Kushner e Witkoff in Russia e Ucraina. Nulla di fatto, ma è un passo
Tempo di lettura: 3 minutiLa visita del duo Kushner-Witkoff a Mosca e a Kiev, la prima volta che sbarcano sul suolo ucraino, ha prodotto quel che poteva produrre, più o meno nulla. Per assicurarsi che nulla poteva accadere, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno inviato a Kiev i rispettivi Consiglieri della sicurezza nazionale, che hanno evitato che Zelensky indulgesse in qualche cedimento.
D’altronde, lo scopo della visita, nonostante le dichiarazioni di Trump sulle possibilità del negoziato, era quello di rilanciare la diplomazia, riavviare un processo da tempo in sonno, per evitare che il sonno si traducesse in collasso.
Ciò darà modo a Trump di brandire il suo impegno per la pace in Ucraina ed evitare che, durante la campagna elettorale delle Midterm, gli si imputi l’ennesimo fallimento/tradimento delle promesse elettorali. E di continuare a tenere aperto il filo di dialogo con Mosca, che gli interessa preservare per tanti motivi. Oltre ai tanti alquanto prosaici, quello nobile di evitare che il conflitto si evolva in guerra termonucleare. Peraltro, alcuni media prevedono che, dopo il rapporto di Kushner e Witkoff, telefonerà a Putin e Zelensky.
Fin qui i risultati di immagine. L’unico esito concreto è che la diplomazia è tornata in auge, cosa che comunque ha una sua utilità, sia per eludere che certe escalation causino disastri fuori registro, sia perché, quando ci saranno le condizioni, ciò può dare il via a negoziati veri e propri.
Certo, Trump magari proverà a forzare la mano, e forse potrebbe spuntare qualcosa in più in vista delle elezioni, ma troppe le complicazioni per illudersi su un esito a breve. Ma se si riuscirà a trovare almeno un accordo sulla fine degli attacchi a lungo raggio degli ucraini sul territorio russo in cambio della fine degli attacchi russi contro le centrali energetiche e i porti ucraini sarebbe già un successo.
D’altronde, quella ucraina è una guerra mondiale, con la Nato e i suoi partner che hanno sostenuto Kiev in tutti i modi. E come le due guerre mondiali precedenti finirà quando una delle parti, cioè l’Ucraina e i suoi sponsor, accetteranno la sconfitta, cosa che ad oggi solo Trump può fare con tranquillità avendo sempre specificato che questo conflitto non è suo, ma la stupida “guerra di Biden”. Quindi, concluderlo sarebbe per lui una vittoria.
La scala globale della guerra è il motivo per cui Putin e i ministri del suo governo da sempre sottolineano che nelle trattative occorre affrontare e risolvere le cause profonde del conflitto. Un’insistenza che, a quanto pare, è stata infine recepita dagli Stati Uniti. In tal senso vanno lette le dichiarazioni di Jared Kushner, il quale, ha affermato che Trump non sta cercando semplicemente di porre fine alla guerra, ma di giungere a una pace duratura.
Ci vorrà tempo. Secondo il capo dello staff di Zelensky Kyrylo Budanov, l’uomo di Kiev più propenso a negoziare la pace, l’opportunità per chiudere il conflitto si potrebbe presentare nella primavera del 2027, al termine della campagna invernale russa. Ciò perché, secondo Budanov, Mosca tenterà di usare il “generale inverno” – in combinato disposto con droni, missili e bombe – per prostrare l’Ucraina e convincerla alla resa.
Ipotesi plausibile, con tante incognite. Oltre a dover superare le pulsioni guerrafondaie della leadership della Ue, le iniziative di pace dovranno affrontare anche il sentiment di gran parte dei politici del partito democratico americano verso il conflitto ucraino. Se a novembre i dem vinceranno le elezioni, com’è probabile che accada, le iniziative di pace di Trump potrebbero incontrare ostacoli ancora più seri di quelli attuali.

