30 Dicembre 2015

Siria: successi veri e presunti contro il terrorismo

Siria: successi veri e presunti contro il terrorismo
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Il Dipartimento di Stato Usa ha diramato un comunicato nel quale spiega di aver ucciso dieci dirigenti dell’Isis, due dei quali legati agli attentatori del Bataclan. Un’operazione riuscita grazie a un notevole lavoro di intelligence che avrebbe portato a individuare ed eliminare gli obiettivi. Un grido di vittoria, quello del Dipartimento di Stato americano, peraltro non verificabile, che serve anche a ripulire l’immagine appannata di una campagna militare altamente deficitaria. Resta comunque il mistero di un’intelligence in grado di individuare tra i tanti un singolo jihadista ma incapace di dare una qualche informazione utile sulle interminabili colonne di autocisterne che trasportano il petrolio dell’Isis in Turchia.

 

Il propagandato successo Usa può avere più di una spiegazione. In particolare sembra essere una sorta di risposta al recente successo russo, che pochi giorni fa aveva dato notizia dell’eliminazione di Zahran Alloush, il capo di una delle milizie jihadiste più potenti della Siria, Jaysh al islam, e punto di riferimento di varie altre milizie. Un modo come un altro per dire al mondo che non sono solo i russi a fare la guerra al terrorismo. Una questione di immagine, alla quale gli americani tengono molto.

 

Della morte di Alloush abbiamo dato notizia (alla quale rimandiamo), ma serve integrare: come detto aveva costituito il suo feudo a Sud di Damasco, era figura carismatica e difficilmente rimpiazzabile, tanto che si ipotizza una disgregazione del suo gruppo. Infine era legato a filo doppio all’Arabia Saudita, dove il padre predica l’islam wahabita e dalla quale riceveva armi moderne (tra le quali i micidiali missili anti-carro Tow) e lauti finanziamenti.

 

La morte di Alloush ha gettato nella costernazione il direttore esecutivo di Human Watch Rigths, celebre organismo umanitario. In un tweet Kenneth Roth ne deplora la morte, spiegando che con la sua uccisione Damasco vuol far scegliere al mondo tra Assad e l’Isis. In altre parole era una figura moderata che combatteva il terrorismo. Una narrazione che abita anche un articolo di Anne Barnard sul New York Times, nel quale si dipinge il personaggio come fiero oppositore del Califfato. Sì, era un po’ estremista, racconta la cronista, ma «dopo aver incontrato di recente dei funzionari americani aveva ammorbidito il tono» (cenno invero interessante, in particolare per la fonte).

 

La sua fazione aveva partecipato all’incontro delle milizie jihadiste tenutosi recentemente a Ryad, nel quale i sauditi hanno chiamato a raccolta i loro affiliati siriani per coinvolgerli nel processo di pace. Infatti l’esercito di Alloush, scrive la Barnard, aveva manifestato «l’interesse di prendere parte alla politica».

 

Nella nota precedente, alla quale abbiamo rimandato, abbiamo pubblicato una foto di Alloush in giacca e cravatta, pronto a scendere in campo in politica, e una sua foto meno accattivante, nella quale parla con il gagliardetto dell’Isis in bella mostra.

C’è da aggiungere altro: la polizia di Damasco lo arresta nel 2009, ma nel 2011 lo libera su richiesta della Lega araba che aveva chiesto ad Assad un gesto di disponibilità per favorire un dialogo con l’opposizione. Particolare che indica l’importanza del personaggio. Da allora Alloush inizia la sua guerra al soldo dei sauditi.

 

Un rapporto di provenienza libanese pubblicato oggi sulla Stampa da Paolo Mastrolilli ci dà informazioni sulla consistenza del personaggio: «a lui facevano capo 64 battaglioni, per un totale di 15.000 uomini, dislocati in buona parte del Paese». Tra le varie amenità descritte nel rapporto, si legge che «c’era lui dietro la strage di Adra del 2013, in cui furono uccisi decine di alawiti, cristiani, drusi e ismaeliti [in realtà un po’ più di decine ndr.]».

 

Chi volesse leggere la storia del massacro di Adra, perpetrata da questo “ribelle moderato” pianto dal direttore di una delle organizzazioni umanitarie più importanti del mondo, può leggere un articolo corredato da tre video, al quale rimandiamo.

Ma quella di Alloush è solo una delle tante storie di questa sporca guerra, intrisa di sangue, orrore e disinformazione.

 

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