26 Settembre 2013

La svolta di Rohani: l'Olocausto è stato un crimine

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Continua a stupire Hassan Rohani: dopo il discorso tenuto all’Onu, nel quale ha mostrato al mondo il volto dialogante dell’Iran, si è concesso ai media americani, prendendo ancora più marcatamente le distanze dal suo arcigno predecessore. E parlando dell’Olocausto ha detto: «Qualsiasi crimine sia stato commesso contro l’umanità, compreso quello perpetrato dai nazisti nei confronti degli ebrei, come dei non ebrei, è deprecabile e da condannare». 

Reazioni in patria, dove l’agenzia Fars, legata ai pasdaran, ha smussato la portata delle dichiarazioni accusando i media Usa di aver manipolato la traduzione. Ma Rohani ha confermato tutto, ribadendo: «I nazisti hanno commesso un massacro che non può essere negato». Anche all’esterno non sono mancate reazioni di contrasto, con il premier israeliano Netanyahu che lo ha accusato di ipocrisia. Ma Netanyahu è solo una voce degli ebrei. Altri ebrei invece guardano con interesse a quanto sta accadendo in Iran. È il caso di Elie Wiesel, che in materia di Olocausto gode di un’autorità indiscussa, il quale, pur tra mille cautele e sospetti, ha detto in un’intervista a Maurizio Molinari della Stampa.: «Non è abbastanza, ma si tratta di un buon inizio». 

Il riconoscimento dello sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti è stato il fulcro delle controversie tra Iran e Israele, e non solo, per anni. Ci vorrà tempo perché certe fratture possano essere sanate. Ma l’Occidente deve aiutare l’Iran, anche per aiutare Rohani a superare resistenze interne ancora forti.

Ma al di là delle incognite future, piace usare per l’Iran di Rohani uno slogan – ripreso da una canzone – che abbiamo usato per accennare alla nuova stagione che si è aperta nella Chiesa cattolica con papa Francesco: todo cambia.

 

 

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