16 Luglio 2013

Verdetto Zimmerman Il caso non è ancora chiuso

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Manifestazioni di protesta in tutta l’America per l’assoluzione di George Zimmerman, la guardia giurata che nel febbraio 2012 aveva ucciso a sangue freddo il diciassettenne di colore Trayvon Martin. I giudici hanno accolto la sua tesi difensiva fondata sulla legittima difesa, ma il popolo afroamericano parla di omicidio razzista e, adesso, anche di sentenza razzista. Da qui le proteste, che stanno mettendo in difficoltà, ancora una volta, Obama. Il presidente Usa non può prendere posizione sulla vicenda, stretto tra obblighi istituzionali ed esigenze di giustizia, così si è limitato a dire che la sentenza è stata emessa e va rispettata. 

C’è la possibilità che questa possa essere impugnata a livello federale, se provata la causale razzista dell’omicidio – cosa finora non accaduta -, ma siamo a livello di ipotesi. Clima teso, che può portare sgradevoli sorprese.

 

Le proteste americane fanno il paio con quasi analoga vicenda italiana, causata dagli insulti razzisti di Calderoli al ministro dell’Integrazione Kyenge, paragonato a un orango.

L’epiteto zoologico dell’ex ministro per la semplificazione fa il paio con gli insulti di un altro leghista, Salvini, rivolti al Capo dello Stato. Quest’ultimo aveva espresso indignazione per l’esternazione calderoniana vedendosi intimare il silenzio dal probo leghista.

Anche Letta ha sostenuto uno scontro sul tema: ha chiesto a Maroni provvedimenti contro il leghista oranghista, minacciando in caso contrario guerra totale – anche sull’Expo di Milano, al momento targata Lega – sentendosi rispondere picche.

Insomma, nella Lega sale il climax razzista, dopo che, all’indomani della visita di Francesco a Lampedusa, l’altro leghista di lungo corso, Erminio Boso, ebbe a dire: «Sono contento se affonda un barcone». 

È chiaro che la Lega in affanno di consensi punta sulla xenofobia – annunciata una manifestazione sull’immigrazione a breve -. Lo ha fatto altre volte, solleticando la pancia del suo elettorato di riferimento. Il punto è che un tempo, Umberto Bossi, da astuto navigante della politica, avendo altre frecce nella sua faretra, sapeva anche placare e attutire prima di giungere a un punto di non ritorno. Maroni non sembra avere la stessa duttilità e si limita a cavalcare le onde. Se queste porteranno tempesta non è dato, al momento, di sapere.

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