29 Novembre 2025

Gerusalemme est, la polizia contro la recita dei bambini

di Davide Malacaria
Gerusalemme est, la polizia contro la recita dei bambini
Tempo di lettura: 3 minuti

Ripubblichiamo integralmente, cosa che facciamo molto più che raramente ma ci sembrava d’obbligo, un articolo di Hanin Majadli pubblicato su Haaretz del 28 novembre, nel quale la cronista commenta il raid della Sicurezza israeliana in un teatro di Gerusalemme nel quale alcuni bambini palestinesi stavano preparandosi a una recita. 

La capacità di provare rabbia ci è stata prosciugata dopo due anni di genocidio, durante il quale siamo stati ridotti al silenzio dalla mano pesante degli arresti e delle umiliazioni e da altri metodi adottati propri dei regimi più oscuri. Come possiamo arrabbiarci per la routine quotidiana dell’occupazione quando ci è stato negato il diritto di arrabbiarci per il più grande crimine?

Dopotutto, persone come noi, cittadini palestinesi di Israele, conoscono il significato di “tenersi tutto dentro”. Lo facciamo da così tanto tempo che potremmo tenere seminari pratici sulla moderazione. Forse è questo che ci ha resi così educati, forse questo trattenersi avrà come conseguenza una lunga vita, chissà. Ma una cosa è chiara: ci è difficile, davvero difficile, arrabbiarci.

Ma poi ho visto il filmato del violento raid della polizia, decisamente fascista, al Teatro El-Hakawati di Gerusalemme Est questa settimana. Mostra bambini bellissimi ed emozionati, vestiti in costume, che trattengono il respiro mentre si preparano a salire sul palco. Improvvisamente, la banda di teppisti di Itamar Ben-Gvir irrompe urlando, come se avesse scoperto il nascondiglio di una “cellula terroristica”.

Nel loro mondo contorto, questi ragazzi sono dei “piccoli terroristi”, quindi la crudeltà della polizia è adeguata alla situazione, come una mano in un guanto, naturale e giustificata. “Hai sentito cosa dico? Hai sentito? Cinque minuti, tutti fuori di qui!” gridano, e con questo, il mondo è capovolto.

Un attimo prima, i bambini, emozionati e felici, stavano per prendere parte a uno spettacolo intitolato “Sogni sotto l’olivo”. Urlano: “Portateli fuori, vi dico, portateli fuori!” e inseguono bambini di 5, 7 e 10 anni vestiti con i costumi di uno spettacolo che non verrà mai rappresentato. È stato inghiottito dal dramma ben più orribile del fascismo israeliano.

Quel momento sarà quasi certamente il primo trauma personale che quei bambini subiscono per mano di Israele e degli israeliani. Non avranno bisogno di libri di testo per imprimere nei loro cuori chi li spaventa e chi li caccia.

Gli israeliani hanno sempre sostenuto – e questa è stata una delle principali affermazioni contro i palestinesi – che le scuole palestinesi “insegnano l’odio” nei confronti dello Stato di Israele e degli israeliani.

Ma le vere lezioni vengono dalla scuola di vita: la polizia che urla ai propri padri, i soldati che sparano ai propri fratelli, lo Stato che invia i suoi esecutori a distruggere un piccolo sogno proprio mentre sta per realizzarsi su di un palco a Gerusalemme Est.

Forse ingiustamente, non posso fare a meno di collegare l’incidente dei bambini spaventati nel teatro di Gerusalemme Est a un video pubblicato qualche giorno fa, in cui Yotam Zimri e Gadi Taub siedono e parlano con abissale serietà di come nemmeno la “denazificazione” aiuterà i palestinesi. È così che ci vedono.

Ecco quanto è penetrata in profondità questa disumanizzazione. I due pensano di fare delle rivelazioni sui palestinesi, sulla “nazificazione” dei palestinesi, ma in realtà stanno rivelando la loro oscura fantasia di “rieducare” un intero popolo.

Se gli israeliani insistono a vivere in questa fantasia di denazificazione dovrebbero chiedersi perché dovrebbe essere indirizzata contro le vittime. Dopotutto, la denazificazione dovrebbe essere diretta verso chi commette il crimine, non verso la vittima.

Ma in un Paese che da anni confonde vittime e carnefici questa logica suona naturale quanto trattare i bambini piccoli alle prese con uno show come una cellula terroristica.

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