9 Settembre 2026

Trump chiama Putin (e non Zelensky)

Kiev è rimasta ferma nel suo rifiuto di accedere a un negoziato, da cui la distanza con Washington. D'altronde tale rigetto è evidente dalle dichiarazioni di Zelensky, attualmente concentrate sulla richiesta di difese aeree, in particolare Patriot.
di Davide Malacaria
Trump chiama Putin (e non Zelensky)
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La notizia della telefonata di Trump a Putin in realtà ne nasconde anche un’altra: non ha chiamato Zelensky, smentendo tutte le anticipazioni che davano per certo che, ricevuto il rapporto sulla visita di Witkoff e Kushner a Kiev e Mosca, il presidente americano avrebbe contattato sia l’uno che l’altro. E anche se decidesse di telefonargli stasera o domani, il ritardo risulterebbe comunque significativo (atto dovuto, obtorto collo).

Ciò segnala che Kiev è rimasta ferma nel suo rifiuto di accedere a un negoziato, da cui la distanza con Washington. D’altronde tale rigetto è evidente dalle dichiarazioni di Zelensky, attualmente concentrate sulla richiesta di difese aeree, in particolare Patriot.

Richiesta che gli stolidi rappresentanti dei Paesi europei hanno accolto, destinando parte dei 90 miliardi di euro (90 miliardi…) concessi in prestito a Kiev all’acquisto di Patriot americani, rimpinguando in tal modo il complesso militar-industriale Usa con soldi che avrebbero dovuto essere investiti nel mercato delle armi europee.

Al di là dell’attivismo dei guerrafondai europei, va sottolineato che Trump e Putin hanno parlato per un’ora e affrontato tematiche più o meno usuali: concordare sulla necessità di porre fine la guerra, di ripristinare le relazioni bilaterali, ribadire che l’idea di un’aggressione russa all’Europa è una bufala etc. Insomma, nulla di nuovo, anche se Rubio, oltre a rilanciare la possibilità di una ripresa dei negoziati, ha parlato di “nuove idee” per la risoluzione del conflitto.

Ma nel report del Cremlino colpisce quanto segue: nel corso della telefonata, Putin ha fornito “un’analisi obiettiva e approfondita degli sviluppi attuali dell’operazione militare speciale, insieme alla nostra visione dei progressi complessivi sul campo di battaglia e al raggiungimento degli obiettivi dell’operazione”. E Trump ha ascoltato diligente, d’altronde sono stati un’ora al telefono.

Comment by Aide to the President Yury Ushakov following Vladimir Putin’s telephone conversation with US President Donald Trump

Se evidenziamo questo passaggio è perché Zelensky, interpellato da Axios, ha dichiarato che nel corso dell’inverno potrebbe aprirsi un’opportunità per i negoziati. Tempistica che si rinviene anche su un titolo dell’agenzia russa Ria novosti: “Una fonte più che attendibile: ‘Questo inverno in Ucraina si verificheranno eventi decisivi'”.

Zelensky to Axios: U.S. exploring Russia-Ukraine winter de-escalation steps

L’idea implicita nel passaggio della conversazione Trump-Putin e negli accenni riferiti successivamente è che la Russia, continuando a spingere sull’acceleratore nella sua campagna militare, così da degradare in maniera significativa sia le forze al fronte che le infrastrutture ucraine, potrebbe piegare la leadership ucraina a porre fine all’inutile mattanza.

Un processo che potrebbe essere favorito dalle lotte intestine che dilaniano la dirigenza ucraina. Uno scontro al calor bianco che ha fatto un’altra vittima eccellente: il procuratore generale Ruslan Kravchenko, fedelissimo di Zelensky, si è dimesso, dopo una lunga resistenza, perché inseguito da un’inchiesta delle agenzie anti-corruzione NABU e SAP.

Tale carica, scrive Strana, è “importante per due motivi. Anzitutto, è il centro di comando di tutte le forze dell’ordine ancora sotto il controllo del presidente: l’Ufficio Investigativo Statale, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e la polizia. Gli investigatori di questi uffici non possono compiere alcun passo senza l’approvazione del procuratore […]. In secondo luogo, solo il Procuratore Generale può emettere atti d’accusa contro membri del parlamento”.

Is NABU forcing Zelensky to make concessions to Russia regarding the terms of ending the war?

Colpo ferale, dunque, per Zelensky, che però lo può parare sostituendo il dimissionario con un altro fedelissimo o innalzando al suo posto l’attuale vice, altro fedelissimo. E, però, è vero quel che sottolinea Strana: il fatto che Zelensky non sia riuscito a difendere l’ennesimo fedelissimo lo fa apparire sempre più debole. E quanti si stringono attorno a lui per interesse e per cercarne la protezione potrebbero iniziare a guardarsi intorno, se già non lo stanno facendo.

Detto questo, secondo Strana, quanti sperano che NABU e SAP siano manovrati dall’amministrazione Trump, che se ne servirebbe per piegare Kiev alle ragioni della pace, sono fuori strada.

Infatti, in precedenza tali uffici “erano protetti dal partito Democratico statunitense e, dopo la sconfitta dei Democratici alla Casa Bianca del 2025, sono sotto la tutela dell’UE e del Regno Unito. Il loro obiettivo è quello di utilizzare la NABU e la SAP per costringere Zelenskyy a cedere il controllo effettivo delle forze dell’ordine e dei processi politici a forze esterne” [e, se non cede, insediare un nuovo burattino ndr.].

“Per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti della guerra e le condizioni per la sua fine”, le posizione delle fazioni ucraine che sostengono le agenzie anti-corruzione sono “totalmente determinate da quelle dell’Europa e del partito Democratico statunitense. E, a giudicare da numerosi segnali, la posizione attuale di questi è quella di continuare la guerra, ritenendo che prolungare la guerra in Ucraina sia vantaggioso per gli europei, sostenendo che altrimenti Putin attaccherà l’Europa”.

“Tuttavia” conclude ragionevolmente Strana, “il fatto che Trump non sia l’iniziatore o l’organizzatore degli attacchi contro Zelenskyy non significa che il presidente degli Stati Uniti e i suoi negoziatori non possano tentare di sfruttare la situazione a proprio vantaggio”, cioè per tentare di chiudere il conflitto.

Detto ciò, la prevedibile vittoria dei Democratici alle midterm, per i motivi suddetti, potrebbe complicare le cose. Tali i fattori in gioco, sviluppi da seguire.

 

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