa sua disinvolta naturalezza sta la sorprendente simpatia che ancor oggi suscita. Nel sonno rilassato di Elena non c’è spazio per incubi o cattivi presagi. Tutto le arriva facile e nel modo meno faticoso che ci sia. La pittura per Veronese funziona sempre allo stesso modo: scorre senza sforzi particolari, senza pedanterie, prendendosi tutto lo spazio e le libertà che gli vengono concessi. In questo è davvero il pittore meno ansiogeno che ci sia.

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